Gianluca Grignani e quell'esibizione al Festivalbar diventata un cult

Estate 1995: Gianluca Grignani, idolo delle ragazzine, è in gara al Festivalbar con "Falco a metà". Arriva in finale, ma qualcosa va storto...

Gianluca Grignani e quell'esibizione al Festivalbar diventata un cult

Di tanto in tanto rispunta sui social, per la felicità degli amanti del pop-rock italiano degli anni '90 e dei cultori del Festivalbar: l'esibizione di Gianluca Grignani alla tappa finale dell'edizione 1995 della storica manifestazione estiva, ad Ascoli Piceno, è diventata praticamente un cult. Sulle note della sua hit "Falco a metà" Grignani si tuffò in mezzo al pubblico, litigando con gli uomini della sicurezza, che temevano evidentemente per la sua incolumità, urlò contro le telecamere e smascherò il playback.

Nell'estate del 1995 il cantautore milanese era un vero e proprio idolo per le ragazzine: aveva da poco pubblicato il suo album d'esordio "Destinazione paradiso", anticipato dall'omonima canzone che aveva portato in gara tra le "Nuove proposte" al Festival di Sanremo (arrivò sesto, dietro - in ordine - ai Dhamm, Rossella Marcone, Gigi Finizio, Massimo Di Cataldo e i Neri per Caso, che vinsero con "Le ragazze") e dal successo di "La mia storia tra le dita", dell'anno precedente. "È uno degli artisti più seguiti e più richiesti dell'estate '95. Pensa che quando arriva lui c'è un movimento di ragazze sotto il palco...", dice Laura Freddi, annunciando la sua esibizione, mentre dal pubblico volano peluche e altri oggetti (uno di questi colpisce pure la co-conduttrice del Festivalbar, Federica Panicucci - assente in quel momento l'altro conduttore, Amadeus).

Con le mani nella giacca, senza microfono, Grignani comincia a cantare il suo singolo, "Falco a metà", estratto proprio da "Destinazione paradiso": raccoglie al volo un orsacchiotto lanciato da una fan e lo rispedisce in mezzo al pubblico con un calcio. Sorride. La sua attitudine sfrontata e ribelle è già nota e infatti ad un certo punto il cantautore si fionda giù dal palco e si arrampica sulle transenne che lo dividono dalle fan: vuole scavalcarle, ma qualcuno lo tira indietro. E allora lui corre dall'altra parte del palco, sperando così di fottere la security, ma anche qui qualcuno lo divide dai fan e lo spinge verso il palco. Grignani s'infuria, inveisce contro la telecamera, mentre in sottofondo la sua voce - su disco - continua a cantare "Falco a metà". Torna al centro del palco, raccoglie la maglietta di una fan e la lancia con violenza in mezzo al pubblico. Guardando giù spalanca le braccia, come a dire: "Io vorrei essere lì tra voi, ma non me lo permettono". Riprende a muovere le labbra in sincronia con il disco in sottofondo. La situazione sembra essere tornata sotto controllo, ma a pochi secondi dalla fine dell'esibizione viene colpito in un occhio da un altro oggetto: una biglia. Non sorride più: ora sembra indispettito e infastidito. Spalanca di nuovo le braccia al centro del palco, ma stavolta sembra dire: "Avanti, colpitemi ancora". E mentre qualche fischio si mischia alle urla delle fan, Grignani abbandona il palco.

Qualche anno più tardi, il cantautore avrebbe ricordato l'episodio in alcune pagine della sua autobiografia "La mia storia tra le dita":

"Dovevo cantare in playback, ma quella era una delle tipiche cose che non mi andavano giù. Per cui, dopo qualche parola cantata a tempo con la base, ho messo in tasca il microfono e ho cominciato a cantare volutamente fuori tempo, smettendo anche di muovere le labbra in certi momenti mentre la canzone andava avanti. Mentre cantavo mi è arrivata anche una grossa biglia nelle vicinanze dell'occhio sinistro. Un male che raramente avevo provato nella vita. Forte della rabbia e delle birre bevute prima di esibirmi, sono partito come un toro verso quella che mi era sembrata la zona di provenienza della biglia, e mi sono lanciato sul pubblico per cercare il mio 'attentatore'. Qualcuno del pubblico mi ha rotto la giacca e io, davvero infuriato, me ne sono fregato della canzone che proseguiva e sono tornato nel mio camerino. Alla fine della serata mi hanno detto che avrei vinto e, conoscendomi, mi hanno chiesto se avrei accettato il premio. Io ho risposto di no, nonostante la grande stima che ho sempre avuto per Salvetti [il patron del Festivalbar, ndr] che mi ha sempre apprezzato, perché vincere il Festivalbar, in quel preciso momento, nella mia mente equivaleva ad assecondare chi da me pretendeva delle canzoni che spingessero a sfogare 'l'esuberante istinto generazionale'".

Quell'edizione del Festivalbar fu vinta dagli 883 con "Tieni il tempo". Sparito dalle scene per qualche mese, nel 1996 Grignani tornò con un nuovo album, dall'attitudine e dalle sonorità completamente differenti rispetto a quelle di "Destinazione paradiso": "La fabbrica di plastica".

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