Cosa è successo nella musica italiana in questi dieci anni?

Cosa resterà di questi Anni Duemiladieci? Dalla vittoria di Valerio Scanu a Sanremo a quella di Mahmood, passando per la crisi del pop, l'ItPop e la trap.
Cosa è successo nella musica italiana in questi dieci anni?

Dalla vittoria di Valerio Scanu al Festival di Sanremo 2010 con "Per tutte le volte che" a quella di Mahmood nel 2019 con "Soldi": la sintesi del decennio che stiamo per lasciarci alle spalle sta tutta qui. Dall'egemonia del pop classico e dei talent all'ascesa (e trionfo) della trap e del "nuovo" pop, quello del giro indie: gli ultimi dieci anni sono stati particolarmente frenetici per la musica italiana. E pieni di cambiamenti. Molti di quelli che all'inizio del decennio dominavano incontrastati nelle classifiche oggi faticano a vendere dischi. Altri sopravvivono. Altri ancora si sono reinventati: da cantanti a personaggi televisivi, tra reality e altro. Nel mezzo, l'avvento dello streaming e la rivoluzione della trap e dell'ItPop. L'anno cardine? Il 2015, con "Mainstream" di Calcutta che spalanca le porte dell'indie alle ragazzine. Un cortocircuito: l'indie che si fa pop, e il pop che contemporaneamente entra in crisi. 

E pensare che nel 2010, mentre Vasco, Pausini, Baglioni e Ramazzotti si contendevano la top ten, Calcutta era un cantautore alle primissime armi nei locali di Latina. Oggi nella sua città appendono luminarie con i versi delle sue canzoni, ma all'epoca la popstar di Latina era solo una: Tiziano Ferro, nel 2010 all'apice del successo con "Alla mia età", nel 2019 uno di quelli che sembra aver resistito alla crisi del pop, come testimonia il successo del nuovo album "Accetto miracoli", che la prossima estate porterà in tour negli stadi. Alle grandi platee ambiscono, più che i big del pop classico (ad eccezione dello stesso Ferro, di Cremonini e di Jovanotti) per lo più le nuove star: su tutti Ultimo (nel 2010 aveva appena quattordici anni) e Tommaso Paradiso, che se solo i Thegiornalisti non si fossero sciolti avrebbe suonato negli stadi nel 2020 - era tutto già deciso, prima del Circo Massimo e dopo i sold out nei palasport con "Love". L'album d'esordio del trio romano, "Vol. 1", usciva nel 2011, pochi mesi dopo "Il sorprendente album d'esordio de I Cani". Quell'anno, però non rimarrà alla storia della musica italiana né per il debutto dei Thegiornalisti (che si accontentavano di suonare nei piccoli club romani) né tantomeno per quello del progetto di Niccolò Contessa, ma per l'affermazione di un'altra band: i Modà.

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Con "Viva i romantici", proprio nel 2011 il gruppo milanese raccoglie i successi di "Sono già solo" e "La notte". E complice anche la partecipazione al Festival di Sanremo con "Arriverà", insieme a Emma (secondi dietro Vecchioni e la sua "Chiamami ancora amore"), il pubblico nazionalpopolare si accorge di Kekko Silvestre e soci. Il frontman diventa l'autore di riferimento del pop: da Alessandra Amoroso a Anna Tatangelo, passando per Francesco Renga, tutti vogliono una sua canzone. Oggi, nonostante i cinque anni trascorsi tra il nuovo album "Testa o croce" e il precedente, Kekko e i suoi sopravvivono. Ma gli hitmaker del pop sono altri: Paradiso e Calcutta, appunto, ma anche Dario Faini (che all'inizio del decennio era insieme a Roberto Casalino il più ricercato dagli interpreti dei talent e invece oggi collabora con i nomi di punta dell'urban e dell'Itpop, da Mahmood a Levante passando per Rkomi), Davide Petrella e Federica Abbate. Per un periodo lo è stato anche Ermal Meta, firmando canzoni portate al successo da - tra gli altri - Chiara Galiazzo, Mengoni e Lorenzo Fragola, oggi concentrato sulla carriera solista, che gli ha dato non poche soddisfazioni (come la vittoria a Sanremo con Fabrizio Moro).

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Le tendenze, d'altronde, si susseguono veloci. Basti pensare ai talent, a lungo criticati perché si diceva lanciassero solo prodotti usa-e-getta. Le stelle del "nuovo" pop - rispetto a quello che c'era prima - arrivavano da lì, con i dischi dei ragazzi di "Amici" che riuscivano a conquistare, per qualche settimana, i piani alti delle classifiche: nel 2010 c'erano Loredana Errore, Pierdavide Carone e la vincitrice Emma Marrone, l'unica di quell'annata che oggi, dopo essere riuscita a costruirsi una solida carriera oltre il talent, fa ancora quel tipo di numeri. Se arrivare in finale al talent, almeno fino alla metà del decennio, significava essere tra i protagonisti della stagione discografica, negli ultimi anni chi esce dalla scuola di via Tiburtina fatica: Virginio e Gerardo Pulli hanno preferito l'attività di autori a quella di cantanti; Annalisa, i Kolors, Elodie e Briga hanno cercato per diverso tempo la loro strada; per altri, come Moreno, finito pure all'Isola dei Famosi (come Scanu), la musica non sembra essere più la priorità. Non che a quelli di "X Factor" sia andata meglio, dopo Mengoni, che oggi riempie i palasport (ma per lui il post-talent fu difficile: lo rilanciò nel 2013 la vittoria a Sanremo con "L'essenziale", co-firmata dal già citato Casalino), sembra avercela fatta solamente Francesca Michielin, che si è avvicinata all'ItPop e all'urban (collaborando con Calcutta, Charlie Charles e Mahmood). Tra i vincitori delle precedenti edizioni, Giusy Ferreri ha riconquistato la classifica nel 2015 grazie al tormentone "Roma-Bangkok", Disco di diamante con Baby K. Galiazzo e Fragola cercano la consacrazione, Michele Bravi è tornato alla musica dopo una parentesi da youtuber. Giudizio sospeso per Giosada, Soul System, Lorenzo Licitra e Anastasio.

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Nel 2013 con "Sig. Brainwash" di Fedez e "Midnite" di Salmo il rap diventa mainstream (ma a spianare la strada ci aveva già pensato Fabri Fibra, che nello stesso anno pubblica "Guerra e pace"): entrambi arriveranno ad esibirsi a San Siro, il primo in coppia con l'ex socio J-Ax, l'altro da solo. Spotify sbarca in Italia, ma lo streaming inizierà ad essere conteggiato nelle classifiche solamente dalla fine del 2014 (per i singoli) e dalla metà del 2017 (per gli album). È l'anno di "Alfonso" di Levante, prima hit ItPop, se così si può dire, e di "Fantasma" dei Baustelle, mentre i ragazzi de Lo Stato Sociale si godono il successo del debutto con "Turisti della democrazia": cinque anni più tardi finiranno secondi a Sanremo, dietro a Meta-Moro. Pausini festeggia vent'anni di carriera, Ferro produce la Amoroso, Elisa incide in italiano ("L'anima vola"), Jovanotti riempie gli stadi (aggiungendo un tassello in più alla sua storia live, sei anni prima del "Jova Beach Party"), Ligabue piazza l'ennesimo bestseller in cima alle classifiche ("Mondovisione"), Cremonini pubblica l'album della maturità ("Logico" precede di tre anni "Possibili scenari"), Fabi-Silvestri-Gazzé con "Il padrone della festa" suonano nei palasport. E nel limbo tra mainstream e underground, con "Fuoricampo" i Thegiornalisti anticipano di poco il terremoto Calcutta.

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Da "Mainstream" in poi, l'ItPop comincia - complice anche lo streaming, dove per avere successo basta finire in una playlist di tendenza - a sparigliare le carte in tavola del pop. E così fa la trap, con Sfera Ebbasta e il suo "XDVR" che nel 2015 precede il successo di Ghali e della Dark Polo Gang. Il vaso di Pandora è scoperchiato: Izi, Coma Cose, Rkomi, Tedua, Ex Otago, Capo Plaza, Willie Peyote, Canova, Frah Quintale, nuovi protagonisti arrivano sulle scene. Roma diventa l'epicentro di un vero e proprio movimento, grazie a etichette come Bomba Dischi (da lì arrivano, oltre a Calcutta, anche Carl Brave e Franco126) e 42 Records (la stessa di Contessa, che nel 2016 rilancia con "Aurora", ma anche di Cosmo e Colapesce), mentre a Milano Maciste Dischi scopre altri talenti, molti dei quali proprio romani (come Gazzelle e Fulminacci). Il ricambio è generazionale. Sale alla ribalta chi provava ad affermarsi da tempo, sia in ambito cantautorale (Brunori, Dente, Vasco Brondi, che nel 2018 spegne Le Luci della Centrale Elettrica) che in ambito rap (Gemitaiz, Achille Lauro, Coez, che con "Faccio un casino" sforna un bestseller dell'era digitale). E il successo dei nuovi arrivati spinge i giovani a riscoprire le generazioni precedenti: dagli Afterhours di Manuel Agnelli (va a fare il giudice a "X Factor" dopo l'uscita di scena di Morgan, che comincia a far parlare di sé più per motivi extramusicali che altro) a Noyz Narcos, passando per Subsonica, Zen Circus, Marlene Kuntz, Tre Allegri Ragazzi Morti, Verdena (che avevano aperto il decennio con il capolavoro "Wow"), Colle der Fomento e CorVeleno.

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A Sanremo, tra "Cosa mi manchi a fare" di Calcutta e "Completamente" dei Thegiornalisti, nel 2016 vincono gli Stadio, dopo Arisa e Il Volo. Con Carlo Conti il Festival spalanca le sue porte ai giovani e diventa una fucina di talenti: proprio nel 2016 tra le "Nuove proposte" ci sono Gabbani, Meta e Mahmood, tutti e tre futuri vincitori tra i big. Ma è il 2019 l'anno che segna il punto di non ritorno: con Baglioni in gara arrivano Lauro, Ghemon, Ex-Otago, Motta, Zen Circus e Livio Cori, per molti la voce di Liberato (che pochi mesi dopo carica in rete il suo primo album). Tra gli ospiti ci sono Brunori, Gué Pequeno e Fabio Rovazzi, che sul palco dell'Ariston porta i tormentoni "Andiamo a comandare, "Volare" e "Tutto molto interessante". Il candidato alla vittoria è Ultimo (già primo tra le "Nuove proposte" nel 2018), ma il vincitore a sorpresa è Mahmood, con una canzone scritta insieme a Dardust e Charlie Charles, che diventano i produttori di riferimento del "nuovo" pop, ruolo mantenuto per quasi l'intero decennio da Michele Canova (dopo quasi vent'anni si interrompe pure il suo storico sodalizio con Ferro, che gli preferisce Timbaland - mentre Jovanotti si affida a Rick Rubin). "The times they are a-changin'", direbbe qualcuno.

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Il decennio si era aperto con il primo posto in classifica di Vasco Rossi con "Tracks 2". In questi dieci anni, tra i big, il rocker di Zocca ha consolidato sempre di più il suo primato: meno sul versante discografico - solo due gli album di inediti pubblicati negli ultimi dieci anni - più sul versante dei live, con un vero e proprio neverending tour che lo ha visto esibirsi ogni estate sui palchi degli stadi (con la parentesi speciale del 2017 di Modena Park, concerto-evento per oltre 220mila), permettendogli di giocare in un campionato tutto suo per numeri e show. L'ultimo primo posto in classifica di questo decennio è di Tiziano Ferro, che alla fine del 2019 riesce ad arginare in classifica il fenomeno ThaSupreme. Una verità italiana: tutto cambia affinché niente cambi.

di Mattia Marzi

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