Francesco De Gregori, “Rimmel” ha 45 anni. Le canzoni una per una: “Pablo”

L’album forse più emblematico della discografia di Francesco De Gregori è uscito nel gennaio del 1975. Lo ricordiamo ripercorrendolo una canzone dopo l’altra, da lunedì 13 a mercoledì 22 gennaio.

Francesco De Gregori, “Rimmel” ha 45 anni. Le canzoni una per una: “Pablo”

Comizi e discoteca, murales e hit parade. Una canzone in fuga senza confini, come gli immigrati raccontati in “Pablo”, brano utilizzato perfino come slogan da Lotta Continua - mandante del «processo» a De Gregori - all'indomani dell'uccisione del militante Pietro Bruno: «Hanno ammazzato Pietro, Pietro è vivo». «Quando uno prende una mia canzone e la usa sia per ballare che per parlare di uno che è stato ammazzato il massimo dell'ambiguità è stato raggiunto e so benissimo che non è un fatto controllabile da me», riconosce De Gregori. Un brano denso, tragico, ironico e spietato già dall'incipit (alla Camus in Lo straniero: «Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so»): “Mio padre seppellito un anno fa, nessuno più coltivare la vite. Verderame sulle sue poche unghie e troppi figli da cullare». Comincia così il viaggio in treno destinazione Svizzera con un bagaglio di nostalgia e risentimento: “Spago sulla mia valigia non ce n'era, solo un po' d'amore la teneva insieme, solo un po' di rancore la teneva insieme”. L'incontro con Pablo, emigrante spagnolo, che diventa “collega” e non «compagno», definizione «molto di moda in quel periodo ma che per quella canzone era ingombrante», si giustifica quasi De Gregori, che però adotta il termine “padrone” (peraltro non così cattivo): «Mi mette i brividi la parola padrone perché si ricollega a tutto l'armamentario della sinistra che oggi è tramontato». Pablo, che “tradisce la moglie con le donne ed il vino e la Svizzera verde”, cade da un'impalcatura e muore. Così, parte il coro del piccolo cordoglio dei «colleghi»: “Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo”, con quell'agghiacciante applauso, quasi da avanspettacolo, a spezzarlo. «È un Malavoglia, Pablo non ha coscienza sociale né politica, è solo vittima dell'ingiustizia del mondo. Forse questo c'è in molte mie canzoni che riguardano il sociale. E forse proprio questo ha generato incomprensioni e accuse di ambiguità», spiega De Gregori. Lucio Dalla ci mette un ritocco musicale nel refrain e si guadagna il nome nei credit. La rifaranno insieme quattro anni dopo sul palco di “Banana Republic” in un caos indistinto di voci e strumenti, colpo di grazia per il povero Pablo.

Domani parleremo di “Buonanotte fiorellino”.

Leggi qui la scheda di “Il signor Hood”

Leggi qui la scheda di “Pezzi di vetro”​

Leggi qui la scheda di "Rimmel"

Il testo qui pubblicato è tratto, per gentile concessione dell’autore Federico Pistone e dell’editore, da “Tutto De Gregori – Il racconto di 230 canzoni” (Arcana, 300 pagine, euro 18,50). (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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