Sanremo, il cast del 2020 e il mantra delle “canzoni al centro”

Ragionamenti preventivi sui 22 nomi del Festival, in attesa di capire se e come funzioneranno in TV: poche donne, diversi ex-talent, ma anche una (presunta, per il momento) continuità con i cambiamenti “giovani" delle edizioni precedenti
Sanremo, il cast del 2020 e il mantra delle “canzoni al centro”

Il Festival di Sanremo è fondato su un mantra: “La musica al centro”, declinato in varie modalità. “Le canzoni al centro” è forse la variante più usata - si tratta pur sempre del Festival della canzone italiana.

Amadeus, annunciando i nomi dei 22 big dell’edizione 2020, ha usato proprio questa formula:

Ho badato soltanto alle canzoni, che fossero dei pezzi radiofonici, delle potenziali hit.  Ho pensato a un Sanremo attuale, a brani da scaricare domani su Spotify, non il classico pezzo soft sanremese

La formula dell’annuncio è stata inconsueta, peraltro: un’intervista a Repubblica, non il tanto strombazzato e atteso disvelamento ne “I soliti ignoti” del 6 gennaio. In quell’occasione ci sarà solo l’annuncio dei titoli delle canzoni e saranno fisicamente presenti i 22 artisti in gara. L’annuncio anticipato è stata una mossa per sparigliare le carte del toto-nomi degli ultimi giorni? Proprio oggi avrebbe raggiunto il culmine con un pezzo di Chi che prometteva il cast completo. Alcuni nomi sono diversi rispetto a quelli del settimanale (cambi dell’ultimo minuto? Chi può dirlo…), e abbiamo il cast ufficiale al 31 di dicembre, con un’esclusiva ad una testata e non con un annuncio urbi et orbi. Ma tant’è - queste sono logiche che interessano più gli addetti ai lavori. 

Lo sport sanremese più praticato dopo il toto-nomi, nell’attesa del festival, è quello dei ragionamenti preventivi sul cast, sulla carta. E chi siamo noi per esimerci? Però una premessa va fatta, come sempre: trattasi appunto di cast, e le canzoni sono solo una parte. Quello che conta, per il Festival, non è la loro resa in radio o sulle piattaforme, ma la loro resa scenica sul palco dell'Ariston. E canzoni e cantanti sono parti di un ingranaggio ancora più complesso, quello dello spettacolo TV. 

Ogni ragionamento preventivo lascia quindi, per il momento, il tempo che trova. Ma si possono fare alcune considerazioni. La prima è che Amadeus, con i 22 nomi, ha scelto una qualche forma di continuità con la rottura determinata dalla vittoria di Mahmood nel 2019. Ovvero: pochi nomi tipicamente sanremesi, una sostanziosa quota “giovane” e diversi rapper. Ma anche qua, bisognerà aspettare di ascoltare le canzoni per capire quanta continuità c’è nella realtà. 

Al cast arriveranno (o sono già arrivate) due critiche. La prima: poche donne, 5, addirittura meno dell’anno scorso (erano 6, seppure un paio “accompagnate” da un cantante uomo). Sappiamo già la risposta, alla domanda che certamente qualcuno farà: la direzione sosterrà che sono arrivate poche propost (e contemporaneamente farà notare il ruolo e il numero delle co-conduttrici).  Però tra queste donne ci sono alcuni dei nomi più interessanti di tutto il cast: su tutti Levante e Irene Grandi, con una canzone di Vasco. 
La seconda è la quota di ex-talent: 6, di cui 4 provenienti da Amici (Riki, Elodie, Angi, Urso, più Nigiotti, che lo ha fatto 10 anni fa). Ma non giriamoci intorno: il formato talent sarà anche in crisi di ascolti, come dimostra X Factor, ma è da lì che spunta una buona quota di artisti mainstream. Non se ne può fare a meno.

Per il resto, alla fine il cast conferma alcune regole non scritte di Sanremo. È un luogo dove si va per i soliti motivi: per (ri)lanciare una carriera/un progetto discografico in stallo (fate voi i nomi…); per consolidare un pubblico più ampio a cui si è avuto accesso grazie proprio alla TV o grazie al Festival (è il caso del ritorno di Achille Lauro e di Rancore, l’anno scorso spalla di Daniele Silvestri e persino di Elettra Lamborghini che, ricordiamo, è un personaggio RAI per via di The Voice); per accedere ad un pubblico mainstream (con i Pinguini Tattici Nucleari si spera di ripetere l'operazione Lo Stato Sociale?). E per presentare un nuovo disco, perché alla fine Sanremo rimane il “media event” italiano per eccellenza.

Siamo sempre qua a parlarne, e tutto cambia per non cambiare - anche e soprattutto al Festival.

(Gianni Sibilla)

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