Concerti a impatto zero (o quasi): a cosa siamo disposti a rinunciare per l'ecosostenibilità?

La provocazione dei Coldplay pone delle domande alle quali artisti, organizzatori e pubblico devono dare una risposta: perché per rendere i live davvero ecocompatibili le abitudini di tutti dovrebbero cambiare radicalmente. Ma siamo davvero pronti?
Concerti a impatto zero (o quasi): a cosa siamo disposti a rinunciare per l'ecosostenibilità?

Bene hanno fatto, i Coldplay, a sollevare - di nuovo, perché l'avevano già fatto i Radiohead in tempi non sospetti, nel 2008, cioè in epoca pre-Thunberg - il tema dell'ecosostenibilità dei grandi tour mondiali. E bene hanno fatto i Massive Attack a raccogliere la sfida annunciando, per la prossima estate a Liverpool, un evento "completamente ecocompatibile": peccato solo che Robert Del Naja e i suoi abbiano omesso di spiegarci come abbatteranno le emissioni di anidride carbonica, iscrivendo il loro progetto alla lista delle buone intenzioni più che a quella delle soluzioni al problema musical-ambientale.

    Bene hanno fatto, i Coldplay, a sollevare - di nuovo, perché l'avevano già fatto i Radiohead in tempi non sospetti, nel 2008, cioè in epoca pre-Thunberg - il tema dell'ecosostenibilità dei grandi tour mondiali. E bene hanno fatto i Massive Attack a raccogliere la sfida annunciando, per la prossima estate a Liverpool, un evento "completamente ecocompatibile": peccato solo che Robert Del Naja e i suoi abbiano omesso di spiegarci come abbatteranno le emissioni di anidride carbonica, iscrivendo il loro progetto alla lista delle buone intenzioni più che a quella delle soluzioni al problema musical-ambientale.

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