Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Un’avventura”

“Lucio Battisti”, il primo album della discografia del cantautore di Poggio Bustone, uscì il 5 marzo del 1969. Lo ripercorriamo canzone per canzone.
Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Un’avventura”

Ci voleva Sanremo per imporre Battisti, ormai notissimo come autore, ma cantante dalle alterne fortune. E a Sanremo Lucio e Mogol andarono con “Un’avventura”, cantata da Battisti in coppia con Wilson Pickett, e uscita su 45 giri il 31 gennaio 1969 abbinata a una nuova versione di “Non è Francesca”. Colpirono molto il pubblico la chioma afro e il foularino psichedelico che facevano di Battisti un tipo di beltà laziale tra il Dylan di “Blonde on Blonde” e l’Hendrix di “Are You Experienced?”. In modo molto meno rock, Paolo Panelli sul “Messaggero” lo definì un “Pierino Porcospino […] arrivato davanti al microfono con semplicità: senza piroga, senza frecce e senza pentola”, dandogli in pratica del Venerdì.

Solo che il trionfatore vero di quel Sanremo, fuor di Sanremo, fu proprio lui, con quella strana commistione tra romanza e soul, che inizia con delle chitarrine quasi da stornellatori, poi, gradualmente, già accompagna la voce con un bell’hammond leggero ma inquieto tra r’n’b e psichedelia per esplodere nei potenti fiati soul del ritornello, con la voce di Lucio che si scalda sempre più. Nel testo, torna l’ossessione per la sicurezza del rapporto d’amore:

Non sarà un'avventura / non può essere soltanto una primavera / questo amore non è una stella / che al mattino se ne va…

come invece potevano fare Luisa Rossi o Linda. In questo senso, “Un’avventura” ribalta quanto proclamato in precedenza, proponendo un “amore fatto solo di poesia” che

non è un fuoco che col vento può morire / ma vivrà / quanto il mondo / fino a quando gli occhi miei / avran luce per guardare gli occhi tuoi.

in un susseguirsi di immagini e argomenti che si riallacciano in toto sia alla tradizione sanremese che alla figura della donna angelo custode della Tradizione.

Renzo Stefanel

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Domani scriveremo di “29 settembre”

Il testo è tratto, per gentile concessione dell’autore, dal libro “Ma c’è qualcosa che non scordo”. In vendita qui e qui, è stato il primo studio che ha preso in esame tutti i testi che Mogol ha scritto per le canzoni composte da Lucio Battisti. Rispetto a quella del 2007, questa nuova edizione è riveduta, corretta e ampliata. Riveduta e corretta in base alle nuove affermazioni dello stesso Mogol: sono state prese in esame quelle della Mogol Edition del 2010 dei tredici album composti insieme, più quelle del 1971-72 alla trasmissione di Radio Rai “Per voi giovani”, condotta da Paolo Giaccio. Ampliata perché, rispetto alla precedente, ci sono 32 brani in più: quelli affidati da Mogol e Battisti ad altri interpreti, dai Dik Dik alla Formula 3, da Mina a Patty Pravo, da Bruno Lauzi ad Adriano Pappalardo, più tutti gli altri. “Ma c’è qualcosa che non scordo” diventa così l’unico testo a racchiudere l’analisi di tutta la produzione di Mogol per Battisti.

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Dall'archivio di Rockol - Quel gran genio del mio amico: pillole di saggezza di Lucio Battisti
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