Clash, 40 anni di 'London Calling': il tributo di Federico Poggipollini. Video

'Se faccio questo mestiere, lo devo a questo disco': il chitarrista e cantautore bolognese ci racconta - chitarra alla mano - la nascita di un capolavoro. 'Quando Paul Simonon mi disse...'

Clash, 40 anni di 'London Calling': il tributo di Federico Poggipollini. Video

Prima dei Litfiba, di Ligabue, di "Via Zamboni 59" - il suo primo album da solista, del 1998 - e di tutto quello che è venuto poi c'è stato quel doppio vinile che oggi Federico Poggipollini guarda con l'affetto col quale si guarda il ricordo d'infanzia più caro. Forse, addirittura, qualcosa di più. "E' un disco, questo, che per me ha significato tantissimo. Se faccio il musicista, è perché mi sono innamorato dei Clash, e di questo album in particolare. Perché 'London Calling' è un evergreen".

La copia che Capitan Fede esibisce orgoglioso davanti alle telecamere di Rockol non indica "Train in Vain" nella tracklist, a testimonianza di quanto fulminante fosse stato l'amore per il terzo disco della band di Joe Strummer: "Me lo feci prestare da un amico, poi ne comprai subito una copia per me: questa", ci racconta: "A Bologna, nel 1980, i Clash vennero a suonare in piazza Maggiore. Io ero piccolo, e non ci andai. Ma l'onda di quello show, per me e per i miei amici è stata importantissima, perché i Clash li avevamo mitizzati".

"Quando ho ascoltato 'London Calling' mi sono accorto che anche le persone frequentavo avevano la sensazione di avere scoperto qualcosa di diverso", ricorda Poggipollini: "Perché 'London Calling' era un disco che pulsava, un disco molto vero. E' come se ci avesse fatto entrare, in modo speciale, da qualche parte. Ho avuto modo di conoscere bene Paul Simonon, che era il mio idolo per definizione. Gli chiesi quale fosse il suo disco preferito dei Clash. Lui mi rispose: 'Il primo ['The Clash', 1977], ma quello dove ognuno di noi è riuscito a far emergere la propria personalità è senza dubbio 'London Calling'". 

"In 'London Calling' ci sono tantissimi generi: c'è il classico rock and roll, c'è il rockabilly, il rhythm & blues, il reggae... ma la cosa più importante è l'attitudine punk", ci spiega lo storico collaboratore di Ligabue: "La cosa che mi ha sempre affascinato dei Clash è propria questa: essere riusciti a mantenere la 'classicità' di una band rock and roll, ma con una visione futura. Mick Jones arrivava quasi dall'hard rock, Joe Strummer dal classico rock and roll: Paul Simonon era appassionato di reggae, e Topper Headon era un batterista formidabile, con un talento pauroso. La fusione di questi quattro elementi ha permesso il gruppo di poter fare praticamente qualsiasi cosa, in modo molto personale".

"Guy Stevens [il produttore] con 'London Calling' si è superato. Io - e non credo di essere l'unico - cerco ancora ispirazione in questo disco", conclude Poggipollini: "Quando gli astri sono perfettamente allineati ti permettono di creare album come questo. Meraviglioso, a partire dalla copertina".
(Erica Manniello / Davide Poliani / Massimo Renna - con uno speciale ringraziamento a Luigi Schiavone).

Rockol, dallo scorso 25 novembre, sta celebrando il quarantennale della pubblicazione di “London Calling” dei Clash, che ricorre il 14 dicembre 2019: a questo indirizzo sono disponibili tutti gli approfondimenti che abbiamo dedicato per l'occasione al terzo disco della band di Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon.

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