Concerti, negli USA nel 2019 prezzi dei biglietti ai massimi di sempre

Andare a un concerto oggi, in America, costa più del doppio rispetto a dieci anni fa: le analisi su una tendenza consolidata che non riguarda solo gli States...

Concerti, negli USA nel 2019 prezzi dei biglietti ai massimi di sempre

Non è una novità: la musica dal vivo è il settore trainante dell'industria musicale, che dopo la crisi vissuta nel decennio scorso - e nonostante gli indicatori positivi fatti segnare dal comparto discografico ed editoriale grazie alle piattaforme streaming - sta ancora prendendo le misure per adattarsi alle nuove soluzioni digitali.

Secondo una ricerca condotta da Pollstar, i prezzi dei biglietti per i concerti di rock, pop, rap e metal nel USA non sono mai stati così cari come nel 2019: i Rolling Stones, per esempio, sono riusciti a guadagnare poco meno di 178 milioni di dollari grazie ad appena 16 concerti tenuti nel 2019, con una media di guadagno a serata pari a oltre 11 milioni di serata. In particolare, grazie ai soli due concerti tenuti lo scorso agosto al Metlife Stadium nel New Jersey Mick Jagger e soci sono riusciti a incassare al botteghino la cifra record di 22,5 milioni di dollari, grazie a biglietti che - a seconda degli ordini di posto - potevano costare anche 500 dollari l'uno sul mercato primario (e, quindi, senza l'intervento di speculatori esterni alla filiera).

Come riferito dal Wall Street Journal, i prezzi dei biglietti dei concerti oltreoceano, tra il 2010 e il 2019, sono saliti del 55%, di pari passo con gli introiti fatti segnare dai grandi eventi dal vivo, che nell'arco dell'ultimo decennio sono arrivati a fruttare, a serata, quasi un milione di dollari l'una, contro i poco meno dei 500mila del 2010.

David Goldberg, veterano del ticketing a stelle e strisce con trascorsi a Ticketmaster e ScoreBig, intervistato da FoxNews, ha dimostrato di avere le idee molto chiare al proposito: "Ci sono artisti che fissano il prezzo dei biglietti a quello che il pubblico è disposto a pagare", ha spiegato il manager, riproponendo di fatto il ragionamento fatto da manager dei Metallica Peter Mensch nel 2018. Le grandi star, in sostanza, si stanno preoccupando sempre meno di avere una base leale ai propri show, che - a causa dell'avvento dello streaming e del calo sensibile delle vendite - sono rimasti l'ultima fonte di reddito certa a disposizione.

Le stime di fine anno dei guadagni maturati dagli artisti più celebri presso la platea generalista d'oltreoceano non fanno che corroborare questa teoria: dei 62 milioni incassati da Beyoncé nel 2016, secondo Billboard USA poco meno di 55 - quindi l'88% del totale - sono stati guadagnati grazie all'attività dal vivo. D'altro canto lo streaming, nello stesso periodo, ha fruttato alla signora Carter poco meno di due milioni di dollari, ovvero il 3% del totale.

Stesso discorso, riferisce sempre Fox, può essere fatto per i Guns N' Roses, che pur non avendo un album in promozione grazie al "Not In This Lifetime Tour" si sono portati a casa 40 milioni di dollari dei 42 incassati nel 2016: stessa cifre, più o meno, fatte segnare nello stesso periodo da Bruce Springsteen, che grazie ai suoi concerti è stato in grado di racimolare 41 dei 42 milioni guadagnati durante l'anno.

Percentuali impensabili fino agli anni Novanta, quando - secondo Alan Krueger, economista ed ex consulente della Casa Bianca interrogato dal WSJ - l'attività dal vivo incideva appena del 30% sul bilancio annuale di band o artisti.

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