1990: Vasco Rossi dice no ai Rolling Stones

30 anni fa il promoter italiano della band di Mick Jagger e Keith Richards chiese al rocker di Zocca di aprire due concerti a Roma del gruppo di 'Satisfaction'. Lui rispose: 'Lusingato, ma...'
1990: Vasco Rossi dice no ai Rolling Stones

10 e 14 luglio 1990: Vasco suona a San Siro e allo stadio Flaminio di Roma: "Battendo sonoramente i big internazionali", come ha ricordato oggi, 14 luglio 2020, nelle sue storie di Instagram. 
A proposito di big Internazionali, il rocker di Zocca ha ricordato sempre sui social un altro aneddoto di 30 anni fa: la volta che si rifiutò di apire gli show dei Rolling Stones, poche settimane dopo: la corazzata rock guidata da Mick Jagger,doveva esibirsi il 25 e 26 luglio allo Stadio Flaminio di Roma e il 28 luglio allo Stadio Delle Alpi di Torino, in uno dei periodi più delicati della sua carriera. E Vasco declinò l'invito. 

I Rolling Stones, in materia di live show sono da almeno la metà degli anni Settanta in poi - una macchina da sold out. Al proposito, la top ten dei tour più ricchi di sempre parla da sola: i Rolling Stones sono gli unici a poter vantare due presenze nelle prime dieci posizioni della gradutoria delle tournée di maggior successo della storia - il "Bigger Bang Tour" a metà degli anni Duemila, con quasi 690 milioni di dollari incassati al botteghino, in quarta posizione, e il più recente "No Filter Tour" con 415 milioni di incasso lordo complessivo, in nona.

Tuttavia gli anni Ottanta, per il gruppo di "Tumbling Dice", furono piuttosto turbolenti: tensioni interne al gruppo portarono Mick Jagger a debuttare da solista - con "She's the Boss" del 1985, seguito a breve distanza da "Primitive Cool" del 1987 - con conseguente messa in stato di animazione sospesa della formazione, che dopo "Undercover" del 1983 si limitò a spedire sui mercati, nel 1986, lo svogliato "Dirty Work". Una fase di stanca alla quale poteva seguire solo una cosa: un ritorno in grande stile.

Ritorno che ebbe luogo, puntualmente, nel 1989, con "Steel Wheels": al disco, che segnò il riavvicinamento tra Jagger e Richards, seguì un tour che marcò la ripresa delle attività dal vivo del gruppo sette anni di stop. Considerato lo status della band e la fedeltà assoluta della relativa fan base, il rientro in scena della più grande rock'n'roll band di sempre - dal punto di vista economico - altro non era se non un assegno un bianco: le platee avevano fame di Rolling Stones, e centinaia di migliaia di biglietti erano pronte a farsi polverizzare al botteghino.

E così, effettivamente, fu: la prima branca del tour, battezzata col nome dell'album, in nordamerica fece segnare il tutto esaurito praticamente ovunque, dalle prime date sulla east coast nella tarda estate del 1989 agli ultimi appuntamenti fissati nella Corn Belt a dicembre. Il successo venne replicato anche in occasione della lunga residency programmata a febbraio del 1990 al Tokyo Dome, in Giappone, e questo ai promoter tolse anche gli ultimi dubbi: tutto era pronto per la marcia trionfale degli Stones in Europa, che avrebbe preso il via con un tris di date a Rotterdam, in Olanda, a metà maggio.

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Nel fitto calendario che avrebbe tenuto occupata la band sui palchi del Vecchio Continente erano previste anche tre date italiane, il 25 e 26 luglio allo Stadio Flaminio di Roma e il 28 luglio allo Stadio Delle Alpi di Torino. I fan italiani non vedevano più un concerto dei Rolling Stones dal 1982 - quando il gruppo fece tappa per tre concerti tra Torino e Napoli, sempre in luglio - e la possibilità che le operazioni di prevendita potessero faticare a ingranare apparivano agli occhi di David Zard, il compianto decano dei promoter italiani che si era fatto carico della produzione degli show, più che remota. Eppure qualcosa non andò per il verso giusto.

Mentre nel capoluogo piemontese, nelle settimane precedenti l'evento, i biglietti continuavano a essere venduti con un certa regolarità, il doppio appuntamento di Roma stava dando all'organizzatore più di una preoccupazione. Forse perché distratto dai campionati mondiali di calcio conclusisi da poco proprio nell'Urbe, con la vittoria di misura della Germania Ovest sull'Argentina di Diego Armando Maradona, forse perché confuso da una strategia di comunicazione tarata non alla perfezione, il pubblico capitolino i biglietti per i due concerti dei Rolling Stones al Flaminio non li stava comprando.

Per salvare la situazione ed evitare - finanziariamente parlando - il bagno di sangue serviva una soluzione, e in fretta. E a Zard venne l'idea: perché non affiancare a Jagger e Richards un nome "domestico" che potessa fare più presa sul pubblico tricolore? Il promoter, probabilmente, la risposta se la diede nel giro di nemmeno un secondo: Vasco Rossi. All'epoca in rotta - temporaneamente - con il fido produttore Guido Elmi (poi scomparso nel 2017, un mese dopo il concerto dei record Modena Park) e la Steve Rogers Band, il rocker di Zocca a inizio luglio avrebbe fatto debuttare il fortunato tour "Fronte del palco", che dopo una data zero a Lucerna, in Svizzera, il 6, e dopo il primo San Siro il 10, avrebbe fatto tappa proprio a Roma, al Flaminio, il 14, cioè poco meno di due settimane prima degli Stones. A quel punto, perché non cercare di "fondere" i due passaggi per dare luogo a un mega-evento di sicuro successo - anche commerciale?

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Zard, a una manciata di giorni dall'apertura dei cancelli del Flaminio, inoltrò la proposta al management di Vasco, ma Rossi - che, nonostante all'epoca si fosse già consacrato definitivamente presso il grande pubblico, per il gruppo di "Brown Sugar" nutriva una stima pressoché infinita - disse no. "La proposta Zard è lusinghiera sia per me sia per Vasco, candidato a salvare i concerti del mitico gruppo", fece sapere l'allora manager dell'artista Enrico Rovelli, in una nota, a Repubblica: "Fatta oggi, però, la riteniamo affrettata, e pertanto impossibile. Una collaborazione a questo livello va organizzata seriamente molto tempo prima e non in extremis".

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"Nessun altro avrebbe rifiutato", avrebbe dichiarato - ricordando la vicenda - sedici anni dopo a Fanpage Giorgio Verdelli, regista e autori di "Unici", programma di Rai 2 che dedicò una delle sue puntate proprio alla voce di "Vita spericolata": "E credo che questa sia la ragione del successo di Vasco, che è un artista consapevole della propria forza anche di fronte a una delle sue band preferite. Al concerto dei Rolling Stone andarono 40.000 spettatori, ma Vasco a San Siro fece la doppietta con 110.000. (...) Nonostante fosse un loro fan, Vasco non accettò, dicendo che forse in Italia i Rolling Stones potevano aprire per Vasco Rossi".

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