Dente in concerto a Milano: l'abile narratore della precarietà dei sentimenti

Il cantautore emiliano in scena presso Santeria Toscana 31: ecco il racconto del live milanese di ieri sera, 3 dicembre

Dente in concerto a Milano: l'abile narratore della precarietà dei sentimenti

Con un audace parallelo, a dispetto della vecchia storia di Bob Dylan a Newport, in questa occasione la svolta musicale non ha causato controversie. In scena al Santeria Social Club di Milano - tappa già da tempo sold-out di un breve giro di anteprima del tour programmato nel 2020 - Dente ha imbracciato una Telecaster invece della solita acustica, fornendo, tra anticipazioni e grandi classici, un’inconsueta caratterizzazione elettrica al proprio repertorio.

Sul palco assieme alla backing band dei Plastic Made Sofa, in bilico tra rock ed elettronica, il cantautore emiliano sembra aver deciso di mettere momentaneamente in secondo piano la sua consueta aria dissacrante, così come di voler uscire da uno schema collaudato di suoni classici, per ricorrere a sample e melodie più stratificate. È un Dente emozionato, in maniche di camicia e meno incline a perdersi nei giochi di parole, ma non per questo lontano da un immaginario di malinconie e amorosi intenti, che lui stesso, in una carriera ormai più che decennale, ha contribuito a sdoganare fin dagli esordi. Il linguaggio usato nello spettacolo, in fondo, è sempre quello di una cifra pop a tratti sghemba, in cui parole e musica, per quanto sempre dosati con certosina premura, hanno un peso specifico considerevole. Condensando quindi in un’ora e mezza un personale greatest hits selezionato da quasi tutti gli album finora pubblicati, la scaletta ha messo in fila piccole schegge sentimentali come “Canzone di non amore”, “Incubo”, “Buon appetito”, “Saldati”, trovando fin dalle prime battute la complicità di un pubblico che non ha mai smesso di far sentire il proprio calore. Oltre ai nuovi brani già proposti come singoli di apertura del prossimo disco, in uscita nei primi mesi dell’anno venturo, “Anche se non voglio” e l’elogio al distacco “Adieu”, non sono mancate delle sorprese, come gli inediti “Cose dell’altro mondo” e “L’ago della bussola”, entrambi contraddistinti da una natura introspettiva, ma dai ritornelli a presa rapida da cantare catarticamente a oltranza: “Parlami dell’America, Milano, Napoli e la Luna” e “L’unico difetto che hai sono io”.

Lo stile è stato al solito leggero, avvolgente, anche quando Dente ha voluto precisare ai presenti, ironizzando, l’eccezionale tristezza presente nelle proprie composizioni, rimarcando così la sua delicata visione dei sentimenti, tra cinismo e disincanto. Si divide tra chitarra e pianoforte, si lascia cullare dal pubblico che intona in coro l’inno esistenziale “Vieni a vivere” e resta perplesso quando la platea cambia a proprio piacimento la strofa finale di “Coniugati passeggiare”. Al centro c’è tutto l’entusiasmo dell’artista di presentarsi in una nuova veste, più contemporanea, senza però tradire quello spirito intimista e al tempo stesso brillante di sempre. Sono soprattutto i vecchi brani, come “Da Varese a quel paese”, “La presunta santità di Irene” o la più criptica “La settimana enigmatica” - che nasconde al suo interno ancora il personaggio di Irene o frasi non dette come “io mi odio” - a cambiare registro con arrangiamenti che per atmosfere rievocano il Lucio Battisti sperimentatore di “Anima Latina” e “Il Nostro Caro Angelo”.

Cambiando traiettorie, ma restando comunque fedele alla propria poetica, Dente si è dimostrato l’abile narratore della precarietà dei sentimenti che già in passato aveva dato prova di essere, meravigliosamente fuori schema in un mondo che troppo spesso preferisce la superficialità, sbagliando. Perché, come insegna Nanni Moretti, “le parole sono importanti”.

(Marco Di Milia)

Scaletta:

“Parlando di lei a te”
“Canzone di non amore”
“Chiuso dall’interno”
“Incubo”
“Adieu”
“Cose dell’altro mondo”
“Fatti viva”
“Invece tu”
“La settimana enigmatica”
“Ti regalo un anello”
“Buon appetito”
“Da Varese a quel paese”
“Voce piccolina”
“Un fiore sulla Luna”
“L’ago della bussola”
“Anche se non voglio”
“La presunta santità di Irene”
“Baby building”
“Saldati”

 “A me piace lei”
“Coniugati passeggiare”
“Vieni a vivere”

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