«Cara, non so spiegarti… Se penso che potrei non rivederti mai più, ho bisogno di dirti che ti amo davvero. Sul serio. Qualunque cosa accada, non scordarlo mai. Se tornerò staremo insieme per sempre, credimi. Ti amo, tesoro». Letta così, sembra una tipica lettera dal fronte. In realtà è un messaggio vocale ante litteram, in cui le parole si mescolano ai fruscii e suoni di un tempo che fu.
Negli anni ‘40, quando ancora non esistevano il telefonino, Telegram o WhatsApp, qualcuno usava il Voice-O-Graph, una cabina come quelle delle fototessere, per registrare la propria voce direttamente su un disco e spedirla. Bastava entrare, inserire qualche moneta e parlare o cantare per poco più di un minuto.