Francesco De Gregori, “Rimmel” ha 45 anni. Le canzoni una per una: “Quattro cani”

L’album forse più emblematico della discografia di Francesco De Gregori è uscito nel gennaio del 1975. Lo ricordiamo ripercorrendolo una canzone dopo l’altra, da lunedì 13 a mercoledì 22 gennaio.

Francesco De Gregori, “Rimmel” ha 45 anni. Le canzoni una per una: “Quattro cani”

«Amo i cani, specialmente i randagi, sono rimasto sempre affascinato dai loro comportamenti misteriosi. Perché rifiutarsi di credere che io abbia davvero dedicato una canzone a quattro cani?». Detto da De Gregori, il creatore, c'è ovviamente da crederci, anche se i suoi ermeneuti cercano da quasi mezzo secolo di appiccicare un nome a ognuna delle bestiole. “Il primo è un cane di guerra... vive addosso ai muri e non parla mai”, “il secondo è un bastardo che conosce la fame... ed il piede dell'uomo e la strada”, “il terzo è una cagna... e semina i figli nel mondo”, “il quarto ha un padrone... ogni tanto si ferma ad annusare la vita”. Francesco si diverte, e un po' si incazza, a leggere sulle medagliette assegnate per procura rispettivamente i nomi suo, di Venditti, di Patty Pravo e Lilli Greco. «Queste interpretazioni sono apparse in Internet su blog gestiti da persone che dicono di essere miei fan ma sono solo talebani che inventano storie assurde e complicatissime dietro la semplicità delle canzoni». Sulla fiducia dell'autore possiamo quindi rilassarci nella gentilezza melodica di questo tributo al migliore amico dell'uomo, spesso senza il viceversa, con piccole invenzioni di Lucio Dalla con battimani e ululati, ma senza disturbare: “Quattro cani per strada e la strada è già piazza e la sera è già notte, se ci fosse la luna, se ci fosse la luna si potrebbe cantare”. De Gregori dimostra una sensibilità particolare verso i cani, l'ultimo amore è Jose «femmina, conosce la mia vita e sa che sono sempre in viaggio». Nel 2000 compone le parole di “Tobia”, commovente brano di Zucchero che conclude “Shake”: «De Gregori ha avuto l'idea geniale di una storia vista dagli occhi del cane che non sa ritrovare la strada di casa a causa dei perduti odori». Prima ci sono stati “El can de Trieste” (1968) di Lelio Luttazzi che fa le feste “solo davanti a un fiasco de vin”, “Escluso il cane” (1977) di Rino Gaetano, unico conforto dopo un amore finito e “Il pelo sul cuore” (2000) di Renato Zero: “Quanti padroni perdonerai per non lasciarti là dove sei”. E riecco Venditti con l'incipit di “Dimmelo tu cos'è” (1982): “Il nostro cane non mi riconosce più...”. Quando il suo nuovo «amico» Alighiero nel 2016 si spegne, Antonello posta su Facebook una foto insieme con la scritta: «17 anni di amore, rispetto e tanta musica vissuta insieme come fratelli», relazione sicuramente più serena e longeva rispetto a quella con l'ex partner di debutto Francesco, che ha già calato il suo poker, con “quattro gatti moschettieri verso la libertà”, peccato di gioventù opportunamente soppresso.

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Domani parleremo di “Piccola mela”.

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Il testo qui pubblicato è tratto, per gentile concessione dell’autore Federico Pistone e dell’editore, da “Tutto De Gregori – Il racconto di 230 canzoni” (Arcana, 300 pagine, euro 18,50). (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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