Giorgio Gaber, la storia de "Lo shampoo”

La Carosello Records compie 60 anni e racconta la sua storia attraverso le canzoni nel libro "60X60 valore alla musica”: ecco un estratto, la storia di uno dei brani simbolo del catalogo dell'etichetta.

Giorgio Gaber, la storia de "Lo shampoo”

Il 28 gennaio 1959 veniva fondata CEMED – Carosello Edizioni Musicali e Discografiche: sarebbe diventata una delle etichette discografiche più importanti della storia della musica italiana, con artisti come Mina, Modugno, Gaber, Vasco Rossi, Toto Cutugno, Astor Piazzolla, Ivan Graziani o, per rimanere a tempi più recenti, TheGiornalisti, Levante, Coez, Diodato.
Per l’occasione è stato pubblicato un volume, “60X60 Carosello Records – Valore alla Musica” (disponibile qua), curato da Andrea Laffranchi per la parte storica e da Federico Pucci per le schede di 60 canzoni che ne hanno segnato il percorso. Per gentile concessione di Carosello Records, in questi giorni Rockol pubblica alcune delle storie di queste canzoni, scritte da Federico Pucci. 

Alla fine degli anni Sessanta, la musica leggera italiana sta vivendo una crisi. Il problema è sociale, e quindi anche di ascoltatori: quando nel 1968 iniziano gli anni della contestazione, non tutte le popstar nazionali sono attrezzate per parlare di quello che succede intorno, le marce, gli scioperi, le manifestazioni. Semplice questione di disimpegno? Certo, ma con una componente assai problematica a livello anche di mercato: se la canzone ha come pubblico privilegiato i giovani, come si fa a raggiungerli con una canzone che non si adatta alle loro urgenze personali e collettive? Servono nuove parole e nuovi mezzi, e forse lo pensa anche Giorgio Gaber, che progressivamente abbandona la sua popolarità costruita a partire dal 1959 a colpi di 45 giri e impegni televisivi.

Non fu una rinuncia fiera, ha spiegato a chiare lettere il coautore di una vita Sandro Luporini: si trattò più un’esigenza personale, e un tarlo del pensiero.Man mano, grazie alla partecipazione del Piccolo Teatro di Milano, nasce il contributo più decisivo di Gaber alla cultura popolare italiana, il teatro canzone. Nel 1970 Il signor G non era un’indagine politica, ma di vita quotidiana: anche se quello spettacolo-disco nasceva da contributi vari e ancora non aveva la struttura e la trama degli spettacoli successivi, conteneva già i temi e l’attitudine con la quale Gaber sarebbe andato in scena. Non per insegnare, ma per condividere. Anche momenti leggeri, come Lo shampoo. L’ispirazione venne da una frase di Giorgio Casellato, compagno musicale già da molti anni, che in quei primi spettacoli avrebbe svolto il ruolo dell’arrangiatore: se ricordiamo quelle canzoni di Gaber in quel modo, è anche merito suo, che le ha fatte suonare così. Intorno all’espressione “Quasi quasi mi faccio uno shampoo” Gaber e Luporini costruiscono una fantasia, come fosse una jam session di parole e scorci di una comicità nonsense, con una velata derisione delle ossessioni consumistiche.

Ma, e Gaber ci teneva, l’idea e il corpo, il pensiero e la risata, arrivano insieme: forse, in questo caso, si dà cortesemente la precedenza allo sghignazzo. Lo spettacolo Dialogo tra un impegnato e un non so, che ospita la versione originale di Lo shampoo (poi pubblicato anche come singolo), è la prima affermazione di un metodo, di una filosofia, ed è l’apoteosi di un talento meticoloso eppure naturale, fatto apposta per il palcoscenico. Le risate incise in quelle date del novembre 1972 al Politeama Genovese lo testimoniano chiaramente: il pubblico era con Gaber, ora si poteva dialogare. 

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