Tutti fuori: le indie lasciano in massa la FIMI

Tutti fuori: le indie lasciano in massa la FIMI
Le case discografiche indipendenti “svuotano” la FIMI, sgombrando in massa gli uffici milanesi di Galleria del Corso in tempi anche più rapidi di quanto le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a Rockol dal vicepresidente Mario Limongelli avrebbero fatto supporre (vedi News).
Le dimissioni dall’ente di “diverse piccole e medie imprese associate” sono state confermate, nel tardo pomeriggio del 26 aprile (martedì), da un comunicato della stessa FIMI attraverso il quale il presidente Alberto Pojaghi si dichiara “dispiaciuto della frattura intercorsa tra le componenti della federazione”. “Tuttavia”, prosegue Pojaghi in merito ai motivi del divorzio, “le regole confederali sono nel senso che la rappresentatività è proporzionale alla capacità contributiva. La richiesta degli indipendenti di FIMI di ottenere un incremento di rappresentatività in unione alla riduzione contributiva non ha trovato accoglimento da parte delle altre componenti associative” (nel bilancio 2004, secondo i dati resi pubblici dalla federazione, il contributo economico delle major è stato pari all’89 %, 1.496.000 euro, quello delle società indipendenti del 10,5 %, 176 mila euro; il nuovo statuto contestato prevedeva la riduzione da cinque a quattro delle poltrone destinate alle “indie” nel comitato direttivo, in numero paritario rispetto alle major). Nello stesso comunicato Pojaghi accenna anche alla possibilità che le aziende dimissionarie si costituiscano in una nuova associazione, la quarta dopo Audiocoop, AFI e FIMI: possibilità che, in assenza di repliche e comunicazioni ufficiali da parte dei “secessionisti”, resta per ora sospesa sul piano delle ipotesi (come quella di un avvicinamento all'AFI, che in sede di Confindustria, ultimamente, è tornata a collaborare su progetti comuni con la ex "nemica" FIMI).
In attesa di conoscere la lista completa delle aziende dimissionarie (si parla di una cinquantina di etichette già fuoriuscite, ma il numero è destinato a crescere con la raccolta progressiva di nuove adesioni), è confermato l’abbandono dell’associazione da parte di tutte le società più importanti del mondo indipendente, a cominciare da quelle che sedevano nel comitato direttivo: Ala Bianca, edel, NAR, New Music e Sugar (la società presieduta da Caterina Caselli). Il fatto è clamoroso e rimanda, in qualche modo, al 1992, anno di costituzione della stessa Federazione Industria Musicale Italiana: allora però furono le major a staccarsi dall’associazione preesistente, l’AFI, sempre a causa di tensioni, conflitti di potere/rappresentatività politica e visioni strategiche difformi rispetto alle “indipendenti” di allora.
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