Tiziano Ferro e "Accetto miracoli': "Il pop è un'arma per cambiare la realtà"

Il cantante racconta il nuovo corso della sua vita e della sua musica, il rapporto con Timbaland e con Jovanotti. La videointervista

Tiziano Ferro e "Accetto miracoli': "Il pop è un'arma per cambiare la realtà"

Tiziano Ferro è felice. Lo abbiamo incontrato due volte, in questi giorni, e lo abbiamo trovato raggiante: prima lo abbiamo raggiunto in studio per una videointervista; poi oggi, 20 novembre, alla presentazione di “Accetto miracoli” nella sala Fontana del Museo del ‘900, con una stupenda vista su piazza del Duomo.
E’ felice per il nuovo corso della sua vita, non solo quella privata, ma quella musicale: “Accetto miracoli” esce il 22 novembre e rivisita la storia e il sound di Tiziano - le ballate e i pezzi “urban” -  grazie ad un nuovo team di produzione. Terminato lo storico rapporto con Michele Canova - che lo seguiva dagli esordi - Ferro è riuscito a lavorare con il suo idolo, Timbaland, nome di punta del pop e della musica r'n'b statunitense degli ultimi 20 anni.
È una mossa non dissimile da quella di Jovanotti, che ha inciso gli ultimi due dischi con il suo guru Rick Rubin. E proprio  Lorenzo è presente nel disco, duettando in “Balla con me”: “È stato il mio idolo, faccio ancora fatica a chiamarlo collega”, dice Tiziano.
Il risultato del nuovo corso è un disco riconoscibile ma dai suoni nuovi, che verrà portato in tour il prossimo anno, dal 30 maggio in Italia, e poi in autunno in Europa.  "Tutto è diverso. Tutto. E questi cambiamenti della vita finiscono inevitabilmente in un disco", racconta. Ce lo siamo fatto raccontare da lui stesso.

Partiamo dalla domanda più generale e banale: il titolo. Più intimista, così come la foto in bianco e nero in copertina.
Il titolo mi è arrivato subito, ma l’ho negato a me stesso, poi l’ho recuperato. “Accetto miracoli” è la prima canzone che ho scritto, ma inconsciamente non accettavo questo testo. Forse perché arrivava dopo dischi discretamente luminosi dal punto di vista del messaggio e questa invece è una canzone che parla del fatto che vedo degli ostacoli e che accetto degli interventi esterni per cambiare le cose.  Ma è stato però un titolo profetico perché stavo iniziando un percorso di completo cambio: questo è disco dei miracoli, del cambiamento inaspettato. Ho iniziato una relazione che ha cambiato la mia percezione delle unioni, ho lavorato con un team di produzione nuovo, e che team di produzione...

In cinque canzoni ricorre la parola "guerra": come mai tanta enfasi sui conflitti?
Non ho mai avuto paura di parlare di conflitti interiori. Ho sempre invitato le persone ad abbracciare le loro lacerazioni. Ma sono uno sono scrittore pop: pr questo c'è una canzone che si initola "L'uomo pop". Fare la guerra con il pop oggi signfica davvero cambiare le cose: quando vedo decine di migliaia di  persone in uno stadio, penso e che il pop ha un potere reale. Il pop crea parentesi sulla realtà, è un'arma bella, di questi tempi.

Musicalmente, la notizia è la presenza di Timbaland, che ha prodotto 9 canzoni. Un tuo idolo: come vi siete conosciuti?
È un sogno che si è avverato senza che neanche me ne rendessi conto. È nato da un’idea del team di  discografici della Universal: Timbaland si era aperto ad ascoltare progetti al di fuori del suo circuito statunitense. Sono andato ad incontrarlo e  dopo 20 minuti di chiacchiera mi ha chiesto “Dove sono le canzoni? Su iniziamo a fare qualcosa!”. Ho recuperato al volo due demo e lui ha iniziato a metterci mano: sono entrato per un caffè e sono uscito con una canzone e mezza prodotta. È stata una cosa utile, lo dico senza amarezza nei confronti del passato: anche musicalmente avevo bisogno di uscire da una zona di conforto e di tornare a fare l’alunno. L'ho fatto con un colosso ed è stato un terremoto emotivo.

Qual è stato il vostro metodo di lavoro?
Potrei parlare ore di quello che abbiamo fatto in studio: una delle prime cose che mi ha detto è che la mia voce gli ricordava le canzoni in italiano nella musica degli anni ’60 e ’70. Quando ha ascoltato i demo poi mi ha detto che, diversamente da quello che faceva di solito, non voleva entrare nella scrittura perché erano già canzoni complete. Per il resto è tutto musica e niente chiacchiere: si stava in studio e si suonava. E lui mi proponeva sempre cose fighe. Ogni tanto, da fan gli chiedevo: “Mi fai un beat come quello?” E lui: “Ma è una cosa del ’98!”.

Quali sono le tue produzioni preferite di Timbaland?
“Afrodisiac” di Brandy, un disco di perle che non ha avuto grande riscontro. Per la forma pop, “Loose” di Nelly Furtado, e ovviamente il lavoro con Justin Timberland e Bjork. La sua forza sono le canzoni.

Come mai non ha prodotto tutto il disco?
Le canzoni che non ha prodotto sono le ballate. Però alla fine, quasi come un regalo, è uscito dal suo campo e ha messo mano su "Accetto miracoli".

Oltre a due canzoni prodotte da Davide Tagliapietra, hai prodotto direttamente “In mezzo a questo inverno”, ed è la prima volta che hai questo credito.
È la mia canzone preferita del disco, e l'ho scritta pensando a mia nonna, Margherita: sarà il prossimo singolo. Quanto alla produzione, mi sono detto che se questo è il disco dello sparecchiamento, potevo cambiare anche in questo.
 Dopo 15 anni di carriera si rischiano di perdere alcune cose e l’istintualità è una di queste: in realtà ho sempre dato indicazioni molto precise sulla produzione. Mentirei a me stesso se non dichiarassi  che dietro la produzione di ogni disco ci sono mie idee e direttive. Non ho bisogno di essere accreditato ma è anche vero che quel merito non mi è mai stato riconosciuto: se dovevo fare l’alunno, ho voluto farlo anche imparando, mettendomi in gioco, e prendendomi la responsabilità.

L’unico ospite del disco è Jovanotti, con cui duetti in “Balla con me”.
Quello con Lorenzo è un duetto, non un featuring, come dice qualcuno. Nella mia testa un duetto con lui  è nato nell’88, quando avevo il suo poster in camera: è stato il mio primo idolo. A carnevale i miei amici si vestivano da cowboy e Zorro, e io mi vestivo da Jovanotti, trascinando i miei genitori in giro per latina alla ricerca del chiodo rosso e del cappellino con scritto "Boy". E' sempre rimasto presente nella mia vita, anche perché si è saputo evolvere.  

Che tipo di rapporto avete? Amicizia, competizione, complicità?
Ci siamo conosciuti nel 2005. Lui dice sempre che percepisce sempre un po’ di imbarazzo quando gli parlo, perché non riesco a vederlo come un collega, ed è vero, anche se i fatti mi smentiscono, perché facciamo lo stesso mestiere, ormai. Non credo ci sia un altro artista  vivente italiano che avrei voluto di più, e infatti c’è solo lui. Ho protetto per molti anni questa possibilità, aspettando che arrivasse la canzone giusta.
Quando ho scritto questa canzone,  mi sono sentito come quando finito di produrre “Il conforto” e ho pensato adesso posso posso rompere le scatole a Carmen, nel disco precedente. “Lorenzo  non può dire di no a questa canzone”, ho pensato, e sono andato a colpo sicuro . L’ho raggiunto a Malibu, dove stava registrando “Lorenzo sulla luna” e ho conosciuto pure Rick Rubin. Lui è saltato sulla sedia e l’ha incisa subito. È stato semplicissimo e bellissimo.

Come sarà il tour della prossima estate e come porterai sul palco queste canzoni?
In passato ho fatto cose complesse e complicate anche fisicamente. In realtà non abbiamo ancora fatto delle riunioni strategiche. Ma ho istituito una regola: a febbraio farò quarant’anni e voglio che sia una festa prolungata. Infatti il tour non si chiama come il disco. La regola è: se non sei stato singolo, non sei in scaletta. È un avvertimento alle mie canzoni che dovessero leggere o ascoltare questa intervista. È la festa che ci porta assieme - certo ci sarà anche qualcosa del disco nuovo, ma con la stessa regola: solo singoli. Poi per il resto, ovviamente ci saranno luci, colori. Chi vivrà vedrà.

Dall'archivio di Rockol - racconta "Il mestiere della vita Urban vs. Acoustic"
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