Come i Pink Floyd dilapidarono i guadagni di 'Dark Side of the Moon' per eludere il fisco inglese

Investimenti stravaganti in attività bizzarre non salvarono la band di Gilmour e Waters dall''esilio fiscale' durante le session di 'The Wall'. Nick Mason: 'Fummo avidi: speravamo di fare un mucchio di soldi non pagando le tasse, ma...'

Come i Pink Floyd dilapidarono i guadagni di 'Dark Side of the Moon' per eludere il fisco inglese

Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta essere una rockstar di alto o altissimo profilo e avere la residenza in Gran Bretagna non era il massimo, almeno dal punto di vista finanziario: la crisi economica che portò il primo ministro laburista Harold Wilson a preservare la stabilità del welfare di Sua Maestà causò un inevitabile aumento delle imposte, soprattutto a carico delle classi più abbienti. Per sfuggire alle aliquote che - in caso di patrimoni milionari - potevano arrivare anche al 95%, i migliori nomi del pop e del rock d'oltremanica iniziarono a espatriare in massa, spostando le proprie residenze in paesi meno esigenti dal punto di vista fiscale: i Rolling Stones attraversarono la Manica e si stabilirono in Francia, dove nel '71 registrarono uno dei loro capolavori, "Exile on Main St", mentre David Bowie e Marc Bolan ripararono in Svizzera. Car Stevens si spostò in Brasile, a differenza di Rod Stewart e dei Bad Company, che preferirono al paese carioca la più canonica California. Cinque anni dopo lo scioglimento dei Beatles, Ringo Starr si spostò nel Principato di Monaco.

A metà degli anni Settanta i Pink Floyd erano una delle band più popolari non solo sulla scena britannica, ma su quella mondiale: il bis di capolavori composto da "The Dark Side of the Moon" del '73 e "Wish You Were Here" del '75 - al quale seguì "Animals" nel '77, che nonostante l'accoglienza a tratti tiepida di una parte della critica fece registrare una buona performance commerciale sia in Europa che negli USA, portando la band di Roger Waters e David Gilmour a esibirsi negli stadi di tutto il mondo con l'"In the Flesh Tour" - fece letteralmente fare il pieno alle casse del gruppo di "Atom Heart Mother", mettendo così il quartetto orfano di Syd Barrett ormai dal '68 in una posizione piuttosto scomoda, ovvero quella di un milionario in una paese dove i milionari venivano tassati senza pietà.

"Il successo di 'Dark Side of the Moon' finì per lasciarci coinvolgere con una società di consulenti finanziari chiamata Norton Warburg", raccontò il batterista Nick Mason nel volume del 2004 (pubblicato anche in Italia da Rizzoli) "Inside Out - La prima autobiografia dei Pink Floyd": "Tra il '77 e il '78 continuavamo a incassare senza sosta i guadagni di 'Dark Side of the Moon' e 'Wish You Were Here', e in Gran Bretagna l’aliquota fiscale per i redditi più alti era dell’83%, e del 98% sugli utili investiti. La Norton Warburg ci convinse a mettere in atto uno schema che ci avrebbe fatto risparmiare sulle tasse: la parola d'ordine era capitale di rischio, e la proposta era di trasformarci in una società operativa investendo il denaro dei Pink Floyd in varie imprese. La faccia negativa e irritante della medaglia era che se anche queste società avessero avuto successo, avremmo dovuto liberarcene per evitare di destare l’interesse dei funzionari del fisco per sospette speculazioni illecite, dato che così era strutturata l’operazione".

"Per come era, difficilmente lo schema ci avrebbe dato preoccupazioni, perché molti dei nostri progetti commerciali erano talmente sbagliati che nessun banchiere sano di mente li avrebbe presi in considerazione", proseguì Mason: "In questo periodo ci facemmo coinvolgere in attività di barche a remi in fibra di carbonio, pizzerie e un ristorante su una chiatta galleggiante. Non ci facemmo mancare nemmeno un albergo fallito riconvertito in fabbrica di dolci, una fabbrica di scarpe per bambini, il Memoquiz (un precursore del Game Boy), una società di autonoleggio e una azienda che produceva skateboard chiamata Benji Boards. Un caso ci lasciò perplessi: una società della quale ci avevano parlato era stata ufficiosamente autorizzata dalla Rolls-Royce a commerciare auto di seconda mano. Ebbe, però, parecchi problemi di consegna: le auto non arrivavano, oppure - se arrivavano - erano peggiori della Bentley con cui, con il gruppo, avevamo sfiorato la morte durante il tour di Jimi Hendrix nel 1967. Alla fine, due dei dirigenti di questa società passarono un po' di tempo nelle patrie galere".

L'operazione, in sostanza, non finì bene: per salvare il salvabile nel 1978 il gruppo fu costretto a un anno di esilio dalla madrepatria, tenendo le session di registrazione di "The Wall" tra Nizza, New York e Los Angeles. Periodo di nomadismo forzato segnato da tensioni, in particolare tra Waters, Gilmour e Richard Wright, con il tastierista estromesso dai crediti finali del disco e reintagrato solo come musicista aggiunto.

"Ma non furono le tasse troppo alte in Gran Bretagna a portarci in esilio", specificò lo stesso Mason nel 2005 al tedesco Galore Magazine: "Fu l'avidità a portare i Pink Floyd all'estero. Avevamo pensato di fare un mucchio di soldi portando le nostre residente fuori dal nostro paese, risparmiando sulle tasse e investendo i soldi risparmiati. Sfortunatamente, le persone alle quali ci affidammo per investire i nostri soldi si rivelarono inutili".

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