Come suonano e cosa raccontano le canzoni di Sanremo 2020

Abbiamo ascoltato in anteprima i brani dei 24 big in gara al Festival a febbraio: molto ritmo, e le inevitabili ballate (che però sono meno del solito). Ecco, canzone per canzone, i dettagli e le prime impressioni

Come suonano e cosa raccontano le canzoni di Sanremo 2020

La metafora usata da Amadeus per presentare le 24 canzoni in gara a Sanremo 2020 non è particolarmente originale, di questi tempi: una playlist. Una volontà di provare ad essere contemporanei, che si sente al di là delle etichette: molti brani ritmati, poche ballate.
Abbiamo ascoltato in anteprima i brani dei “Big”, oggi nella sede milanese della Rai, alla presenza del conduttore e direttore artistico: "La parte principale del Festival, per quanto mi riguarda, rimangono le canzoni. Non a caso questo è il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Sono stato mesi a cercare di trovare una composizione che potesse avere come filo conduttore l'attualità. Non ho badato a etichette", spiega Amadeus. La durata massima delle canzoni, quest'anno, è di 4 minuti, come introdotto da Baglioni: "E a Sanremo vorrei poter presentare gli autori utilizzando nome e cognome, non solo il cognome, come è stato fatto fino ad oggi". 

Nei 24 brani scelti sugli oltre 210 arrivati, c’è sempre molta famiglia: madri, figli, nipoti (rispettivamente: Angi, Jannacci, Pelù) e c’è ovviamente molto amore. Ci sono canzoni di “empowerment”, c’è qualche accenno politico (Junior Cally) e c’è anche chi prova a fare racconti più complessi, come Rancore e Levante: il primo racconta le contraddizioni dell’America, la seconda la diversità. 

I suoni, dicevamo: molti brani up-tempo, dal rap-rock di Anastasio e Junior Cally, alle atmosfere beatlesiane di Pinguini Tattici Nucleari, all’inevitabile reaggaeton (ovviamente Elettra Lamborghini) a suoni urban di Elodie, al rock di Irene Grandi firmato da Vasco (citato anche da Achille Lauro) al pop-rock anni '80 di Bugo e Morgan. Anche Zarrillo, veterano, si presenta con un brano ritmato. Ci sono le classiche canzoni che partono piano-voce e po si aprono (Angi, Urso, Masini, Vibrazioni, in versione power-ballad), ma la percezione è quella di un Sanremo pop. Insomma, si prova a dare continuità al percorso degli ultimi anni, segnati da vincitori con brani più movimentati (Gabbani, Meta-Moro, Mahmood:) un po’ di rinnovamento pur rimanendo nel solco della tradizione.

Le nostre canzoni preferite, al primo ascolto, sono quella di Diodato con i suoi riferimenti ai Radiohead, il brano complesso di Rancore e quello di Levante, il Vasco-rock di Irene Grandi. Ma la premessa è quella che facciamo tutti gli anni: le canzoni di Sanremo si capiscono sul palco dell’Ariston, messe in scena con orchestra e con la Tv. Però ad un primo ascolto si inizia ad intuire che Sanremo sarà, almeno musicalmente. Ecco le prime impressioni, canzone per canzone ed in ordine alfabetico.
(Gianni Sibilla / Mattia Marzi)

Anastasio  - "Rosso di rabbia” 
(Testo: Anastasio; Musica: Anastasio, Luciano Serventi, Marco Azara, Stefano​ Tartaglini)
Riff di chitarre elettriche e slide, per un rap-rock che a tratti ricorda alcune cose di Salmo. Anastasio racconta la sua rabbia, in maniera non troppo distante da “La fine del mondo”, il brano che gli fece vincere X Factor: “Non volevo, la mia rabbia non volevo sprecarla così / Panico panico/sto dando di matto/qualcuno mi fermi fate presto / Per favore, per pietà”. 

Giordana Angi - "Come mia madre"
(Testo e musica: Giordana Angi, Manuel Finotti)
Una ballata dedicata alla madre: "Ti scriverò un messaggio / appena uscita dalla stazione / ci vediamo poi per pranzo / non vedo l'ora di parlarti". Parte in sordina per poi esplodere nel ritornello: lì la cantautrice tira fuori un bel graffio, che ricorda (forse fin troppo) quello di Noemi. Il finale, con quell'intreccio di archi, è strappalacrime. 

Bugo e Morgan -  “Sincero"
(Testo: Bugo, Morgan, Andrea Bonomo; musica Andrea Bonomo, Simone Bertolotti)
Echi anni ’80, un ritornello orecchiabile, molto pop, con versi-slogan: “Bevi ma se vuoi fallo responsabilmente". Bugo e Morgan raccontano di quando ci si toglie le maschere e alla fine non si piace più, mostrandosi per come si è veramente: "Sono sincero me l'hai chiesto tu / ma non ti piace più".

Diodato - "Fai rumore"
(Testo: Diodato; Musica: Diodato, Edwyn Roberts)
Parte voce e piano (“Sai che cosa penso/che non dovrei pensare”), poi la canzone si apre, ricordando certe cose più melodiche dei Radiohead ("Street spirit" e “High & dry”). Bello il finale corale: “Ma fai rumore sì, che non lo posso sopportare / questo silenzio innaturale / E non ne voglio fare a meno / oramai / di questo bellissimo rumore che fai”. Una scrittura al tempo stesso pulita e raffinata.

Elodie - "Andromeda"
(Testo: Mahmood; Musica: Dardust)
Due terzi degli autori di "Soldi" (Mahmood e Dardust, manca Charlie Charles) al servizio della voce di Elodie, che qui si allontana dall'immagine dell'interprete tradizionale degli esordi per avvicinarsi più a quella della femcee che alza la testa e si ribella: "La mia fragilità è la catena / che ho dentro ma / se ti sembrerò piccola / non sarò la tua Andromeda". Una canzone irregolare, con strofa, bridge e ritornello che vanno in direzioni tra loro diverse. E quei tastieroni Anni '80 profumano già di Eurovision. 

Francesco Gabbani - "Viceversa"
(Testo Francesco Gabbani, Pacifico; Musica Francesco Gabbani)
La terza volta a Sanremo è con un brano molto diverso da “Occidentali’s Karma” e “Amen”. Inizia piano poi prende ritmo, con parti fischiettate: non è una ballata classica e non un pezzo pop.  La scrittura (con Pacifico) non rinuncia ai giochi di parole e riferimenti alti: “Ma se dovessimo spiegare in pochissime parole / il complesso meccanismo che governa l’armonia delle parole / basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare / che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa”

Irene Grandi - "Finalmente io"
(Testo: Vasco Rossi, Roberto Casini, Andrea Righi; Musica: Vasco Rossi, Roberto Casini,.  Gaetano Curreri, Andrea Righi )
Si rinnova il sodalizio tra la cantante e Vasco, già autore per lei di alcuni successi in passato (proprio all'Ariston sfiorò la vittoria con "La tua ragazza sempre", nel 2000). La canzone - co-firmata da Curreri e da Andrea Righi e Roberto Casini, storici collaboratori di Rossi - è un abito cucito addosso alla rocker toscana, che a cinquant'anni si guarda indietro e traccia un bilancio della sua storia e della sua carriera fino ad oggi: "Da sempre arrabbiata / da sempre sbagliata / e ancora così". C'è tanto Vasco (anche nell'interpretazione, sfrontata e sfacciata), quanto quello di Celso Valli - lavora con il rocker da trent'anni - che si sente soprattutto negli archi. 

Raphael Gualazzi - "Carioca"
(Testo: Raphael Gualazzi, Davide Petrella; Musica: Raphael Gualazzi, Davide Pavanello)
Il giro iniziale al pianoforte ricorda un po' quello di "Forbidden colours” (David Sylvian/Ryuichi Sakamoto), mentre nelle strofe sembra di ascoltare l'eco di "Primavera" di Marina Rei e nel ritornello sonorità latine, da vecchio club cubano. Nel finale tornano i virtuosismi al piano tipici delle sue composizioni. Un Raphael Gualazzi inedito, che piacerà alle radio. 

Paolo Jannacci - "Voglio parlarti adesso"
(Testo: Andrea Bonomo, Paolo Jannacci. Musica : Emiliano Bassi, Maurizio Bassi)
Una canzone in punta di piano, dedicata alla figlia: “Voglio parlarti adesso solo per dirti che / nessuno può da questo cielo / in giù volerti bene più di me”. Molto classica, una delle non molte ballate tra le 24 canzoni in gara

Junior Cally - "No grazie”
(Testo: Junior Cally, Jacopo Angelo Ettore; Musica: Jacopo Angelo Ettore. Merk & Kremont, Eugenio Davide Maimone, Leonardo Grillotti)
C'è lo zampino di Merk & Kremont, anche loro tra i principali producer del nuovo pop italiano. Anche lui, come Anastasio, si rifà a Salmo nei suoni: un po' hip hop, un po' rock, con i riff delle chitarre elettriche che accompagnano la sua voce nel ritornello. Nei versi se la prende con tutto l’arco politicona destra a sinistra: "Spero si capisca / che odio il razzista / che pensa al Paese / ma è meglio il mojito / e pure il liberista di centro sinistra / che perde partite / e rifonda il partito". Farà discutere.  

Elettra Lamborghini - "Musica" (e il resto scompare)"
(Testo: Davide Petrella. Musica: Michele Canova Iorfida)
La sua canzone porta la firma di due hitmaker: Davide Petrella (già autore per J-Ax e Fedez) e Michele Canova (Tiziano Ferro, Giorgia). E si sente: "Musica (E il resto scompare") è uno dei pezzi destinati ad arrivare fino alla prossima estate e a diventare - in anticipo - uno dei tormentoni del 2020. Ritmi latini, sonorità reggaeton: Elettra forse non twerkerà anche sul palco dell’Ariston (nelle ultime uscite si è presentata con casti tailleur) ma ci sono dei versi ("Innamorata di un altro cabron / esta es la historia de un amor") che ti si appiccicano addosso al primo ascolto.

Achille Lauro - "Me ne frego"
(Testo: Achille Lauro; Musica Frenetik & Orang3, Gow Tribe, Boss Doms)
Chitarre elettriche, sintetizzatori e tastiere, una cassa dritta nel ritornello. Rime che potrebbero far storcere il naso agli amanti della forma: "David di Michelangelo / occhi ghiàcciolo" (prounciato così, con l'accento sulla "a"). Come nel 2019, Achille Lauro gioca con l’ambiguità delle parole: la canzone parla d’amore (“Sono qui / Fai di me quel che vuoi / non mi sfiora nemmeno / Me ne frego”). Farà partire una nuova polemica come per "Rolls Royce"? La canzone sembra però più far riferimento a Vasco: ”È una strega / solo favole / a far la scema è abile / agile”. Meno sorprendente di “Rolls Royce”, ma funzionerà.

Levante - "Tikibombom"
(Testo e musica: Levante)
Il titolo (tutto attaccato) è quello del ballo che accomuna nel rifiuto i quattro protagonisti della canzone, che  scelgono i propri ritmi. Una canzone sulla diversità, sul non omologarsi: “Ciao tu, animale stanco/sei rimasto solo/non segui il brano/balli il tango mentre/tutto il mondo muove il fianco/sopra un tempo che fa tikibombombom”.  Niente reaggeaton, anzi, un pop potente che ricorda i brani più riusciti della cantante siciliana.

Marco Masini - "Il confronto”
(Testo e musica: Marco Masini, Federica Camba, Daniele Coro)
Il cantautore toscano si guarda allo specchio e ripensa al passato: "E sei stato un bugiardo / non hai avuto coraggio / quasi sempre imperfetto ma qualche volta saggio". "Il confronto" è la canzone giusta per accompagnare i festeggiamenti per i suoi trent'anni di carriera. 

Enrico Nigiotti - "Baciami adesso”
(Testo e musica: Enrico Nigiotti)
Voce chitarra, poi si apre e sale di livello: Nigiotti parte dalla sua scrittura cantautorale classica e prova ad arricchirla con con coloriture sonore, compreso un breve assolo di chitarra Elettrica. Il ritornello è dritto e immediato: “Tu sei quello che proteggo dentro me/ancora adesso che ti leggo senza scritto e immediato / se in ogni volta che non penso e penso a te / sei l’unica stanza che mi salva dal disordine / Baciami, baciami, baciami adesso”. 

Rita Pavone - "Niente (Resilienza 74)" 
(Testo e musica: George Merk)
Un pop-rock sul tempo che passa (74 sono gli anni della cantante)  e sul rivendicare la propria identità nonostante tutto, con un passaggio tra Madonna e Sister Act (“I love you, I love you, I love you”). La Pavone continua a provocare, come fa sui social: “Niente, qui non succede proprio niente/e intanto il tempo se ne va/Meglio cadere sopra un’isola o un reality che qualche stronzo voterà”.

Piero Pelù - “Gigante"
(Testo: Piero Pelù; Musica: Piero Pelù, Luca Chiaravalli)
Un elettro-rock in cui si sente la mano di Chiaravalli (Nek, Berté, Stadio), dal suono carico e dalla cassa dritta. Un’altra canzone famigliare: il gigante è il suo nipote: “Niente di proibito sei pronto a cavalcare il mondo / Fatto il tuo castello volante/Con la fantasia di un bambino… Gigante”

Pinguini Tattici Nucleari - "Ringo Starr"
(Testo e musica: Riccardo Zanotti)
Un incipit beatlesiano (i fiati ricordano "All you need is love”), con Ringo Starr che diventa il simbolo di una scelta diversa - non è la prima volta che il batterista diventa protagonista di una canzone, anzi (le abbiamo raccolte qua). Poi però si sposta subito verso sonorità più funk-pop. I ragazzi della band bergamasca si fanno portavoci della loro generazione, alla ricerca di un posto nel mondo: "Gli amici ormai si sposano alla mia età ed io mi incazzo se non indovino all'eredità". Il ritornello è uno dei più radiofonici, con quell'"in un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr", ripetuto a mo' di mantra . Anche chi negli ultimi giorni si è domandato chi diamine fossero i Pinguini Tattici Nucleari, alla fine sorriderà. E magari si ricrederà, anche.

Rancore - “Eden"
(Testo: Rancore; Musica: Dardust)
Il rapper romano torna all'Ariston, stavolta da solo (l'anno scorso era comparso con le sue rime dure e crude al fianco di Daniele Silvestri su "Argentovivo"). Lo fa con un conscious rap nello stile di Eminem, ma con ritmi vagamente latini nel ritornello. Non a caso, lo ha composto insieme a Dario "Dardust" Faini: ricordate il "clap clap" di "Soldi"? Qui diventa "ta-ta-ta", il suono degli spari: l'"Eden" è l'America raccontata nelle sue contraddizioni (ci sono riferimenti all'11 settembre, all'Iraq e al potere delle multinazionali). Farà riflettere.

Riki - " Lo sappiamo entrambi"
(Testo: Riki. Testo e musica: Riki, Riccardo Sciré)
Una ballata sporcata di elettronica, interpretata dalla voce ipermelodica dell'ex finalista di "Amici" (arrivò secondo nel 2017) con l'autotune e il vocoder, strizzando l'occhio a Justin Bieber. "Lo sappiamo entrambi" racconta la fine di una storia d'amore e nella sua semplicità piacerà al pubblico più giovane: "Però qualcosa non torna / tralasciando i ricordi che ho di te / ti scrivo e dopo cancello / non ti scrivo che tanto è inutile". 

Tosca - "Ho amato tutto”
(Testo e musica: Pietro Cantarelli)
Un piano tra classica e jazz, la voce delicata: una canzone “alta”, tra Fossati (Cantarelli è un suo storico collaboratore) e Mia Martini. Delicata, con atmosfere da club d’altri tempi: “Se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto io ti rispondo ho amato/ho amato tutto”.

Alberto Urso - "Il sole ad est”
(Testo e musica: Pietro Romitelli, Gerardo Pulli)
Apertura con archi e piano, poi entra la voce che poi sale: in alcuni passaggi è isolata, senza strumenti. Esattamente come ci si aspetta, una canzone iper-classica e bocelliana: “Per te ho nel cuore il sole ad est/E nel mondo, ovunque vada/mi ricorderà la strada che porta fino a te”

Le Vibrazioni - "Dov’è"
(Testo: Roberto Casalino. Musica Francesco Sarcina, Davide Simonetta, Roberto Casalino.)
Parte piano e voce poi si apre, diventando una power ballad con chitarre e arche. Una canzone motivazionale e sull’aspettativa del futuro, che gioca sulla ripetizione di “Dov’è”, ripetuto 32 volte: “Dov’è dov’è/Mi che dov’è quel giorno che non sprecherai/il cielo rosso, l’orizzonte/e l’odio arreso al bene/Dov’è/Mi chiedo dov’è”

Michele Zarrillo - "Nell’estasi o nel fango”
(Musica: Michele Zarrillo; Testo: Valentina Parisse)
Il veterano di questa edizione del Festival (13° apparizione) si presenta con brano diverso da quanto fatto finora a Sanremo: brano ritmato, che si apre su giro di chitarra e poi innesta una ritmo pieno, cassa dritta e un suono carico, con la voce che va verso il falsetto. Il testo è motivazionale, come la musica “Vorrei fosse vero/Vorrei ora è chiaro/Sto qui come vedi/Io resto qui come ved/Io resto ancor in piedi/Sia nell’estasi o nel fango”

Dall'archivio di Rockol - Tutti i vincitori del Festival di Sanremo: dal 1951 al 1960
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