Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “La mia canzone per Maria” e “Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”

“Lucio Battisti”, il primo album della discografia del cantautore di Poggio Bustone, uscì il 5 marzo del 1969. Lo ripercorriamo canzone per canzone.
Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “La mia canzone per Maria” e “Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”

“La mia canzone per Maria”

Il tema del 45 giri uscito il 24 ottobre 1968 - sul lato B c’era “Io vivrò (senza te)” - erano i due volti dell’amore: felicità contro dolore; poligamia contro monogamia; libertà contro prigionia. “La mia canzone per Maria” non è uno dei brani imprescindibili di Battisti, vagamente latineggiante ma con un nuovo inserto di spinetta, tanto per sperimentare un po’. Il protagonista, tutto allegro e felice, pensa a due donne, Maria e Rosa, alle quali brinda dedicando la propria “canzone dolce” d’amore. Insomma, non un indeciso, ma uno che se la spassa, tanto che nell’inciso afferma “Quanti volti, quanti volti ha l'amore, l’amore: / per tutti una canzone sentirò”. Insomma: poligamia, libertà sessuale, felicità!

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“Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”

La canzone risale al 1968 e fu affidata ai Ribelli di Demetrio Stratos, che ne diedero un’accorata interpretazione molto soul, promuovendolo a lato A di un 45 giri uscito a giugno 1968, che sul lato B presentava “Come sempre” (cover di “Baby Make Your Own Sweet Music” di Jay & The Techniques, 1966, autori Denny Randell e Sandy Linzer; testo italiano di Gian Pieretti e Ricky Gianco). Battisti riscrive radicalmente il brano, portandolo dal quattro al tre quarti, che, lontano da ogni effetto valzer, accentua invece il carattere black della canzone, un piccolo romanzo di formazione in cui un ragazzo lascia la famiglia, attraversa una sofferta solitudine e diventa un uomo grazie alla sua lei che

è vicino a me / nel sole, nel vento / nel sorriso e nel pianto, / […] con tutto il suo cuore, con tutto il suo amore / in ogni istante,

in ogni momento.

Insomma, l’esatto opposto di “Prigioniero del mondo”. Ma il testo è così indeterminato e astratto da non poter collocare la storia in un contesto concreto. Le sue caratteristiche soul lo fanno avvicinare ai gospel di argomento biblico: pare una parabola, una storia eterna, che si attua in quel vuoto spaziale e temporale, di un biancore lattiginoso, tipico dell’Antico testamento.

Renzo Stefanel

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Domani scriveremo di “Uno in più”

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Il testo è tratto, per gentile concessione dell’autore, dal libro “Ma c’è qualcosa che non scordo”. In vendita qui e qui, è stato il primo studio che ha preso in esame tutti i testi che Mogol ha scritto per le canzoni composte da Lucio Battisti. Rispetto a quella del 2007, questa nuova edizione è riveduta, corretta e ampliata. Riveduta e corretta in base alle nuove affermazioni dello stesso Mogol: sono state prese in esame quelle della Mogol Edition del 2010 dei tredici album composti insieme, più quelle del 1971-72 alla trasmissione di Radio Rai “Per voi giovani”, condotta da Paolo Giaccio. Ampliata perché, rispetto alla precedente, ci sono 32 brani in più: quelli affidati da Mogol e Battisti ad altri interpreti, dai Dik Dik alla Formula 3, da Mina a Patty Pravo, da Bruno Lauzi ad Adriano Pappalardo, più tutti gli altri. “Ma c’è qualcosa che non scordo” diventa così l’unico testo a racchiudere l’analisi di tutta la produzione di Mogol per Battisti.

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Dall'archivio di Rockol - Quel gran genio del mio amico: pillole di saggezza di Lucio Battisti
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