Diodato, la storia di “Adesso”

La Carosello Records compie 60 anni e racconta la sua storia attraverso le canzoni nel libro "60X60 valore alla musica”: ecco un estratto, la storia di uno dei brani simbolo del catalogo dell'etichetta.
Diodato, la storia di “Adesso”

Il 28 gennaio 1959 veniva fondata CEMED – Carosello Edizioni Musicali e Discografiche: sarebbe diventata una delle etichette discografiche più importanti della storia della musica italiana, con artisti come Mina, Modugno, Gaber, Vasco Rossi, Toto Cutugno, Astor Piazzolla, Ivan Graziani o, per rimanere a tempi più recenti, TheGiornalisti, Levante, Coez, Diodato.
Per l’occasione è stato pubblicato un volume, “60X60 Carosello Records – Valore alla Musica” (disponibile qua), curato da Andrea Laffranchi per la parte storica e da Federico Pucci per le schede di 60 canzoni che ne hanno segnato il percorso. Per gentile concessione di Carosello Records, in queste settimane Rockol Pubblica alcune delle storie di queste canzoni, scritte da Federico Pucci. 

Prima che arrivasse Black Mirror a raccontarcelo, prima ancora che esistessero gli smartphone e perfino la ferrovia, l’uomo si è interrogato se non stesse sprecando il proprio tempo.
Il filosofo, scrittore e uomo politico Lucio Anneo Seneca nel I secolo d.C., lo diceva già in modo perfetto, in una produzione epistolare che è diventata la miniera di qualsiasi aforisma sul tempo (“mentre rimandiamo le cose, la vita passa”; “non è che abbiamo poco tempo, è che lo sprechiamo”; e
così via). Non sono stati, insomma, i social network a risucchiarci via il tempo, è il tempo stesso a farlo: semmai, riceviamo talmente tanti stimoli, provenienti quasi tutti dai rettangolini elettronici che teniamo in tasca, da percepire con maggiore ansia questo sperpero di vita.

Millenovecentocinquant’anni dopo Seneca, Antonio Diodato attinge a quella medesima angoscia, malinconica più che severa, per reagire non tanto alla tirannia degli smartphone, quanto alla nostra dipendenza dagli stessi. Non intende però scrivere una canzone contro la tecnologia: piuttosto sarà una considerazione quasi elegiaca sulle debolezze umane, quelle che aveva esplorato nel suo primo album pubblicato da Carosello, Cosa siamo diventati. Una delle sue più evidenti cifre stilistiche, il divario dinamico tra le strofe sottovoce e i ritornelli urlati, fa pensare a Domenico Modugno come a Thom Yorke: come loro, anche il cantautore di origine tarantina sente il peso esistenziale e le opportunità poetiche di un’epoca di mutamento tecnologico e umano.

"Adesso" è la canzone che nasce da questo pensiero, una riflessione spuntata dopo un viaggio in treno passato senza alzare gli occhi dallo schermo, dopo una passeggiata notturna alienati dai pixel. D’altra parte, il rischio di sembrare un luddista qualsiasi che invoca la distruzione dei telefoni è forte. Il brano ha bisogno di un arrangiamento che faccia ricorso ai più “umani” degli strumenti, i fiati. Insoddisfatto dei suoni disponibili sotto forma di campioni elettronici, Diodato decide allora di chiamare un amico, conosciuto anni prima durante una jam session nel Salento, Roy Paci. La loro carriera si era incrociata diverse volte: come quando il trombettista siciliano aveva arrangiato i fiati di Babilonia, il pezzo con il quale Diodato debuttò tra le Nuove Proposte di Sanremo nel 2014.

Nel 2018 tornano al Festival con "Adesso", e il risultato è uno dei brani più memorabili dell’edizione, certamente anche per l’attualità del tema: pochi mesi dopo Instagram avrebbe raggiunto un miliardo di iscritti e da qualche anno si vociferava di fantomatiche cure riabilitative per la dipendenza da smartphone. Ma in Adesso non c’è nessuno spirito iconoclasta e reazionario: come Seneca, anche Diodato non vuole terrorizzarci con un categorico carpe diem: solo fornire il pacato, melodico consiglio di un autore pieno di interrogativi. 

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