Festival di Sanremo: il regolamento 2020 esaminato da Eddy Anselmi

Lo storico e statistico più accreditato in materia sanremese analizza per Rockol il regolamento di quest'anno.

Festival di Sanremo: il regolamento 2020 esaminato da Eddy Anselmi

Eddy Anselmi è senza alcun dubbio uno dei massimi storici della manifestazione sanremese, alla quale ha già dedicato un “Almanacco” edito anni fa da Panini: oggi manda in libreria “Il Festival di Sanremo” (lo recensiremo nei prossimi giorni).

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Oltre che uno storico, Anselmi è anche un esperto di statistica, ed è a lui che ci si rivolge prioritariamente per avere informazioni e previsioni su come il meccanismo del regolamento del Festival possa influenzarne gli esiti.
Gli abbiamo chiesto alcune considerazioni in merito, che pubblichiamo qui di seguito.


Per capire chi potrebbe vincere in qualsiasi tipo di competizione bisogna innanzitutto capire come funziona il regolamento della competizione. Nel calcio, per esempio, è facile: a parte qualche piccola innovazione il principio di quello sport è sempre lo stesso. Nella pallacanestro molto è cambiato negli anni, per capire bene la Formula 1 bisogna avere conoscenze specifiche approfondite.

Funzionano nello stesso modo i sistemi elettorali, e funziona nello stesso modo il Festival di Sanremo.

Quest'anno il regolamento è cambiato parecchio. Andando per punti:

1. Non ci sarà nessuna giuria d'onore (a differenza di Franco Zanetti l'ho sempre guardata con favore; quando persone con nome e cognome si prendono le loro responsabilità ben venga il verdetto, anche quando non sono d'accordo, i Festival del cinema funzionano così).
2. C'è la giuria demoscopica. Io personalmente non sono un fan della giuria demoscopica. Quando la giuria demoscopica decideva l'esito del Festival, negli anni Novanta e Duemila, riuscì nella fantastica impresa di non premiare mai una canzone destinata al grande successo.
3. Come nel biennio Baglionista, le percentuali di voto delle prime serate si cumulano con quelle ottenute nella serata finale. Il primo round del Festival dura in effetti cinque giorni e comprende la gara delle cover.
4. Nelle prime due sere si esibiscono dodici cantanti a sera, vota solo la giuria demoscopica (il regolamento tace sulle modalità di voto dei giurati) e si stila una classifica.
5. La terza sera il Festival gareggia con le cover della serata Sanremo Story. Votano i musicisti e i coristi dell'orchestra. Votarono solo dal 2009 al 2012, si conosce come votarono solo nelle ultime due edizioni. Il più grande apporto del voto degli orchestrali fu proiettare Al Bano sul podio nel 2011 con “Amanda è libera”. (quest'anno il regolamento specifica 'i coristi' perché dal 2009 al 2012 il regolamento non lo precisava, i cortisti volevano votare e ci furono ogni anno discussioni).
6. Per fortuna l'orchestra vota solo nella serata delle cover.
7. La sera del venerdì tornano in gara tutte e 24 le canzoni, e vota la sala stampa. Si combinano i voti delle serate precedenti facendo una media.
8. Sabato sera c'è un round a 24: votano tutti, sala stampa, demoscopica e televoto. I risultati di questo turno di voti fanno media con quelli delle serate precedenti, e i primi tre si qualificano per la superfinale a tre.
9. Prima del round finale, e solo prima del round finale, i voti si azzerano, come era sempre successo fino al 2017. Se negli ultimi due anni si fossero azzerati i voti prima del rush finale, Mirkoeilcane e Mudimbi avrebbero battuto Ultimo tra le nuove proposte del 2018, e Annalisa avrebbe superato lo Stato Sociale al secondo posto.
10. Impossibile fare pronostici. Un cantante, con un espediente coreografico o una polemica extra musicale, potrebbe polarizzare sufficientemente l'attenzione per entrare nel terzetto finale (contro altri ventitré concorrenti, guadagnare l'attenzione mediatica potrebbe pagare meglio del solito) ma la partita decisiva per vincere il Festival e qualificarsi per l'Eurovision si svolge con regole diverse.

Le nuove proposte invece sono abbinate a due a due e dimezzate dalla giuria demoscopica nel corso delle prime serate. Nel corso della finale, invece, il voto è combinato tra televoto, sala stampa e demoscopica. Qui si ritiene che la sezione Nuove Proposte avesse esaurito il suo percorso già negli anni Novanta: gli equilibri tra stakeholder hanno portato a reintrodurla.

Negli anni la gara e le canzoni sono sembrate perdere di importanza?
Ci sono state stagioni - l'ultima negli anni Duemila – in cui le canzoni sembravano malsopportate Leggendo frettolosamente i tabulati delle stime d'ascolto si notò che nel corso di ogni canzone parte del pubblico tendeva a cambiare canale, e si cercò superficialmente di risolvere il problema diminuendo il numero delle canzoni. Nel 2006 le canzoni finaliste furono appena otto.
In realtà una certa percentuale di pubblico cambia sempre canale durante le canzoni: fu un disastro, per chi deve controllare i dati di ascolto.  Ma quando di canzoni ce ne sono tante, varie e contemporanee non c'è presentatore che tenga, più spettatori guardano il festival in partenza.

Voglio sfatare anche un grande equivoco nel modo in cui cronisti e commentatori trattano il Festival negli ultimi venticinque anni. Da un punto di vista sociologico, un milione di spettatori in più o in meno è del tutto irrilevante. L'ordine di grandezza di quello che per la Rai può essere considerato successo è esattamente lo stesso di quello che viene dipinto come un fallimento. Il Festival resta la nostra festa nazionale.

Mi sembra strano che i risultati di ascolto riverberino sul dibattito pubblico. Se giudico uno spettacolo, scrivo se è bello o se è brutto. Se c'è stato uno spettacolo bello e un milione di telespettatori è uscito perché era una bella serata, peggio per loro. Se per chi vende pubblicità è un disastro, per lo spettatore il risultato del Festival dovrebbe essere indifferente.

Eddy Anselmi
 

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