Concerti memorabili: R.E.M., Catania 6 agosto 1995

“Emozioni, verità e backstage dei più leggendari concerti rock”: Massimo Cotto li racconta nel suo libro “Rock Live”, di cui proponiamo un estratto
Concerti memorabili: R.E.M., Catania 6 agosto 1995

È stato difficile, in questo caso, scegliere un solo concerto da raccontare per esteso, ma alla fine mi sono deciso. Stadio Cibali di Catania, 6 agosto 1995. Per molte ragioni. E proverò a dirle tutte, partendo dalla persona che portò i R.E.M. a casa sua: Francesco Virlinzi. È stato un grande uomo, non solo un amico. Per merito suo, Catania diventò per qualche anno una piccola Seattle. Di più: la molla di un movimento, perché quel Rinascimento catanese si allargò a tutta la Sicilia e, perdonatemi la retorica, a tutto il Sud. Con Francesco, tornò la voglia di sognare, di credere che tutto era possibile. Lui sorrideva e diceva, con una disarmante semplicità: “Proviamoci. Secondo me ci riusciamo”. Riuscì a creare un’etichetta, la Cyclope, che lanciò Carmen Consoli, Brando, Flor De Mal, Mario Venuti, Nuovi Briganti, Moltheni, Amerigo Verardi e che diede linfa al rock. Creò energia contagiosa. La sera, Catania tornò a vivere nei locali. Si faceva musica fino a tardi, si mangiava e beveva e rideva. Riuscì a catturare l’attenzione di Bruce Springsteen, che si fermava spesso a parlare a lungo con lui. Diventarono amici e il Boss lo invitò a seguirlo in tour. La stessa cosa con i R.E.M., ai quali Francesco raccontò la bellezza di vivere sotto il vulcano. E dire che parlava malino l’inglese. Ma quando parlava, rimanevi incollato a lui. Francesco Virlinzi detto il Moro. Il suo ricordo sopravvive grazie alla madre, Nica Midulla. Lei sa che, se ha bisogno di me, io ci sarò sempre.

Francesco invitò i R.E.M. a esibirsi a Catania. E loro arrivarono, con una disponibilità totale. Una sosta all’Hotel San Domenico di Taormina e poi conferenza stampa di mattina nel palazzo degli Elefanti del Municipio. Poi, a piedi per le strade della città. La gente li ferma per un autografo, più spesso si limita a salutare: “Ciao Michael, ciao Peter”. Come si fa con gli amici. E con gli occhi pieni di orgoglio che hanno i siciliani veri, meravigliosi. Chiedono, i R.E.M., di vedere la città vecchia, di pranzare in putia, le osterie povere dove il turista non indirizzato non entrerebbe mai. E poi, il concerto. I camerini sono quasi spogli, la band non ha chiesto niente di particolare. Giusto una pizza. Due i gruppi spalla: i Flor e i Radiohead. Avete letto bene: i Radiohead di Thom Yorke gruppo spalla. Non li conosceva nessuno, eppure Stipe prometteva a tutti che sarebbero diventati presto famosi. Stipe che, mentre gli altri suonano prima di lui, va ai lati del palco e scatta foto a Flor e Radiohead. Souvenir dal vulcano.

Questa sera, come omaggio a Francesco Virlinzi, hanno preparato una scaletta più lunga di mezz’ora rispetto agli standard: 26 canzoni, da “Murmur” a “Monster”. Sentieri che muovono dalla psichedelica d’autore con tanto di jingle jangle (il suono delle 12 corde di Roger McGuinn dei Byrds) degli esordi al garage sound con abbondanza di feedback degli ultimi tempi. E, in mezzo, mille bagliori underground, rock ad alto contenuto calorico, sussulti folk, mandolini inattesi a queste latitudini americane. Quattro gli inediti: “Wake Up Bomb”, “Undertow”, “Departure” e “Revolution”. I primi tre finiranno su “New Adventures In Hi-Fi”, album sottovalutato che merita una riscoperta anche solo per quel gioiello assoluto che è “E-bow The Letter”, con Patti Smith a magnificare nel coro e a strapparti la pelle dalla schiena.

“Strange Currencies” ha scatenato il rito degli accendini, “Tongue”, cantata alla maniera di Smokey Robinson e dei vecchi cantanti della Motown, dedicata alle donne, ha prodotto l’ovazione del pubblico femminile, “Losing My Religion” ha imposto il coro e l’ovazione somma, “Let Me In” la commozione, “Everybody Hurts” la dolcezza. Ma ogni brano ha ribadito, forte e chiaro come una trasmissione senza interferenze, che il rock, nella sua più pura essenza e nella sua declinazione dal vivo, è un dono degli Dei, un omaggio del Sublime. Un tappeto magico per gli abitanti di questo mondo strano, scomposto e decomposto, che ritrova unità e bellezza davanti a un uomo che canta, ad altri che suonano, all’Arte che danza.

Questo testo è tratto, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, che ringraziamo, dal libro “Rock Live” di Massimo Cotto, edito da Mondadori (275 pagine, 18 euro), al quale rimandiamo per la lettura completa del capitolo relativo e per tutti gli altri concerti in esso raccontati.

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