Francesco Guccini: “Non tornerò sul palco, ma sono felice che le mie canzoni volino libere”

Il cantautore modenese presenta “Natale a Pavana”, l’inedito all’interno della raccolta “Note di Viaggio”, curata da Mauro Pagani

Francesco Guccini: “Non tornerò sul palco, ma sono felice che le mie canzoni volino libere”

“Natale a Pavana” è la sorpresa della raccolta “Note di Viaggio-Capitolo 1”, in uscita domani. Un inedito, che apre il progetto, in cui Francesco Guccini torna a cantare dopo essere stato a lungo lontano dai riflettori. E lo fa in dialetto pavanese, quello parlato nel paese sull'Appennino toscoemiliano dove vive stabilmente il cantautore. . “È una lingua scomparsa – racconta il cantautore modenese, 79 anni – abito a Pavana, per me è sempre stata una seconda patria. Di Modena conservo alcune tracce, ogni tanto ritorno lì dove sono nato solo per trovare qualche vecchio amico, e nulla più. Nella canzone ricordo il Natale, il clima di festa, i treni che da bambino mi permettevano di attraversare l’Appennino lasciando Modena, la neve. Quando Mauro Pagani mi ha chiesto un testo da musicare, gli ho dato questa poesia che avevo scritto per un amico”. Sull’onda di questo brano, è pensabile un ritorno? “No, non sono Aznavour che a novant’anni salta sul palco, sono felice però delle interpretazioni di questa raccolta – continua Guccini – le mie canzoni volano libere. Quella che ho preferito? Non si dice, però quando qualche giorno fa è venuto a trovarmi Luciano Ligabue gli ho fatto i complimenti”.

L’album guarda al domani e consegna undici brani di Guccini con una nuova linfa. La copertina della raccolta ritrae una barca in mezzo al mare blu cobalto. A bordo si distinguono Manuel Agnelli, Malika Ayane, Samuele Bersani, Brunori Sas, Luca Carboni, Carmen Consoli, Elisa, Francesco Gabbani, Ligabue, Giuliano Sangiorgi, Margherita Vicario e Nina Zilli. Proprio in mezzo al gruppo, pronti a solcare le onde, ci sono Francesco Guccini e Mauro Pagani, capitani di questa avventura. “Speriamo che il viaggio vada a buon fine”, sussurra Guccini. A ognuno dei 'marinai' sull’imbarcazione è stata affidata una canzone. “Non è stato per nulla semplice né la scelta fra oltre 250 canzoni né l’assegnazione, tutti volevano “L’avvelenata” – spiega Pagani – De André diceva: “tutto quello che non è necessario, è superfluo”. Lavorare sui brani di Francesco è stato un grande onore, ma era necessario mantenerne il cuore, scartando tutto il resto. L’obiettivo è sempre stato quello di cucire il brano addosso all’interprete. Credo che un lavoro straordinario lo abbiano fatto le voci femminili coinvolte. Siamo sempre stati abituati a sentire queste canzoni proposte dai vocioni di Guccini o dei Nomadi, l’apporto delle artiste scelte è stato sorprendente e significativo”. Guccini irriverente: “Davvero ho scritto più di 200 canzoni? Per molti sembra ne abbia realizzate solo tre: “Dio è morto”, “La locomotiva” e “L’avvelenata”. Una sera ero a Bologna, in un'osteria, ed è entrato Vasco Rossi, che mi ha fatto i complimenti per “L’avvelenata”. “Ne ho scritte anche altre, eh”, gli ho risposto…”.
Gli abbinamenti artista-canzone sono stati tutti svelati: Elisa - Auschwitz, Ligabue - Incontro, Carmen Consoli - Scirocco, Giuliano Sangiorgi - Stelle, Nina Zilli - Tango per Due, Brunori Sas - Vorrei, Malika Ayane - Canzone quasi d’amore, Francesco Gabbani - Quattro Stracci, Samuele Bersani e Luca Carboni - Canzone delle osterie di fuori porta, Margherita Vicario - Noi non ci saremo, Manuel Agnelli e Mauro Pagani - L’avvelenata.

La raccolta ha un significato, è anche un dono per le nuove generazioni. “Quando ascoltai “Auschwitz” per la prima volta fu una folgorazione, proprio come per un pezzo di Dylan – ricorda Pagani – era evidente che si potesse fare ottima musica scrivendo anche testi di spessore. Credo che sia questo il vero messaggio senza tempo”. Dove nasce il rapporto fra Pagani e Guccini? “Viene da lontano, ho sempre stimato Mauro: a un Premio Tenco, a Sanremo, gli chiesi gentilmente di collaborare, ma lui mi mandò a cagare”, sorride Guccini. Pagani ribatte con tono giocoso: “Francesco, non è andata così, lo sai. Ma quale approccio gentile: ti sei avvicinato e mi hai detto: “tu che sei una troia, vai con tutti, perché con me non hai mai lavorato?”. Detto questo in quel periodo proprio non potevo. Ma adesso abbiamo recuperato”. Nel 2020 uscirà il secondo capitolo. “Ci sarà sicuramente l’interpretazione di “Vedi cara” – anticipa Pagani – è difficile pensare che il secondo volume possa contenere un altro inedito, vedremo”. Il possibile coinvolgimento di un rapper? “Una volta feci “L’avvelenata” in chiave rap, i miei musicisti rimasero sconvolti – conclude Guccini – è molto complicato trasformare i miei pezzi usando un linguaggio rap. Al di là di questo, mi piacerebbe che un giorno un qualunque artista interpretasse “Van Loon”, canzone che scrissi per mio padre e che, dopo la sua morte, non sono più riuscito a cantare”.

Claudio Cabona

Dall'archivio di Rockol - La storia di "Radici" di Francesco Guccini
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