Quella volta che Roger Taylor fece un regalo a Leif Garrett

Il batterista dei Queen donò alla popstar statunitense una esperienza indimenticabile.

Quella volta che Roger Taylor fece un regalo a Leif Garrett

Leif Garrett è stato un personaggio molto noto negli anni Settanta. Aveva un viso angelico e ha conosciuto il successo sin da quando era ragazzino, prima come attore e poi come cantante. In seguito, come accaduto a molti altri personaggi del mondo dello spettacolo, cadde vittima della droga, con il, purtroppo inevitabile, contorno di arresti e periodi in cliniche riabilitative.

Leif Garrett, ora 58enne, con l'aiuto di Chris Epting, ha pubblicato il libro autobiografico 'Idol Truth'. Nel comunicato stampa di presentazione del volume scrive:

“Sto scrivendo ora perché penso di poter finalmente capire cosa mi è successo nel corso degli anni. Ci ho pensato a lungo, ma avevo solo bisogno della giusta distanza da tutti questi eventi. Questo sarà un libro su come è trasformarsi in un oggetto di folle desiderio e adorazione. Ma è anche un libro su un bambino che voleva solo una famiglia normale. Riguarda le devastazioni della tossicodipendenza. E la cultura della celebrità. Riguarda la gioventù perduta, il cercare di essere un artista e anche il lottare per il controllo della propria vita. Non tutto sarà gradevole, ma sarà onesto”.

Nell'estratto del libro riportato dal sito ultimateclassicrock, una parte è dedicata da Garrett al suo incontro con i Queen, band che idolatrava. Ecco cosa scrive:

“Nella primavera del 1980 stavo volando a Monaco di Baviera, in Germania, in prima classe con il mio manager, per partecipare a un programma televisivo. Di fronte a noi erano seduti Andy Gibb e il suo manager. Andy ed io stavamo entrambi vivendo realtà simili a quel tempo: eravamo popstar roventi all'apice della fama. Le ragazze ci adoravano e stavamo sperimentando il successo nelle classifiche di vendita. Abbiamo chiacchierato un po' e una volta sbarcati in Germania ci siamo resi conto che alloggiavamo nello stesso hotel...mentre eravamo alla reception, a fare il check-in, sentii un rumore che annunciava l'arrivo di un ascensore. Ho guardato nell'atrio, ed eccoli lì, saltano fuori dall'ascensore Brian May, John Deacon, Roger Taylor e il cantante sgargiante, incomprensibilmente talentuoso, Freddie Mercury. Al tempo avevo incontrato e frequentato molte persone interessanti, ma ero stupito. Questi erano i fottuti Queen. Ci passarono davanti e poi successe qualcosa di folle. Freddie Mercury girò i suoi occhi scuri ed esotici su di me, fissandomi su e giù lascivamente. Quindi fece lo stesso con Andy. Ci stava guardando come se fossimo il piatto principale e il dessert. Si è trattato di un momento...era successo, oppure... Concluso il check-in, vado nella mia suite e, prima ancora di aver lasciato i bagagli, notai che la luce rossa sul telefono lampeggiava, indicando che avevo già un messaggio. Molto strano. Ho appena fatto il check-in. Chi potrebbe lasciarmi un messaggio così in fretta? Ho chiamato la reception e la donna mi ha detto con un forte accento tedesco: 'Mr. Freddie Mercury ha appena lasciato qui una busta per lei'. Tornai di sotto e c'era una busta per me. L'ho aperta e ho scoperto che conteneva mezzo grammo di cocaina e un invito ad andare in studio quella sera per ascoltare il disco della band. Aveva lasciato la stessa identica cosa anche a Andy Gibb”.

La storia continua:

“Così, quella sera dopo cena, io e Andy Gibb ci siamo diretti ai Musicland Studios, il mitico studio seminterrato fondato dal leggendario produttore italiano Giorgio Moroder. Tutti, dagli Stones a Elton John agli Zeppelin, avevano registrato lì. Ed è qui che i Queen stavano registrando quello che sarebbe diventato il mostruoso album del 1980 “The Game” (che conteneva le hit "Crazy Little Thing Called Love" e "Another One Bites the Dust"). Ci siamo sistemati con la band, rilassandoci nel salotto mentre si prendevano una pausa dalla registrazione. Ci siamo fatti con la roba che Freddie ci aveva lasciato così generosamente, e poi, incredibilmente, fummo invitati in studio, piazzati dietro un microfono (con Freddie!) per aggiungere alcune voci. Ma stai scherzando? Freddie non si fece più vivo con noi, ma che ricordo ci lasciò!. E le mie esperienze con i Queen non sono finite qui. Sono rimasto in contatto con i ragazzi e siamo diventati amici”.

Scrive ancora Leif Garrett:

“Alcuni mesi dopo, erano in tour per promuovere il nuovo album, e avevano fatto il tutto esaurito per tre sere al Forum di Los Angeles. Il loro batterista, Roger Taylor, mi telefonò una volta che la band era arrivata in città e mi invitò allo spettacolo. Ero eccitato. Non avevo mai visto i Queen dal vivo e avevo sempre voluto farlo. Arrivai al Forum e immediatamente venni portato all'esclusivo Forum Club, dove c'erano un gruppo di altre celebrità e amici della band che prima dello spettacolo, mangiavano, bevevano e si drogavano. Venne Roger e mi accompagnò fuori dalla stanza. 'Voglio che incontri qualcuno', disse con un sorriso invitante. 'Vieni con me'. Scendemmo al piano di sotto dove si trovavano gli spogliatoi della band, lui mi accompagnò in uno dei camerini. Era vuoto, tranne che per una donna bionda bellissima e sexy con un top corto e una gonna rialzata, seduta tutta sola. 'Candy', disse Roger, 'questo è Leif. Leif, mi piacerebbe che tu conoscessi Candy'. Ci salutammo, e poi Roger aggiunse 'Candy, per favore, prenditi cura di Leif', prima di lasciare la stanza e chiudere la porta. E Candy si prese cura di me. Quella fu la mia prima vera esperienza con una vera ed esperta groupie. Voglio dire, fino a quel momento ero stato con molte donne, ma di solito erano mie fan o le loro madri, insieme ad attrici, modelle o altre celebrità. Ma questo era un altro livello. Un'altra lega. Era come un rock'n'roll fatto da professionisti, e mi ha mandato fuori di testa”.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.