Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “29 settembre”

“Lucio Battisti”, il primo album della discografia del cantautore di Poggio Bustone, uscì il 5 marzo del 1969. Lo ripercorriamo canzone per canzone.
Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “29 settembre”

Per i fan della psichedelia, la migliore “29 settembre” rimarrà sempre quella dell’Equipe 84, non ci son santi: il vero e proprio “Sergeant Pepper’s” italiano, per di più uscito tre mesi prima dei Beatles, a marzo del 1967, come lato B di un 45 giri intitolato a “È dall'amore che nasce l'uomo” di Francesco Guccini. Ma anche la versione di Battisti, con quell’intreccio di chitarre, basso e flauti, priva di batteria, con archi e ottoni che fan capolino prima discreti e poi evocativi come il vento e i pensieri, possiede una sua grazia psichedelica: solo che sostituisce le suggestioni Byrds e Love dell’Equipe con quelle di Buffalo Springfield, Peter Paul & Mary, Tyrannosaurus Rex. Battisti elimina anche lo speaker, che scandiva i momenti della vicenda, dato che ormai la canzone la conoscevano tutti. Ancora una volta, è la storia di un tradimento, stavolta compiuto da lui, curiosamente intitolata con il giorno del compleanno della moglie di Mogol, quasi a confessare l’inconfessabile, anche se l’interessato giura:

“È una data che ho buttato lì senza sapere il perchè. Il giorno dopo aver scritto questa canzone, tuttavia, mi sono accorto che era la data del compleanno della mia, tuttora cara, ex moglie, la quale, però, conoscendomi, deve aver capito che si trattava solo di una coincidenza, e non mi ha ringraziato. Mi dispiace di non averle dedicato la canzone sin dall'inizio: lo faccio oggi”.

Il brano ha una struttura circolare, che non si conclude con nettezza e ritorna sempre al suo inizio. Così, nel testo, l’incipit di ogni strofa allude alla lei dimenticata (“Seduto in quel caffè / io non pensavo a te”; “Vedevo solo lei / e non pensavo a te”; “Mi son svegliato e / e sto pensando a te / Ricordo solo che / che ieri non eri con me”). Quindi, la seconda parte delle prime due strofe prepara alla vorticosa fascinazione d’amore (“Il mondo […] / girava intorno a me”; “tutta la città / correva incontro a noi”), descritta quasi come un’esperienza acida. Il ritornello, con la sua melodia modale, in puro stile psichedelico, influenzata dai raga indiani, percorre le tappe del tradimento, descritto al passato remoto, quindi come qualcosa che non dovrebbe avere più rapporto con l’oggi. Ma nell’ultimo ritornello, anche se “Il sole ha cancellato tutto”, lui si affanna a telefonare alla sua lei, stretto dal senso di colpa:

e parlo, rido e tu, tu non sai perché

t'amo t'amo e tu, tu non sai perché

L’interpretazione di Battisti, qui, batte quella di Vandelli, con quel riso forzato che increspa il canto, e anche il finale strumentale, con quella giostra di archi e flauti, che gettano una luce ambigua sullo stato d’animo del Nostro: tutto superato o allegria forzata?

Renzo Stefanel

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Domani scriveremo di “La mia canzone per Maria” e “Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”

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Il testo è tratto, per gentile concessione dell’autore, dal libro “Ma c’è qualcosa che non scordo”. In vendita qui e qui, è stato il primo studio che ha preso in esame tutti i testi che Mogol ha scritto per le canzoni composte da Lucio Battisti. Rispetto a quella del 2007, questa nuova edizione è riveduta, corretta e ampliata. Riveduta e corretta in base alle nuove affermazioni dello stesso Mogol: sono state prese in esame quelle della Mogol Edition del 2010 dei tredici album composti insieme, più quelle del 1971-72 alla trasmissione di Radio Rai “Per voi giovani”, condotta da Paolo Giaccio. Ampliata perché, rispetto alla precedente, ci sono 32 brani in più: quelli affidati da Mogol e Battisti ad altri interpreti, dai Dik Dik alla Formula 3, da Mina a Patty Pravo, da Bruno Lauzi ad Adriano Pappalardo, più tutti gli altri. “Ma c’è qualcosa che non scordo” diventa così l’unico testo a racchiudere l’analisi di tutta la produzione di Mogol per Battisti.

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