Claudio Baglioni, ascolta ‘Gli anni più belli’: ‘Sono un cantante timido’

Intervistato per 7 da Walter Veltroni il cantautore romano ha anticipato qualcosa sui concerti alle Terme di Caracalla e ha condiviso qualche riflessione sulla scuola romana, su Sanremo e sul suo percorso.
Claudio Baglioni, ascolta ‘Gli anni più belli’: ‘Sono un cantante timido’

È da oggi disponibile all’ascolto il nuovo singolo di Claudio Baglioni, “Gli anni più belli”, scritto dal cantautore romano per il più recente film di Gabriele Muccino, che porta lo stesso titolo, al cinema dal prossimo 13 febbraio. In occasione del suo ritorno di scena dopo l’esperienza di direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo Baglioni ha concesso una lunga intervista a Walter Veltroni per il settimanale 7 del Corriere della Sera.

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Oltre a spendere qualche parola sulla canzone – “Il brano gli [a Muccino] è piaciuto molto e credo che, per il testo e l’atmosfera, si leghi bene al sentimento del film. Che si ritrova anche nel video della canzone” – la voce di “Strada facendo” ha anticipato qualcosa sulla serie di date che lo vedranno protagonista sul palco delle romane Terme di Caracalla: “Questo concerto di musica e parole cerca di fermare le lancette del tempo, un modo per ringraziare chi mi è stato vicino e un modo per scoprire che cosa è ancora la musica, quali sono i territori, le emozioni, le suggestioni che suonare e cantare possono produrre nelle persone”, ha raccontato, tra le altre cose, Baglioni a Veltroni, proseguendo:

Suonerò più volte nello scenario di Caracalla, non in uno stadio e questo mi consentirà un rapporto più ravvicinato, quasi fisico con il pubblico. Ci saranno brani nuovi e quelli della mia storia. Un viaggio nel tempo, avanti e indietro.

Agli appuntamenti dal vivo che lo aspettano Baglioni si presenterà da ex “cantautore timido”, che svolge uno dei mestieri meno votati alla timidezza che esistano: “Sono meno intimorito, ho dovuto imparare a non essere timido. Io non ero fatto per un mestiere pubblico, per essere un personaggio pubblico, tant’è che quando non sono nel ruolo, quando non sono in divisa, io scapperei”. E ancora: “Sono un cantate timido, forse una stranezza in questo tempo spavaldo”.

Ripensando al passato Claudio Baglioni ha poi ricordato come alcuni degli artisti della cosiddetta “scuola romana” abbiano cercato di fondare “una etichetta discografica che doveva essere un cavallo di Troia all’interno della RCA, dalla quale ci sentivamo tutti sfruttati”. Il cantautore la racconta così:

E con Dalla, De Gregori, Antonello [Venditti] fondammo una etichetta discografica, una specie di Artisti Associati, che si sarebbe chiamata, nelle nostre intenzioni, ‘L’uovo rotto’. Nome scelto perché simboleggiava la nascita del pulcino e avrebbe dovuto rappresentare un movimento contro, anti industriale. Melis, che allora era il patron unico della RCA, lo venne a sapere. Delazione per la quale ognuno ha poi accusato gli altri. Ci chiamò tutti, facendoci un interrogatorio uno per volta e mettendoci uno contro l’altro. A me e a De Gregori disse ‘Tanto voi ragazzini passate e noi invece restiamo’. Un cazziatone micidiale. E l’uovo rotto è rimasto intero, non si è mai rotto. Oppure si è rotto L’uovo rotto.

Quanto a Sanremo, poi, Baglioni, che per la settantesima edizione del Festival ha passato il testimone ad Amadeus, ha riassunto la sua esperienza al timone della rassegna spiegando che si è tratto di “prendersi la responsabilità di provare a fare un festival, non dico a livello degli altri festival letterari o cinematografici, ma un vero festival di settore”.

Dall'archivio di Rockol - presenta il suo Festival di Sanremo
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