Il ritorno delle chitarre nel pop. Ecco Matteo Alieno: 'Mi ispiro ai Beatles e agli Oasis'. Video

Parla la promessa del cantautorato made in Roma, che archiviato l'itpop riparte dal suono delle chitarre: "Se non la uso nelle mie canzoni...". Eccolo in studio.

Il ritorno delle chitarre nel pop. Ecco Matteo Alieno: 'Mi ispiro ai Beatles e agli Oasis'. Video

Alla fine, cambiano anche i suoni. C'era da aspettarselo. Archiviata la stagione dell'indie pop, con i suoi protagonisti - da Tommaso Paradiso a Calcutta, passando per Gazzelle, Carl Brave e Franco126 - che sono di fatto diventati i nomi di punta della più grande comunità del pop italiano (oggi riempiono i palasport, piazzano dischi ai primi posti della classifica e firmano canzoni di successo per altri - come Giusy Ferreri, Annalisa e Francesca Michielin), si riparte da una nuova generazione di cantautori, chiamati a coprire il posto lasciato libero dai loro predecessori. Roma resta sempre al centro, confermandosi come la vera culla del nuovo cantautorato italiano, ma rispetto all'era di "Completamente" e "Oroscopo" cambiano i riferimenti musicali: meno tastiere e sintetizzatori, più chitarre. Così, tra strizzatine d'occhio al britpop e al cantautorato italiano classico, si stanno facendo strada i vari Fulminacci (qui vi abbiamo raccontato di come nelle sue canzoni riesca a mischiare l'eredità di Battisti e De Gregori con suoni e testi più contemporanei), che sta già riscuotendo ampi successi a livello mainstream, gli Psicologi (la loro "Alessandra" è un inno pop-punk), Moci (lo abbiamo incontrato qualche mese fa: qui la videointervista) e Matteo Alieno, che è l'ultimo arrivato.

Classe '98, Matteo Pierotti - questo il suo vero nome - vive in zona Prati, a due passi da San Pietro e dal centro di Roma. Ha cominciato a scrivere le sue prime canzoni dietro ai banchi del liceo Mamiani, uno dei più popolari della Capitale, in passato frequentato anche da Daniele Silvestri (anche lui cresciuto a Prati), e si è costruito un piccolo studio di registrazione domestico nel cortile del palazzo in cui abita: alle pareti, un ritratto di Lucio Battisti realizzato dalla nonna (pittrice) e un poster con la copertina di "Dalla", l'album del cantautore bolognese contenente classici come "La sera dei miracoli", "Futura" e "Cara". Però i suoi punti di riferimento principali sono altri, come suggerisce anche il suo caschetto, che richiama quello dei Beatles degli esordi: "Il disco che preferisco? In 'Abbey Road' ci sono dei pezzi assurdi, però anche 'Magical Mystery Tour' non è affatto male", dice il cantautore. Come dargli torto?

Dopo aver firmato un contratto discografico con Honiro - etichetta che ha lanciato diversi protagonisti della musica romana di questi anni, tutti diversi tra loro: vedi Ultimo, Briga e Gemitaiz - Alieno ha pubblicato lo scorso 19 novembre il singolo d'esordio "Non mi ricordo", prodotto insieme a Tony Pujia, già collaboratore di Samule Bersani (tra gli altri). Un pezzo semplice e orecchiabile, in cui Alieno - che ha studiato chitarra al Conservatorio Santa Cecilia - suona le sei corde e anche il basso: "L'ho scritto con ironia in un periodo in cui la mia memoria a breve termine si faceva sentire fin troppo con conseguenze disastrose". Ce l'ha suonato chitarra e voce:

"Fantasia", un'altra canzone incisa negli ultimi mesi che ci ha fatto ascoltare in anteprima (in attesa del disco), ha un assolo che ricorda quello di "Live forever" degli Oasis, altra band di cui Alieno ha consumato i cd: "Suono la chitarra da quando avevo 6 anni, ho sempre amato questo strumento e ne sono completamente dipendente, in tutte le sue sfaccettature: dalla chitarra acustica più cantautorale a quella elettrica solista dei gruppi rock britannici", racconta, "ricordo che da bambino quando ero lontano da casa e non avevo la chitarra con me, mi annoiavo a morte. E ancora oggi, se nelle mie canzoni non la suono, ne sento la mancanza".

di Mattia Marzi

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