Celentano (e Gaber): il confuso dialogo con Pigi Battista in TV

Proviamo a fare un po' di chiarezza, perché chi l'ha visto giovedì sera su Canale 5 probabilmente non ha capito granché...

Celentano (e Gaber): il confuso dialogo con Pigi Battista in TV

Nel corso dell'ultima puntata, trasmessa giovedì sera 21 novembre su Canale 5,, di Adriano Live, ha avuto luogo un siparietto che avrà lasciato perplessi molti spettatori (e ha sicuramente fatto alzare il sopracciglio agli estimatori di Giorgio Gaber).
Potete vederlo qui.
Il giornalista seduto alla destra del tavolo, Pigi Battista, vicedirettore del "Corriere della Sera", ha chiesto a Celentano se ci fosse stata polemica con Gaber su temi ecologisti, sostenendo che Giorgio Gaber ha scritto e cantato "Com'è bella la città" come risposta a "Il ragazzo della via Gluck" e a "Un albero di trenta piani".
Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine cronologico, Adriano Celentano ha cantato "Il ragazzo della via Gluck" al Festival di Sanremo del 1966.

Qualche mese dopo, Gaber ha inciso un 45 giri intitolato "La risposta al ragazzo della via Gluck": una canzone semiumoristica, ma amarognola, e paradossale, in cui racconta la triste vicenda di un giovanotto che non si può sposare perché la casa popolare in cui pensava di andare ad abitare con la futura moglie verrà abbattuta per fare spazio a un prato.

Bisogna sapere, per capire, che nel 1961 il governo italiano aveva varato un "Piano di sviluppo agricolo", più spesso definito "Piano verde"; e che, naturalmente, il Piano Verde non prevedeva l'abbattimento di case. Ovvio che la canzone di Gaber fosse scherzosa e paradossale; un gioco, uno sfottò all'amico Celentano.

"Com'è bella la città" esce invece nel 1969, ha un andamento musicale che è in parte debitore di "La valse à mille temps" di Jacques Brel (1959) e un testo che si ripete tre volte uguale, in forma di ballata; ogni volta è la diversa interpretazione, molto teatrale e (nelle esecuzioni dal vivo) splendidamente sottolineata dalla mimica, a dare il senso della canzone, che non è affatto una celebrazione della vita nei centri urbani ma anzi, tutt'altro.

Ora, a parte il fatto che "Com'è bella la città" non può essere una risposta a "Un albero di trenta piani", che esce tre anni dopo, nel 1972, ci si domanda se Pigi Battista conosca "Com'è bella la città" (o se almeno se la ricordi), e come possa considerarla una "risposta" all'ecologismo celentaniano - semmai, è un modo meno didascalico e più intelligente di esprimere l'alienazione e la paranoia della vita cittadina.
L'intervento finale di Gianni Riotta (che cita "La risposta al ragazzo della via Gluck") non chiarisce, né avrebbe potuto, la confusione.
Ma se il dialogo vi avesse suscitato qualche perplessità, spero di avervi chiarito la questione.

(fz)

 

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