Clash, i 40 anni di “London calling”: una canzone al giorno. “London calling”

In attesa di celebrarne il quarantennale della pubblicazione, il prossimo 14 dicembre, con un ampio speciale, vi presentiamo questo album epocale integralmente, canzone per canzone

Clash, i 40 anni di “London calling”: una canzone al giorno. “London calling”

Il titolo deriva dal nome della stazione del BBC World Service, associata principalmente con le trasmissioni dell’annuncio dei Paesi occupati nella Seconda Guerra Mondiale. Dopo questo torvo riferimento nei versi iniziali, Joe sposta rapidamente lo sguardo sulla brutalità della polizia (facendo un parallelo tra la “swinging London” e il movimento di un manganello), sull’uso di eroina (“I saw you nodding out”), sul suo attacco di epatite del febbraio ’78 (“yellowy eyes”), e sulla morte del punk, di cui qui si parla come “falsa Beatlemania,” anche se, curiosamente, il vero musical “Beatlemania” ha appena chiuso con grande successo.

Il brano arriva poi ai versi più apocalittici e duraturi, che affrontano il disastro ecologico. Strummer fa riferimento al recente incidente nucleare di Three Mile Island in Pennsylvania, al collasso delle coltivazioni di grano mondiali (“wheat is growin’ thin”), e all’embargo dell’OPEC con la conseguente carenza di benzina (“Engines stop running”). Strummer mette in guardia Londra contro il pericolo di essere sommersa dal Tamigi, un’era glaciale (molto discussa alla fine degli anni Settanta) e la possibilità che la Terra venga risucchiata dal sole.

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“London Calling” finisce con Joe che canta “I never felt so much a-like,” interrompendosi prima di terminare con “singing the blues,” una citazione da “Singing the Blues” di Guy Mitchell del 1956 (Joe completa il verso dal vivo). Il codice Morse enuncia poi l’“S.O.S.,” riassumendo l’idea di Strummer che il brano parli di tutto ciò che sfugge dal nostro controllo, come i Clash che creano una versione post-punk di “The Second Coming” di William Butler Yeats a partire da un collage di titoli di giornali attuali e trasformandola in una delle hit più improbabili del 1980.

Domani scriveremo di “Brand new Cadillac”.

I testi sono tratti dal libro di Martin Popoff “The Clash. Tutti gli album – Tutte le canzoni”, pubblicato da Il Castello, per gentile concessione dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “London calling” e di tutti gli altri album dei Clash.

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