Pete Townshend: "Spaccavo gli strumenti per farmi ascoltare"

Il chitarrista degli Who in una intervista ha parlato di se stesso, di Keith Moon e della sua generazione.
Pete Townshend: "Spaccavo gli strumenti per farmi ascoltare"

Il 74enne chitarrista degli Who Pete Townshend avrà un novembre particolarmente impegnato. Il 5 esce il romanzo “The Age of Anxiety”, mentre il 22 raggiungerà il mercato il nuovo album della band inglese intitolato semplicemente “Who”, tredici anni dopo “Endless Wire” (leggi qui la nostra recensione).

Parlando con la rivista The Big Issue ha dichiarato: "Sul rock and roll sono sempre stato piuttosto snob". E ricordando quando il defunto batterista del gruppo, Keith Moon, lanciò un televisore dalla sua camera d’albergo dice:

“Mentre la televisione volava dalla finestra, guardavo Keith Moon e mi dicevo, ‘Che fottuto scherzetto. Che perdita di tempo'. Poi, due o tre volte, ho fatto la stessa cosa e avrei pensato, ‘Che fottuto scherzetto’”.

Ha poi spiegato come fece per farsi ascoltare dal pubblico:

“Entrare in autodistruzione veniva dalla scuola d'arte. La gente dice ancora che non avrei mai dovuto distruggere gli strumenti. Vaffanculo. È così che vi ho fatto ascoltare”.

Pete Townshend ha anche detto che la sua generazione, quella degli anni '60, "ha abusato del potere":

“La mia generazione si è sentita deprivata. Questa è una parola complessa per sentirsi come se non avessimo nulla per cui vivere. Vivevamo in libertà. E quando arrivarono le droghe psichedeliche e, soprattutto, la pillola, andammo via. Quindi abbiamo preso il potere. Ma penso che abbiamo abusato del potere in larga misura. L'era hippy avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di molto meglio di quanto è stata”.

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