Whitney Houston, il tour con l’ologramma a Milano

Il tour partirà a Liverpool a fine febbraio e farà tappa anche nella Penisola: date il benvenuto, che vi piaccia o meno, all'ologramma di Whitney Houston.
Whitney Houston, il tour con l’ologramma a Milano

Non era per nulla detto che il tour dell’ologramma di Whitney Houston, in partenza alla fine di febbraio a Liverpool, sarebbe arrivato anche in Italia. E invece pare proprio di sì. L’annuncio è di oggi: lo spettacolo “An Evening With Whitney: The Whitney Houston Hologram Tour”, autorizzato e in partnership con la Whitney Houston Estate, farà tappa nella Penisola il 23 marzo al Teatro degli Arcimboldi di Milano. I biglietti per lo spettacolo dedicato alla cantante, che coinvolge anche una band live e alcune ballerine, con le coreografie di Fatima Robinson e i costumi di Timothy Snell, possono essere acquistati su Ticketone a partire dalle 16 di oggi, 10 gennaio.

La formula dell’ologramma, che grazie alla tecnologia ripropone le fattezze dell’artista interessato, che compare sulla scena in maniera sbiadita, ricordando un po’ i messaggi che in “Star Wars” i personaggi della saga a più riprese utilizzano per comunicare tra loro, non sono nuovi al mondo della musica. C’è stato quello di Ronnie James Dio, quello di Michael Jackson, quello di Frank Zappa – la cui creazione è stata supervisionata dal figlio Ahmet – e quello, per citarne solo alcuni, di Tupac Shakur, il cui ologramma già nel 2012 faceva la sua comparsa al Coachella, il più importante festival musicale degli States. Già per l’ologramma del compianto rapper adottato dalla Bay Area di San Francisco erano stati utilizzati metodi – nello specifico C.G.I. (Computer-generated imagery) e la tecnica illusoria del Fantasma di Pepper -, che seppur con alcune variazioni sono arrivati fino agli ologrammi di oggi. E c’è anche chi, però, confrontandosi con un concetto che è oggetto di dure critiche, ha detto no all’ologramma, come i Linkin Park che non ne hanno voluto sapere dell’idea di riportare con loro l’immagine di Chester Bennington attraverso il virtuale.

Difficile prevedere il futuro dell’ologramma, che fino a questo momento, nonostante le critiche, ha continuato a espandersi. Guardando alcuni dati, però, ha fatto notare il promoter Peter Shapiro, dietro ad esempio al tour del cinquantesimo anniversario dei Grateful Dead, in un’intervista concessa al New York Times: “Guarda chi se ne è andato nell’ultimo paio d’anni: Bowie, Prince, Petty. Ora guarda chi va ancora in tour ma che non ci sarà più tra dieci anni probabilmente, o almeno non sarà in tour: gli Stones, gli Who, gli Eagles, gli Aerosmith, Billy Joel, Elton John, McCartney, Springsteen. Questa è la base non solo del classic rock ma del business della musica dal vivo. Sì, c’è Taylor Swift, c’è Ariana Grande. Ma la base sono questi ragazzi”. Base che, riporta sempre il Times citando i dati di Pollstar, garantisce così tante entrate da comporre circa la metà dei venti tour del Nord America più redditizi del 2019. Saranno le nuove band a prendere quello spazio, quando gli oldies non ci saranno più, o saranno i loro ologrammi?

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