Angelo Branduardi al Konzerthaus di Vienna: la recensione

Il nostro musicista, nel corso del suo tour europeo, ha suonato nella prestigiosa sala da concerti austriaca.

Angelo Branduardi al Konzerthaus di Vienna: la recensione

Si è concluso il 4 novembre a Monaco di Baviera il tour europeo di Angelo Branduardi, che ha toccato fra ottobre e novembre Svizzera, Belgio, Austria e Germania, e lo ha visto esibirsi in prestigiose sale da concerto come il Kulturpalast di Dresda, la Gewandhaus di Lipsia e il Wiener Konzerthaus di Vienna, dove l’artista italiano ha suonato l’1 novembre (e dove si era già esibito in passato).

Il Konzerthaus è una delle sale da concerto più importanti non solo della capitale austriaca, ma anche d’Europa: ospita musicisti e orchestre di fama mondiale, e insieme al Musikverein (forse più conosciuta del Konzerthaus perché ospita il concerto di Capodanno dei Wiener Simphoniker, trasmesso ogni anno in mondovisione il primo di gennaio) il è una vera istituzione nell’ambito musicale internazionale. L’elegante sala, decorata in Jugendstil, con grandi colonne di marmo bianco dalle striature verdi ai lati, non ospita solo concerti di musica classica ma offre un programma più variegato e meno tradizionale, aperto anche ad altri generi di musica, dal jazz al folk.

Quello viennese è un pubblico sofisticato e competente. La musica è parte integrante della cultura popolare austriaca: è una materia importante nel programma scolastico dei bambini fin dalle elementari, ci sono molte scuole di musica e i cosiddetti biglietti in piedi (Stehplätze) non sono affatto cari. Venerdì 1 novembre erano in molti - austriaci e non solo, perché tra i presenti c’erano anche molti italiani residenti nella capitale austriaca -  ad applaudire il nostro Branduardi: anche se dalle logge si notava che gli spettatori del parterre avevano in maggioranza i capelli bianchi.

Con puntualità austroungarica (gli austriaci ci tengono molto) Branduardi si è presentato sul palco accompagnato dalla sua band, con Antonello D'Urso alla chitarra, Stefano Olivato al basso, Fabio Valdemarin alle tastiere e alla fisarmonica e Davide Ragazzoni alla batteria.

Con la sua caratteristica chioma, ancora molto folta ma ormai totalmente imbiancata, vestito con un lungo camice nero e pantaloni scuri, Branduardi ha imbracciato il violino e ha dato inizio al concerto con “Si può fare”. Proseguendo il concerto, per alcuni brani il musicista di Cuggiono ha – come da sua abitudine – presentato alcuni dei brani fornendo informazioni sia sul contenuto dei testi e il loro contesto storico, sia sugli aspetti melodico/armonici delle composizioni. E’ stato particolarmente apprezzato il fatto che Branduardi abbia parlato in tedesco, con buona proprietà di linguaggio e un ottimo accento. In particolare il musicista si è dilungato a spiegare il senso dei brani dell’album “Infinitamente piccolo" (“Il Cantico delle Creature", “Il Sultano di Babilonia e la prostituta" e “La predica della perfetta letizia”) e li ha introdotti citando una massima francescana (“se si prende un pezzo di carta e lo si spezza in due e ogni parte si continua a spezzarla in altrettante parti, si otterranno un' infinità di pezzetti di foglio") riferita all' idea dell'infinità dell' Universo che si ritrova dentro tutti noi.

Non sono mancate in scaletta le classiche “Ballo in fa diesis minore", “Alla fiera dell' Est", “Il dono del cervo", “Il ciliegio", “La luna", “Gulliver” e “Lord Franklin”, e “La canzone di Momo", per la quale si è spinto fin sul proscenio, catturando l’affascinata attenzione della sala anche con la sua gestualità da sciamano.

Ha chiuso la serata “La pulce d' acqua", per la quale il pubblico viennese ha abbandonato la sua compostezza: tutti si sono alzati in piedi in piedi e hanno accompagnato il pezzo applaudendo, alcuni spettatori persino cantando e ballando sulle note del protagonista del concerto.

Natascia De Franceschi

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