Coez, la storia di “È sempre bello”

La Carosello Records compie 60 anni e racconta la sua storia attraverso le canzoni nel libro "60X60 valore alla musica”: ecco un estratto, la storia di uno dei brani simbolo del catalogo dell'etichetta.

Coez, la storia di “È sempre bello”

Il 28 gennaio 1959 veniva fondata CEMED – Carosello Edizioni Musicali e Discografiche: sarebbe diventata una delle etichette discografiche più importanti della storia della musica italiana, con artisti come Mina, Modugno, Gaber, Vasco Rossi, Toto Cutugno, Astor Piazzolla, Ivan Graziani o, per rimanere a tempi più recenti, TheGiornalisti, Levante, Coez, Diodato.
Per l’occasione è stato pubblicato un volume, “60X60 Carosello Records – Valore alla Musica” (disponibile qua), curato da Andrea Laffranchi per la parte storica e da Federico Pucci per le schede di 60 canzoni che ne hanno segnato il percorso. Per gentile concessione di Carosello Records, in queste settimane Rockol Pubblica alcune delle storie di queste canzoni, scritte da Federico Pucci. 

"Faccio un casino" ha cambiato molti equilibri del pop italiano, ma prima di tutto ha cambiato la storia di Coez, che in quel disco pubblicato nel maggio 2017 trova non solo il primo successo incontestabile, ma anche una nuova spalla creativa: Niccolò Contessa. Con il nome d’arte I Cani, il musicista e cantautore romano aveva contribuito nel 2011 a dare una nuova impronta alla scena indipendente, specialmente quella di base a Roma. I suoi dischi (Il sorprendente album d’esordio de I Cani, Glamour e Aurora) si sarebbero distinti per la capacità di far risuonare in una generazione confusa una serie binaria di urgenze apparentemente contraddittorie: ansia e nostalgia, distacco e disperazione.

Tutta la complicata miscela di disagi che la generazione millennial ha portato negli anni Dieci andava in scena in piccole vignette, personali o collettive, dimostrando che nell’era dei social il confine tra pretese e realtà è diventato pressoché invisibile. A un livello viscerale e personale, dal suo punto di vista, Coez racconta la medesima storia. Con Faccio un casino il cantautore si era affidato a un team la cui composizione risaliva a molto tempo prima: come Sine, che aveva fatto parte dei Brokenspeakers e che aveva già prodotto basi per Coez in diverse occasioni, compreso il primo EP per Carosello, Senza mani. E poi Ceri, responsabile di Niente che non va, e Orang3 (qui presente con il socio Frenetik) che a quel disco aveva messo mano in molti punti, su tutti le linee di basso. Il primo contatto con Contessa, invece, risale ad Ali sporche: quando aveva completato il pezzo – racconta in un’intervista a Rockit – Coez l’aveva girato ad alcune persone, tra cui proprio il concittadino e fenomeno indie. Le energie sono molte e le idee pure, prima ancora che si chiuda il ciclo precedente.

Appena tre mesi dopo la consegna di "Faccio un casino", lui e Contessa si ritrovano per mettere in piedi un’altra canzone, un altro progetto. Il brano si chiamerà Domenica, e tra le altre cose rivelerà dichiaratamente la passione per Vasco di Albanese, ma al di là dei dettagli a questo punto è chiaro che il sodalizio si è stretto: Coez si affida a Contessa e viceversa. È sempre bello viene concepita poco dopo, nel corso del tour invernale di "Faccio un casino", durante il quale Coez comincia a scrivere un testo che è anche una professione di maturità, umana prima che stilistica. È sempre bello significa farsi carico delle ambiguità esistenziali, accettare le nevrosi del nuovo millennio e farne in qualche modo tesoro, sviluppando un qualche tipo di saggezza zen versione 2019: “accontentarsi del bello anche quando non è il massimo”, dice Coez.

La necessità di un sentimento totalizzante del pop che andava in voga fino a pochi anni prima è svanita: una volta che si fa pace con l’idea che le cose non possono durare in eterno, che “il mondo sta sul cazzo anche a te”, che alle Catene si preferisce il legame fragile di un elastico, allora va bene accettare di essere “piccoli anche visti da vicino”. Non è tanto il rimpianto delle certezze del passato, come certe canzoni che calcano le mani sul vintage potrebbe erroneamente suggerire: piuttosto, è la consapevolezza che, una volta ricalibrate le mire, si possono trovare comunque sacche di felicità. Sono i paradossi che hanno molto più senso quando si è adulti, ma che si apprezzano istintivamente anche da giovani: questa è la chiave della trasversalità di Coez, tutti conoscono il sapore agrodolce della vita, ma solo un trentenne può serenamente accettarlo, perfino gustarlo e sorriderne. Come in una giornata di vacanza passata senza fare nulla di straordinario da postare sui social, semplicemente apprezzando la libertà.

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