Quella volta che i Ramones aprirono per i Litfiba: Piero Pelù racconta

Nel 1991 la band di 'Blitzkrieg Bop' fece da spalla al gruppo toscano, che con 'El Diablo' si stava consacrando presso il grande pubblico. E il frontman fiorentino ricorda: 'Mi mordo ancora le mani: la timidezza mi ha fregato, perché...'

Quella volta che i Ramones aprirono per i Litfiba: Piero Pelù racconta

Nella storia della musica dal vivo non è così raro vedere i maestri fare da gregari agli allievi: nel 1993, a Milano, la leggendaria voce dei Led Zeppelin Robert Plant si prestò come "spalla" all'allora giovanissima promessa Lenny Kravitz, ai tempi lanciato alla volta dello stardom dal suo terzo album "Are You Gonna Go My Way". Lo stesso anno, le quattro date dello Zoo TV Tour degli U2 di Strasburgo, Parigi, Losanna e Basilea vennero aperte dai Velvet Underground, riunitisi un anno prima con la line up storica di "The Velvet Underground & Nico" (1967) e "White Light/White Heat" (1968) con John Cale a basso, viola e piano. E' la dura legge del rock, che - specie quando si passa dal botteghino - il glorioso passato e gli status di culto li considera sì, ma fino a un certo punto.

Nel 1991 i Litfiba si consacrano con il loro quinto album, "El Diablo", come la rock band italiana per definizione. Il tour in supporto al primo dei quattro capitoli della "tetralogia degli elementi" parte a gennaio dai palasport e tiene impegnata la band toscana quasi tutti i giorni fino al termine del settembre successivo. Dopo una sortita oltreconfine in tarda primavera tra Svizzera, Belgio e Francia, Piero Pelù e i suoi fanno ritorno in Italia per le prime grandi date all'aperto. Il 4 luglio a Milano il gruppo di "Proibito" sale - insieme a Gang e Negazione - sul palco dei Mano Negra all'Arena Civica di Milano. I Litfiba proseguono alla volta di Padova, il giorno successivo, per poi dirigere alla volta di La Spezia, dove il 6 luglio, allo Stadio Comunale, vivranno un'esperienza decisamente fuori dal comune, pur per una band già lanciata verso il successo: avere i Ramones come gruppo spalla.

Al di là dell'indiscutibile popolarità goduta dalla formazione fiorentina rispetto al quartetto punk rock newyorchese presso il pubblico italiano, Joey Ramone e i suoi, all'epoca, non stavano passando uno dei momenti più fulgidi della propria carriera: il bassista e cofondatore del gruppo di "Beat on the Brat" Dee Dee Ramone aveva lasciato la band dopo la fine del tour di "Halfway to Sanity" riuscendo a prendere parte - seppur parzialmente - alle session di registrazione di "Brain Drain", che nonostante la buona prestazione del singolo apripista "Pet Sematary" non riuscì nemmeno a entrare nella top 100 degli album più venduti negli USA. Così, ingaggiato C.J. per occupare il ruolo lasciato vacante dal transfuga, i Ramones si imbarcarono in un lunghissimo tour che in soli sei mesi li portò a toccare quattro continenti, fino al fatidico incontro con i Litfiba allo stadio Alberto Picco.

"Fu pazzesco", ha raccontato a Rockol Pelù a proposito del primo contatto dei Litfiba con i giganti del punk d'oltreoceano: "Una volta arrivati trovammo Joey che vagava sugli spalti dello Stadio Comunale. Mi trovai davanti questo cipresso d'uomo, come chiamano dalle mie parti gli spilungoni. Potete immaginare quanto fossi in soggezione: i Ramones, insieme ai Sex Pistols e ai Clash, erano i pilastri sui quali avevo costruito il mio modo di scrivere e fare musica. Non riuscii ad andare oltre a un 'ciao'. Poi più tardi fecero il loro soundcheck: brevissimo, ai limiti del ridicolo".

"Quella sera, allo stadio, c'era un mucchio di gente", ricorda Pelù: "Il concerto lo organizzò Claudio Trotta con Barley Arts. Credo che solo dal centro nord Italia fossero arrivate 10mila persone, o forse anche di più. Il loro pubblico era da manuale del punk, con i giubbini di pelle, le creste colorate e tutto il resto. Noi ci eravamo evoluti: partendo dal punk eravamo passati per la new wave, fino ad arrivare a quello che io avevo chiamato 'latin metal', con 'El Diablo'. Ma loro, accidenti, erano quelli che insieme a Dictators e Stooges avevano inventato il punk. Nonostante le differenze, il loro pubblico e il nostro si fusero alla perfezione, azzerando le differenze e diventando una cosa sola".

"Dopo il concerto di ci ritrovammo in hotel [il Ghironi, attivo ancora oggi]. C'era anche Marky, col quale anni dopo avrei collaborato dal vivo", prosegue il frontman nel racconto della serata: "Ricordo la hall dell'albergo, a tarda notte, con due tavoli, occupati uno dai noi con il nostro seguito e uno da loro, con il relativo staff. Insieme parlammo pochissimo".

"Quando ci telefonarono per dirci che i Ramones avrebbero aperto per noi non ci volevo credere: pensavo volessero prenderci per il culo. Noi, gli allievi, con il ruolo da headliner, e loro, i maestri, come gruppo spalla", conclude Pelù: "E, a ripensarci, mi mordo ancora le mani, per non aver detto a Joey e agli altri tutto quello che pensavo di loro, quanto li ammirassi, e quanto sarebbe stato fantastico poter organizzare una collaborazione. Io sono sempre stato più francofono che anglofono, l'inglese allora lo masticavo malissimo, sapevo giusto quattro parole in croce, niente di più. Avevo questo problema, e nel comunicare con loro mi sono fatto prendere dalla timidezza. E ho fatto male, perché la timidezza mi ha fottuto. Ti fotte sempre, la timidezza".

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