Cousteau: 'Tornando a vedere la luce'

Cousteau: 'Tornando a vedere la luce'
"Non sembro un vero dirigente di una major?": Robin Brown, sei corde dei Cousteau, ci accoglie così nella sala di rappresentanza degli uffici Universal di Milano. Solare, scherzoso e aperto (come il cantante Liam McKahey, costretto dalle nuove leggi anti-fumo a fare la spola tra il secondo piano e il marciapiede) il chitarrista ci racconta della genesi di "Nova Scotia", il disco che segna il ritorno della band inglese sulle scene dopo l'abbandono di Davey Ray Moor, "mente" della band fino a "Sirena". "Certo, 'Nova Scotia' suona più rock dei nostri vecchi album. E' stato abbastanza normale", ammette Robin: "Dopotutto questo disco fotografa una band in continua evoluzione, più matura, con più esperienza rispetto al passato e soprattutto molto più libera". Più libera? "Sì", interviene Liam: "In passato Davey arrivava con i brani e noi facevamo essenzialmente gli arrangiatori. Ora è diverso: le canzoni possono nascere da una jam in sala prove, oppure qualcuno può portare una spunto che poi viene rielaborato dagli altri. E' un processo di scrittura molto democratico ma che offre ottimi frutti". "La scelta di inserire solo dieci brani non è stata nostra", prosegue Robin: "E' la politica della nostra casa discografica che ci ha costretti a 'restringere' la tracklist: abbiamo molte altre canzoni che non sono state incluse nel disco, che suoneremo dal vivo e che in futuro potrebbero essere inserite come bonus track su una prossima pubblicazione". E' palese la soddisfazione nelle parole e negli sguardi di Liam e Robin: forse perché "Nova Scotia" è frutto di un periodo buio e disperato, che ha visto i Cousteau mettersi fortemente in discussione. "Dopo 'Sirena' ci siamo trovati in una situazione dalla quale avevamo paura di non poter più uscire", ci racconta Robin: "Davey ha mollato il gruppo. Al di là della sua defezione, la cosa che ci ha lasciato perplessi è che lui, la band, l'avrebbe sciolta definitivamente, mentre a tutti noi sarebbe piaciuto continuare. Quasi in contemporanea, la Nun, la nostra etichetta in Italia, ha chiuso i battenti. Ci sono stati momenti in cui abbiamo seriamente pensato ad abbandonare la musica e a trovarci un lavoro 'ordinario'. Però poi ci siamo ritrovati a suonare insieme, e la magia si è ricreata. Ci siamo detti: tiriamo dritti, questa è la strada giusta. Così è nato il nuovo disco". "E non è un caso che si chiami 'Nova Scotia'", interviene Liam: "La Nuova Scozia è quella regione del Canada per la quale gli inglesi come i padri pellegrini, qualche secolo fa, partivano per rifarsi una vita. Proprio come noi, che con questo disco siamo rinati, come band e come persone". Inevitabile a questo punto chiedersi: quando condividerete col pubblico italiano, che vi ha sempre amato e sostenuto, questa gioia? "Speriamo presto: in maggio saremo in tour in Inghilterra, ma per l'estate, tra luglio e agosto, saremo in Italia per qualche evento all'aperto. Al momento ci stiamo lavorando, speriamo di organizzare tutto per il meglio. E poi noi ricambiamo l'amore del pubblico italiano. Amiamo l'Italia, voi avete tutto: una tradizione culturale inestimabile, un clima fantastico, dei paesaggi incredibili, dell'ottimo cibo e delle donne bellissime...". E un primo ministro con della amicizie comuni con Tony Blair. Delle quali, però, si è parlato a registratore spento...
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