I talk show di Rockol per la Milano Music Week: Luca Carboni sulla nuova scena romana

In occasione della presentazione del libro "Mamma Roma" di Mattia Marzi, l’incontro con Luca Carboni, Luca Bernini e lo stesso autore del volume è stato un momento di riflessione sulla terza scuola di cantautori della Capitale

I talk show di Rockol per la Milano Music Week: Luca Carboni sulla nuova scena romana

Si è svolto ieri pomeriggio, 19 novembre, uno dei talk show organizzati da Rockol a Germi - Luogo di contaminazione per la Milano Music Week. In occasione della presentazione del libro “Mamma Roma” di Mattia Marzi, il focus dell’incontro con Luca Carboni, Luca Bernini e lo stesso autore del volume è stato la nuova scena musicale romana.

Il giornalista musicale Mattia Marzi, come introdotto da Luca Bernini durante l’evento, nel suo libro racconta la terza scuola di cantautori romani, immortalando non solo i protagonisti della nuova scena romana - come, tra gli altri, Niccolò Contessa de I Cani, Calcutta, Coez e Tommaso Paradiso - ma proponendo anche le figure, i quartieri e i luoghi della Capitale (come, tra gli altri, Il Circolo degli Artisti, Marmo, StudioNero) e le etichette discografiche (Bomba Dischi, Maciste Dischi e Carosello per esempio) di questa nuova generazione di cantautori.

Luca Carboni - che ha raccontato di avere da sempre “un feeling speciale con Roma e i romani”, ricordando di aver firmato il suo prima contratto con l’etichetta romana RCA e aver collaborato con autori sia della seconda sia della terza scuola romana - ha sottolineando come la Capitale, a differenza della sua città Bologna, ha visto emergere negli anni tanti cantautori e spesso nello stesso periodo. Il cantautore bolognese ha poi aggiunto: “Mi ha sempre colpito questa cosa di Roma. La presenza di una scuola romana è sempre stata per me un evento e una cosa misteriosa perchè io riconosco agli artisti della mia città, Bologna -vista da tutti come una città d’arte - di essere, artisticamente, isolatissimi. Non si suona insieme e siamo molto individualisti.”

Nel libro “Mamma Roma” Mattia Marzi riconosce Riccardo Sinigallia come l’anello di congiunzione tra la seconda scuola romana e la terza, avendo prodotto, tra gli altri, i dischi di Niccolò Fabi e Tiromancino, ed essendo stato al lavoro come produttore, per esempio, sull’album di Francesco Motta “La fine dei vent’anni” uscito nel 2016.

Luca Carboni - che, tra gli altri, ha lavorato anche con Sinigallia - di recente ha collaborato con esponenti della nuova scena musicale romana. Oltre ad aver lavorato con Tommaso Paradiso nel 2015 - che ha composto le musiche per il brano “Luca lo stesso”, il cui testo è firmato dal cantautore bolognese - Carboni ha coinvolto nel suo album “Sputnik” Calcutta, con cui firma la canzone ”Io non voglio”, Giorgio Poi nel pezzo "Prima di partire" e Gazzelle nella traccia “L’alba".

Il cantautore di Bologna, raccontando di aver trovato un legame e una sintonia naturale con questi artisti ed esponenti della nuova scena cantautorale, ha detto:

“Questa terza generazione mi ha insegnato tanto. Sono ragazzi attenti ai testi e al linguaggio e sono tutti a un livello molto alto di scrittura. È stata una bella esperienza lavorare con loro.”

Luca Bernini - citando il disco di Luca Carboni del 1998, “Carovana”, e facendosi raccontare dal cantautore bolognese questo album che ha creato in casa, lavorando su arrangiamenti di una tastiera da piano bar prima di mixarlo in uno studio di Bologna - ha evidenziato come lo stesso Carboni sia stato un un po' un anticipatore di questa scena di cantautori. Mattia Marzi ha, infatti, raccontato come molti dei cantautori della nuova generazioni hanno lavorato ai loro album in casa e nelle loro camerette.

L’autore di “Mamma Roma” ha poi ricordato che Tommaso Paradiso, durante il concerto dei Thegiornalisti al Circo Massimo, ha presentato Luca Carboni sul palco come il padre dell’itpop, o indie pop. Il cantautore bolognese ha raccontato di non essersi mai soffermato tanto su questa definizione - ripresa anche da diversi giornalisti - ma ha riconosciuto di avere un feeling in comune, un linguaggio in comune, con gli artisti di questa nuova generazione che, probabilmente, prendono a esempio alcuni suoi dischi di anni fa. Carboni ha poi aggiunto: “Il mio linguaggio è nato dopo una gran rivoluzione, avvenuta soprattutto a Bologna. Dopo diversi artisti impegnati, ci sono stati gli Skiantos e ne sono rimasto folgorato. Ho avvertito questo nuovo mondo come uno stimolo per scrivere testi. Gli Skiantos hanno liberato tutto ciò che era stato stigmatizzato.”

La nuova scena musicale romana, che ha raggiunto l’apice del successo proprio con Tommaso Paradiso e Calcutta, ha portato forse a confondere la figura del cantautore con l’autore di testi - facendo un paragone tra le canzoni della prima e seconda scuola romana con quelle della nuova generazione. Luca Carboni, a riguardo ha detto: “L’ho vissuto negli anni ‘80, questo rifiuto della parola ‘cantautore’, e l’ho vissuto sulla mia pelle. Mi dava quasi fastidio, proprio perchè io mi ritenevo di una generazione che non aveva così tanti legami con i cantautori classici, che c’erano stati prima di me. Ho provato a ribellarmi, poi l’ho accettata perchè ho finito per non trovare una parola da coniare più interessante e ‘autore di canzoni’ mi sembra un po’ riduttivo.” Ha poi aggiunto: “Quindi mi piace tenere il termine ‘cantautore’ e teniamolo anche per Tommaso Paradiso insomma - adesso che non è più una band poi. Ognuno è impegnato a modo suo, con una modalità diversa. Non è per forza solo sui grandi temi sociali che vieni riconosciuto come cantautore. Anzi, se riesci a scrivere qualcosa di grande anche nel piccolo sei comunque uno che canta ciò che ha scritto e che racconta la sua storia.”

Riflettendo sullo stato attuale della terza scuola di cantautori, nata presso il Circolo degli Artisti di Roma, Mattia Marzi ha raccontato che si è assistito alla sua fine probabilmente proprio al Circo Massimo con l’ultimo concerto dei Thegiornalisti - prima dell’addio alla band romana di Tommaso Paradiso. Tuttavia, è possibile riporre fiducia in una figura come quella di Fulminacci - non riportato tra le pagine del libro di Marzi perchè pubblicato prima che Filippo Uttinacci emergesse - e vederlo come un nuovo spiraglio di questa scena romana. Oppure è arrivato il momento per altre città italiane di offrire una nuova generazione cantautorale. Una di queste potrebbe essere proprio Bologna che, come ha raccontato Luca Carboni, è la città in cui ora vivono Calcutta e Giorgio Poi e dove si trova lo studio di registrazione di Andrea Suriani, produttore e ingegnere del suono.

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