Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Balla Linda”

“Lucio Battisti”, il primo album della discografia del cantautore di Poggio Bustone, uscì il 5 marzo del 1969. Lo ripercorriamo canzone per canzone.

Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Balla Linda”

Dato che il lato A del 45 giri uscito il 29 aprile 1968, “Prigioniero del mondo” (di Mogol e Carlo Donida) era andato male, si decise di promuovere il lato B, “Balla Linda”, alla Parata di Primavera, al Cantagiro e al Festivalbar. E andò meglio, molto meglio, grazie a quel ritornello battuto che entra subito e invita alla danza, e a quella strofa malinconica in cui il protagonista rimpiange una donna che non ha. Confermando una tendenza iniziata con “Luisa Rossi”, e che continuerà a lungo, il nuovo 45 giri portava avanti un discorso unico. Se “Prigioniero del mondo” cantava la disperazione d’essere prigioniero di una donna che non ha il coraggio di prendere e andare, “Balla Linda”, con la sua delicata psichedelia, conferma il drammatico contrasto interiore venuto alla luce con “Era”: Linda, donna naturale e spontanea, forse non così bella, è spensierata (“ridi sempre”), separa sentimenti e sesso (“non parli mai d’amore”), è sincera (“però non sai mentire mai”), non fa promesse (“tu non dici / che resti insieme a me”), ma è sempre presente (“però non mi abbandoni mai”), si dona spontaneamente senza secondi fini meschini (“mi dai quel che puoi / non fai come lei, no, non fai come lei, / tu non prendi tutto quello che vuoi”), è così pura che la sua danza pare quasi già un ricordo della metafora della leggerezza del vivere, coniata da quel Nietzsche che si ergerà prepotente a nume tutelare degli album del 72-74.

Che volere di più? Eppure, ci son quel paio di notazioni

Occhi azzurri belli come i suoi

Linda, forse non li hai

e

Bella sempre, dolce come lei

Linda, forse tu non sei

che unite alla generale e sottile malinconia delle strofe fan pensare che il protagonista rimpianga proprio lei, l’angelo del focolare, la Dolce di giorno che lo tiene Prigioniero del mondo, la donna della Tradizione e di un rapporto tra i sessi innaturale, di dominazione reciproca. Assurdo. E, infatti, anche la struttura della canzone è rivoltata: prima il ritornello, poi la strofa.

“Balla Linda”, primo capolavoro inciso in prima persona da Lucio, fu un successo colossale. Non solo perché ad agosto arrivò al numero 17 in Hit Parade, vendendo 100.000 copie. Ma anche perché nel ‘69 divenne un successo internazionale, grazie agli americani Grassroots che la ribattezzarono “Bella Linda” e la portarono nella Top Ten inglese e tra i primi 30 in Usa.

Renzo Stefanel

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Il testo è tratto, per gentile concessione dell’autore, dal libro “Ma c’è qualcosa che non scordo”. In vendita qui e qui, è stato il primo studio che ha preso in esame tutti i testi che Mogol ha scritto per le canzoni composte da Lucio Battisti. Rispetto a quella del 2007, questa nuova edizione è riveduta, corretta e ampliata. Riveduta e corretta in base alle nuove affermazioni dello stesso Mogol: sono state prese in esame quelle della Mogol Edition del 2010 dei tredici album composti insieme, più quelle del 1971-72 alla trasmissione di Radio Rai “Per voi giovani”, condotta da Paolo Giaccio. Ampliata perché, rispetto alla precedente, ci sono 32 brani in più: quelli affidati da Mogol e Battisti ad altri interpreti, dai Dik Dik alla Formula 3, da Mina a Patty Pravo, da Bruno Lauzi ad Adriano Pappalardo, più tutti gli altri. “Ma c’è qualcosa che non scordo” diventa così l’unico testo a racchiudere l’analisi di tutta la produzione di Mogol per Battisti.

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Dall'archivio di Rockol - Quel gran genio del mio amico: pillole di saggezza di Lucio Battisti
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