PMI, alla Milano Music Week il panel 'Copyright Directive: what’s next?'. Francesca Trainini (Impala): 'Per le indie direttiva di vitale importanza'

L'incontro di venerdì 22 novembre ha chiarito perché del provvedimento il sistema creativo italiano non può proprio fare a meno: 'Francia e Germania più avanti di noi, ecco perché...'

PMI, alla Milano Music Week il panel 'Copyright Directive: what’s next?'. Francesca Trainini (Impala): 'Per le indie direttiva di vitale importanza'

Quello che pareva il fatidico ultimo miglio è ancora tutto da percorrere: la sospirata direttiva europa sul copyright, approvata dal Parlamento Europeo nel settembre 2018 e ratificata all'inizio di quest'anno, deve ancora essere recepita dai governi dei singoli paesi della Comunità. Il compimento del disegno legislativo è stato oggetto del panel "Copyright Directive: what’s next? La tutela dei diritti degli Artisti e il valore della musica post rivoluzione digitale", promosso da PMI - Produttori Musicali Indipendenti nell'ambito della Milano Music Week 2019 che ha avuto luogo il prossimo venerdì, 22 novembre, presso la sala B di BASE Milano, in via Bergognone, 34, nel capoluogo lombardo. Tra i relatori era presente anche Francesca Trainini, Chair dell'associazione europea di etichette indipendenti IMPALA e Vice Presidente di PMI, che ha spiegato a Rockol l'importanza di non dare per scontato il percorso seguito fino a ora dall'assemblea di Strasburgo.

"La direttiva sul copyright è stata approvata dal parlamento UE in via definitiva all'inizio di quest'anno, ma adesso tocca ai singoli stati membri recepirla perché diventi a tutti gli effetti una legge applicabile sul proprio panorama legislativo", ha spiegato la Trainini: "Gli stati hanno a disposizione due anni dall'approvazione definitiva per deliberare in merito, ma - essendo il testo appunto una direttiva - ogni governo è chiamato a lavorare non su un testo preciso, ma su delle indicazioni passibili di interpretazioni. Oggi l'Italia ha un governo diverso rispetto a quello in carica quando la direttiva UE fu approvata: mentre l'esecutivo precedente era contrario, quello attuale - avendo tra l'altro collaborato per tre anni con gli estensori del provvedimento - è favorevole alla direttiva, tanto da aver dichiarato di essere pronto ad accoglierla entro i primi sei mesi del prossimo anno. Il prima possibile. L’Unione Europea, in queste settimane, è impegnata - per mezzo di incontri con tutti gli attori della filiera coinvolti - nell'elaborazione di linee guida da fornire ai singoli stati, che molto probabilmente verranno emanate a inizio 2020".

Però, appunto, il futuro è ancora tutto da scrivere, e qualcuno - a differenza di noi - si è già portato avanti col lavoro: "Ci sono due paesi più avanti degli altri nel processo di recepimento della direttiva, la Francia e la Germania", prosegue la Trainini, "Il governo di Parigi aveva promesso di legiferare già entro lo scorso ottobre: pur non riuscendo a rispettare la tabella di marcia annunciata, in merito i francesi possono già contare su un prospetto di legge. In Germania è successa più o meno la stessa cosa: a Berlino ci sono stati dei problemi, ma anche lì c'è già una bozza di legge pronta. Ecco perché al panel 'Copyright Directive: what’s next? La tutela dei diritti degli Artisti e il valore della musica post rivoluzione digitale' sono stati invitati Heloise Fontanel (Head of European and International Public Affairs di Sacem, la società di collecting francese), Micki Meuers (Chair di DEFKOM, associazione di compositori tedeschi, e membro della società di collecting con sedi a Berlino e Monaco GEMA): sarà interessante ascoltare cosa avranno da dirci, il percorso seguito nei loro paesi potrà servici da esempio".

L'Italia corre davvero il rischio che quanto deliberato dal parlamento UE resti lettera morta? "E' impensabile che la direttiva, in Italia, non venga recepita", assicura la Trainini: "Nemmeno il governo più ostile al testo potrebbe permettersi di farlo, perché per il nostro Paese scatterebbe una procedura di infrazione. Inoltre molti elementi della filiera creativa 'emigrerebbero', dal punto di vista legale, in Francia e in Spagna, e a farne le spese sarebbe l'intero sistema: questi paletti non possono essere spostati per nessuna ragione, tanto meno per scopi politici".

PMI e IMPALA, per ovvie ragioni, seguono la vicenda da una prospettiva particolare, ovvero quella delle realtà indipendenti, che - rispetto ad altri elementi della filiera creativa italiana e internazionale - sono più sensibili al percorso di recepimento della direttiva, perché più esposte alle storture di un mercato ancora da regolare nella sua completezza: "Le realtà indipendenti sono in prima linea, perché – costituzionalmente - devono reggersi da sole", conclude la Trainini, "Le major spesso hanno legami, più o meno manifesti, con i big del digitale, per mezzo di rappresentanze nei consigli d'amministrazione o impegno di capitali. La direttiva sul copyright ha come scopo quello di creare un mercato uguale per tutti. Alle major converrà? Chi può dirlo: probabilmente saranno svantaggiate dal lato tech ma favorite su quello discografico. Ma per le indie, che si mantengono solo con la propria attività, uno scenario che permetta a tutti di competere ad armi pari è di vitale importanza: le realtà indipendenti ne trarranno sicuramente giovamento, essendo oggi come oggi il mercato sbilanciato a favore delle major".

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