I Pinguini Tattici Nucleari tra Sanremo, le polemiche, l'indie e Red Ronnie: l'intervista

La band bergamasca, in gara al Festival tra i "big" nel segno di Elio e le Storie Tese, risponde agli hater: "È facile snaturarsi in una manifestazione del genere, ma...".
I Pinguini Tattici Nucleari tra Sanremo, le polemiche, l'indie e Red Ronnie: l'intervista

"Chi m*nchia sono i Pinguini Tattici Nucleari?". Se l'è chiesto ieri Red Ronnie in una clip pubblicata su Facebook per commentare le polemiche legate alla presenza di Rita Pavone tra i big in gara al Festival di Sanremo 2020. Il messaggio, tra le righe: perché ci si scandalizza per la presenza di una delle voci storiche della canzone italiana nel cast della manifestazione e non per quella della band bergamasca, pressoché sconosciuta al pubblico nazionalpopolare? Ma il volto del Roxy Bar non è l'unico ad essersi chiesto chi siano i Pinguini Tattici Nucleari (che nel frattempo si prendono le loro soddisfazioni, alla faccia degli scettici: da fine febbraio saranno in tour nei palasport): "Ci deve essere spazio per le novità. La nuova scena sta diventando a tutti gli effetti un'industria e noi ne facciamo parte. Conquistiamo posti che fino a qualche anno fa erano appannaggio esclusivo di pochi artisti, come il Festival di Sanremo. Ed è giusto così", spiega il frontman Riccardo Zanotti.

Cosa rispondete a quelli che la pensano come Red Ronnie?
"Avrà le sue idee, è giusto che esprima la sua opinione. A Sanremo negli ultimi anni è stata fatta un'operazione di rinnovamento giustissima, per quanto ci riguarda".

Quando avete saputo di essere tra i big in gara al Festival?
"Prima di Natale. Io ero in un locale a Londra, insieme ad un mio amico che studia etnomusicologia. Volevo staccare un po' e rilassarmi, dopo giorni di ansia. Ad un certo punto il mio cellulare ha cominciato a vibrare e non ha più smesso. Così sono uscito e ho scoperto che eravamo dentro: una bella sorpresa".

Con quale attitudine vi presenterete sul palco dell'Ariston?
"Ci ispiriamo a Elio e Le Storie Tese. Anche se in molti li conoscevano già, arrivarono al grande pubblico nel '96 partecipando proprio al Festival di Sanremo con 'La terra dei cachi'. È facile snaturarsi in una manifestazione del genere, invece gli Elii restarono quelli di sempre. E così vogliamo fare noi".

In che modo?
"Portando in gara una canzone come 'Ringo Starr', che rispecchia la nostra storia. È un pezzo movimentato, con un pizzico di funk, ma anche pop e rock. E un riff orchestrale che fa ballare".

Che gli Elii fossero tra i vostri principali punti di riferimento era già abbastanza chiaro nel vostro primo album: basti ascoltare una canzone come "Italia Italia", che sembra un po' la vostra "La terra dei cachi".
"È vero. La scrissi a Londra, quando lasciai casa per andare a studiare lì, in un momento di nostalgia. La nostra missione, sin da subito, è stata quella di usare l'ironia nelle canzoni per differenziarci dall'indie più triste e malinconico".

L'anno successivo incideste "Me Want Marò Back", in cui si parlava di un tema molto scottante in quel periodo, come il caso dei Marò. Una canzone furba, non trovate?
"Infatti il video ricevette 10mila visualizzazioni in un solo giorno. L'idea era quella di fare una canzone reggae di destra, un po' alla Checco Zalone. Eravamo dei ragazzini che non avevano mai suonato fuori dalla Lombardia. Il primo vero concerto lo abbiamo fatto dopo aver pubblicato quel pezzo. È stata la prima canzone che ci ha permesso di avere un minimo di successo, almeno per quello che significava allora: ovvero andare a suonare in un centro sociale da 10 persone a 800 chilometri da casa nostra".

Cantavate di ruspe nei campi rom...
"Uno dei leitmotiv di un certo modo di fare politica. Però quella era una canzone che recuperava una serie di meme da social network. Anche in quel caso, l'ironia prima di tutto. E nello stesso periodo Calcutta in 'Gaetano' parlava di fiamme nei campi rom".

Dal 2015 ad oggi l'indie pop è diventato mainstream: i tempi sono davvero cambiati?
"Il mondo di allora era completamente diverso rispetto a quello di oggi, così come i codici narrativi e musicali delle canzoni. Quelli erano anni turbolenti: si respirava un'altra aria. Anche se già c'era stato Niccolò Contessa, il vero spartiacque con il suo progetto I Cani. Oggi la nuova scena si sta istituzionalizzando".

Il vostro ultimo album, "Fuori dall'hype", il primo per una major, è uscito meno di un anno fa: dopo Sanremo ne uscirà una riedizione?
"Dobbiamo ancora decidere, però abbiamo abbastanza materiale per un nuovo album".

di Mattia Marzi

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