Fabrizio De André: “Crêuza de mä” compie 36 anni. La storia dell’album

“Crêuza de mä”, album di Fabrizio De André (realizzato con Mauro Pagani e uscito nel marzo dell''84), è considerato un disco fondamentale a livello nazionale e internazionale. Nell’anniversario della pubblicazione lo ripercorriamo canzone per canzone.
Fabrizio De André: “Crêuza de mä” compie 36 anni. La storia dell’album

A Genova ancora oggi stanno decidendo cosa fare dell’ex mercato del pesce di piazza Cavour, chiuso nel 2017 per motivi di igiene, forse un museo d’auto d’epoca forse un parcheggio. Per ottant’anni è stato il punto di riferimento di pescatori, ambulanti, ristoratori e semplici cittadini che arrivavano all’alba a scegliere le migliori “arxelle, vongole, anciue”, come grida la venditrice registrata a fine canzone. «La fortuna» racconta De André, «è stata di trovare la Caterina, una donna che vende il pesce, che canta in Re maggiore da sempre, ovviamente senza saperlo, per cui sembra che lei canti sul pezzo». Quel “pezzo”, “Creûza de ma”̈, cambia la storia della canzone, non solo italiana («Il più importante della world music», lo definisce David Byrne), sicuramente “il più coraggioso”, come riconosce la stessa Dori Ghezzi, partendo proprio da una scelta, anzi da una serie di scelte insensate e geniali. Solo così nascono i capolavori. Intanto la “creûza de mä”, tradotto per convenzione “mulattiera di mare”, ma che forse sarebbe meglio definire “sentiero” o “increspatura di mare”, è quel fenomeno che si scorge spesso dalle alture liguri quando l’acqua viene screziata dal vento e dalle correnti creando una sorta di corridoio più chiaro, un magico “percorso liquido”. De André ritrova Mauro Pagani, fondatore della Premiata Forneria Marconi e raffinato musicista senza frontiere, tecniche e geografiche. Insieme discutono di “musica mediterranea” ma Fabrizio, che è un incontentabile perfezionista, si inalbera: «Sono quindici anni che si parla di questa musica mediterranea. Ma dov’è? Vorrei proprio ascoltarla! Così ho deciso di farlo io un disco di musica mediterranea. Ci ho messo cuore e impegno e una buona volta mi sono scrollato di dosso la musica americana». Pagani, che compila tutti gli spartiti e gli arrangiamenti delle sette canzoni dell’album, suonando buona parte degli strumenti e sovrapponendo la voce per i cori, parte come un corsaro a saccheggiare suoni, ritmi, strumenti e melodie nell’Africa dell’Atlante e nel vcino Oriente mediterraneo. Torna alla base con un prezioso bottino. Prova a buttargli addosso un vestito di lingua araba o qualcosa che le somigli, ma Fabrizio impone la sua scelta assurda: il genovese: «Ci siamo resi conto» confida De André, «che con la sua impostazione, con un vocabolario di millecinquecento termini persiani, turchi e arabi, il genovese era quello che più si adattava ad accompagnare questo tipo di musica». Ma va ancora oltre e scoperchia un idioma antico e misterioso che gli stessi abitanti di Genova non comprendono del tutto. Perché ci sono termini e fonemi resuscitati da vecchi testimoni orali, da libri impolverati, da memorie e invenzioni dello stesso De André. Siamo di fronte alla follia e all’eccellenza, pure nelle musiche e gli arrangiamenti di Mauro Pagani, che introduce (e suona) strumenti a corde esotici come oud, saz e bouzouki, ma ci sono anche il darabouka, un bongo arabo affidato a François Bedel, le classiche ma straordinarie percussioni di Walter Calloni, la gaida (cornamusa balcanica) di Theodoros Kekes e altri misteriosi arnesi musicali che convivono in perfetta armonia.

L'album è stato reinterpretato per intero nel 2004 da Mauro Pagani, che ne ha rinnovato gli arrangiamenti: oltre alle tracce già presenti nel disco originale, in “2004 Crêuza de mä” sono contenute anche Al Fair, introduzione vocalizzata nello stile dei canti sacri della Turchia, “Quantas Sabedes”, “Neutte”, ispirata dal poeta greco Alcmane, e “Mégu Megùn” (già incisa da De André su Le nuvole).

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Leggi qui la scheda di "D’ä mê riva"

Leggi qui la scheda di “A duménega”

Leggi qui la scheda di “’A pittima”

Leggi qui la scheda di “Sinán Capudán Pascià”

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Leggi qui la scheda di “Crêuza de mä”​

Il testo qui pubblicato è tratto, per gentile concessione dell’autore Federico Pistone e dell’editore Arcana, dal libro “Tutto De André". (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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Dall'archivio di Rockol - 9 Curiosità su Fabrizio De Andrè
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