Rickie Lee Jones a Lucca: il racconto del concerto e la scaletta

La cantautrice statunitense si è esibita ieri sera, 13 novembre, al Teatro del Giglio di Lucca

Rickie Lee Jones a Lucca: il racconto del concerto e la scaletta

“Sono contenta di essere in Italia, anche perché è l'unico paese che mi ha dato un premio”. Rickie Lee Jones entra così sul palco del Teatro del Giglio di Lucca non pienissimo riferendosi al Premio Tenco che le fu dato nel 2000 per “avere raccontato il lato ombroso, scomodo e inquieto dell'America”.
All'età di 65 anni la cantante di Chicago, per molti erede artistica di Janis Joplin e Joni Mitchell, continua a cantare storie di personaggi marginali e vicende autobiografiche.
E se la sua voce durante le presentazioni dei brani è piuttosto roca e profonda, quando canta torna ad essere quella unica e bizzarra, talvolta infantile e delicata, poi, subito dopo, aspra e astratta, muovendosi verso direzioni sorprendenti.

Il concerto si muove tra le cover degli anni 50 e 70 dell'ultimo disco “Kicks”, il suo disco d'esordio e qualche canzone presa qua e là dalla sua discografia di qualità altalenante come ad esempio “Scary Chinese Movie” tratto da “Ghostyhead” il disco non felicissimo dove si cimentava con l'elettronica “e che avranno comprato una settantina di persone” racconta divertita la Jones.
“Chuck E's in love”, la celebre traccia che apriva il suo disco d'esordio, viene eseguito subito all'inizio, improvvisando attorno alla melodia con voce e chitarra, perché questo non è certo un concerto autocelebrativo.
A supportarla l'ottimo Michael Dillion alla batteria, vibrafono e percussioni, Cliff Hines e Robbie Mangano che si alternano al basso, chitarre elettriche, ukulele e tastiere.
Interessanti le esecuzioni dell'ultimo disco in cui trasforma “Bad company” della omonima band di Paul Rodgers in un lunga suite di rock psichedelico, mentre la country song “Cry” di Johnnie Ray in una intensissima ballad, regalando uno dei momenti più intensi del concerto.
Un capitolo a parte è dedicato a “Pirates” suo secondo disco del 1981 e forse uno dei bei break-up record di sempre, dedicato alla fine del suo rapporto con Tom Waits: “We Belong together” e “Living it up” vengono eseguiti al piano con ampie variazioni sul tema, perché RLJ rimane principalmente una cantante di improvvisazione jazz.
La parte finale è puro storytelling in musica con “Danny's All-Star Joint” e “The Last Chance Texaco” tra Americana e jazz, vestiti boho chic e camere disordinate del Tropicana Motel a West Hollywood.
Nessun bis. Troppo prevedibile per un set tutto incentrato sull'intimità e l'onesta, narrazione e improvvisazione.
Il tour prosegue domani 15 novembre a Milano (Fabrique) e il 16 a Roma (Auditorium della Musica).

(Michele Boroni)

Scaletta:
Weasel and the White Boys Cool    
Youngblood    
Chuck E's in Love     
You're Nobody Till Somebody Loves You (Dean Martin cover)     
Scary Chinese Movie     
Bad Company (Bad Company cover)     
Cry (Johnnie Ray cover)     
Juke Box Fury     
Deep Space    
We Belong Together     
Living It Up    
I Wasn't Here    
Lap Dog   
Danny's All-Star Joint    
Ghost Train    
The Last Chance Texaco

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