Concerti memorabili: The Who, Verona 11 giugno 2007

“Emozioni, verità e backstage dei più leggendari concerti rock”: Massimo Cotto li racconta nel suo libro “Rock Live”, di cui proponiamo un estratto
Concerti memorabili: The Who, Verona 11 giugno 2007

Ripenso a Eddie Vedder a Milano e mi dico che probabilmente c’è solo una cosa più brutta di salire su un palco davanti a decine di migliaia di persone sapendo che non hai voce, ed è perdere la voce mentre sei sul palco. È quello che è successo al concerto degli Who all’Arena di Verona, l’11 giugno 2007. Un concerto atteso come la manna da tutti gli amanti del rock. Gli Who, che sono tra i pochi ad aver inciso le tavole della legge, hanno da poco pubblicato “Endless Wire”, il disco che ha spezzato un silenzio discografico lungo 24 anni. Ora si sono imbarcati in un tour europeo di 24 date, che fa tappa anche in Italia, dove mancano da quarant’anni. Insomma, ci sono tutte le premesse per vivere un evento unico.

Quando salgono sul palco, ti accorgi che il tempo è passato quel tanto che basta per sorridere e tirare fuori dallo zaino l’indulgenza necessaria. Del resto, anche tu non sei come quando avevi vent’anni in tasca. Roger Daltrey, in maglietta nera, non ha perso il carisma; Pete Townshend, in giacca e camicia, non ha smarrito la voglia d’eleganza. Questo conta. Con loro c’è una band coi fiocchi, dove trovano posto Pino Palladino; il figlio di Ringo Starr, Zak Starkey; Simon Townshend, il fratellino di Pete; e il veterano di mille battaglie John Bunny Bundrick.

Inizio spettacolare, come si conviene a chi deve dimostrare che la ruggine non ha diritto di cittadinanza tra le leggende: “I Can’t Explain” produce la prima ovazione, poi arrivano “The Seeker”, “Substitute” e “Fragments” dal nuovo album. “Who Are You” è uno schiaffo al passato, con Townshend a far parlare la Stratocaster e Daltrey a far roteare il cavo del microfono. All’Arena ci sono dodicimila persone rapite, ma prima che il brano finisca ci sono dodicimila persone preoccupate. Su Verona si abbatte un violento nubifragio. Il vento manda raffiche anche sul palco, nonostante sia coperto, e sulla strumentazione. La prima reazione di Townshend è di divertimento: “This is the first time it rains on me. It’s supposed to rain on you”. La gente accenna una risata, ma poi cerca subito un riparo, perché gli elementi della natura sono su tutte le furie. Townshend è costretto a interrompere il concerto. Fa segno con la mano al pubblico: cinque minuti. Ci vorrà un’ora prima che smetta di piovere, sessanta minuti durante i quali i seguaci degli Who hanno estratto dalla memoria tutte le preghiere che avevano imparato da ragazzi.

Si ricomincia, per fortuna. Ma ecco che arriva, inatteso come la grandine sui campi, un nuovo problema, persino più grave del primo. Durante “Behind Blue Eyes”, a Daltrey prima la voce si incrina e poi sparisce. Dannata umidità. Colpito nella sua unica forza, il cantante degli Who getta il microfono e abbandona il palco, furioso. La gente è sconcertata. Riprende a pregare. Non vede quello che sta succedendo nei camerini, dove Townshend cerca di convincere il suo amico/nemico a tornare sul palco, perché non si può andare via così, perché si può cambiare la scaletta in corsa, e qualche canzone magari cantarla lui, perché no? Roger si convince. Il concerto riprende. Daltrey fa spesso da seconda voce, Townshend conduce il gioco. C’è entusiasmo alle stelle per “Magic Bus”, “Baba O’Riley”, “Pinball Wizard” e “The Kids Are Alright”. I ragazzi non stanno proprio bene, ma se la cavano egualmente alla grande. Arriva “My Generation” e poi “Won’t Get Fooled Again”. Siamo arrivati alla fine. I due si abbracciano e in quell’abbraccio c’è solo amore e niente odio. “Mi spiace, torneremo”, dice con quello che gli resta di voce Daltrey prima di scomparire.

In un modo o nell’altro, per un motivo o per l’altro, anche questo concerto entra nel girone degli Indimenticabili.

Questo testo è tratto, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, che ringraziamo, dal libro “Rock Live” di Massimo Cotto, edito da Mondadori (275 pagine, 18 euro), al quale rimandiamo per la lettura completa del capitolo relativo e per tutti gli altri concerti in esso raccontati.

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