La band che disse no al discografico di Rolling Stones e Led Zeppelin

Ahmet Ertegün era pronto a offrirgli milioni di dollari e lo stesso contratto fatto firmare a Mick Jagger e Keith Richards per metterli sotto contratto: ma loro rimasero fedeli a sé stessi. Con educazione...
La band che disse no al discografico di Rolling Stones e Led Zeppelin

E' il 1993 e la scena punk americana si sta preparando ad affacciarsi al mainstream: di lì a poco gruppi come Green Day, Offspring e Rancid avrebbero iniziato a scalare le classifiche di vendita, occupando una fetta importante del mercato discografico a stelle e strisce. A fiutare in anticipo la tendenza è uno che la sa lunga: Ahmet Ertegün, cofondatore e numero uno della Atlantic Records, intuisce che il punk sarà il business del prossimo decennio e con la sua etichetta ci vuole entrare. E alla grande, perché Ertegün è il discografico che ha messo sotto contratto gente come Rolling Stones e Led Zeppelin, e non si accontenta di arrivare prima: vuole arrivare prima e meglio di chiunque altro.

Il suo fiuto (o quello dei suoi a&r) lo porta così nel backstage del Roseland Ballroom di New York, nel settembre del '93, dove - per tre serate consecutive - i Fugazi stavano presentando al pubblico della Grande Mela il loro ultimo album, "In on the Kill Taker", uscito appena il giugno precedente. Ertegün, in tasca, aveva un assegno praticamente in bianco e il contratto migliore che una band potesse sognare. Per come la vedeva lui, probabilmente, si trattava di una formalità. Forse perché, dei Fugazi, conosceva giusto la musica.

Il gruppo di Ian MacKaye è la punta di diamande della scena hardcore più intransigente di Washington DC: paladini dell'etica DIY, pubblicano dischi con la loro etichetta autogestita, la Dischord, si promuovono solo attraverso i media non mainstream, e si organizzano da soli i tour in tutto il mondo, sempre e in ogni caso con biglietti di ingresso a prezzi assolutamente calmierati, che di rado superano i dieci dollari. Ossi duri, che non hanno mai ceduto alle lusinghe del mercato. E che non avrebbero fatto eccezioni nemmeno per il discografico rock per eccellenza.

"E' stata una cosa parecchio strana", ha ricordato in un'intervista rilasciata a Gregg Foreman Guy Picciotto, voce e chitarra dei Fugazi, a proposito della serata: "Avevamo appena finito di suonare, ed eravamo scesi nei camerini per darci una rinfrescata e cambiarci. A un certo punto ci siamo accorti che laggiù, oltre a noi, non c'era nessuno, e abbiamo iniziato a domandarci dove fossero finiti tutti i nostri amici. Avevamo immaginato che la security stesse tenendo tutti fuori dai locali, per qualche ragione. Poi in camerino è arrivato Ahmet, accompagnato da una donna. Noi siamo rimasti di stucco: ma che cazzo! Fu una dimostrazione di potere incredibile, bisogna dargliene atto. Poi ha iniziato a presentarsi, e credo che tutti noi volessi sentire cosa aveva da raccontarci. Aveva messo sotto contratto gruppi fantastici, aveva avuto una storia straordinaria, ma con noi è stato molto diretto. Del tipo: 'Ok, potete tenere la vostra etichetta. Vi farò firmare lo stesso contratto che ho fatto firmare ai Rolling Stones, avrete il vostro marchio e sarete voi a condurre lo show'. Credo che fossimo talmente confusi da quello che stava succedendo da non prenderlo nemmeno troppo sul serio. In nessun modo sarebbe riuscito a metterci sotto contratto, però volevamo essere gentile con lui, perché lo rispettavamo. In ogni caso, non aveva senso: le etichette avevano smesso da tempo di metterci sotto contratto. Per i primi tre anni ci hanno anche provato, poi però hanno smesso: non eravamo più sui radar di nessuno, ed è stato molto divertente che sia stato proprio lui a provarci. E' stata una storia buffa, ma anche bizzarra. E, a ripensarci, le cifre in ballo erano pazzesche".

Cifre pazzesche che, in ogni caso, non sono bastate a mettere sotto contratto i Fugazi, che dopo "In on the Kill Taker" hanno pubblicato altri tre album - "Red Medicine" nel '95, "End Hits" nel '98 e "The Argument" nel 2001 - sempre rigorosamente con la "loro" Dischord. E non sarebbero bastate nemmeno molti anni dopo quando, nel maggio del 2019, il tycoon Ted Leonsis si offrì di ricompensarli adeguatamente offrendo a loro nome una ingente somma di denaro in beneficenza per una loro eventuale reunion dal vivo alla Capital One Arena di Washington DC: anche in quel caso, niente da fare. Perché per i Fugazi non è mai stata una questione di soldi...

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