FIMI, le indie chiedono più autonomia: 'Altrimenti, a malincuore, ce ne andiamo'

C’è aria di tempesta in seno alla FIMI, dove più di sessanta etichette indipendenti associate sono pronte a fare i bagagli se, da nuovo statuto, non otterranno la facoltà di costituirsi in assemblea autonoma nominando un proprio presidente. “Oggi la piccola e media industria non può più accettare di essere definita come semplice gruppo di lavoro, così come dettavano le norme dello statuto del ‘98” ha spiegato a Rockol Mario Limongelli, che in FIMI ricopre il ruolo di vicepresidente in rappresentanza della categoria. “Col tempo abbiamo ottenuto che non ci fossero più indipendenti di serie A e di serie B, in seno all’associazione, ma ora questo non basta più. Un punto deve essere chiaro: l’assemblea generale della FIMI resterebbe comunque sovrana, la nostra assemblea e il nostro presidente si muoverebbero nel rispetto delle linee generali dettate dall’associazione. Abbiamo dato ampie garanzie in questo senso, ma le major si sono irrigidite: a quanto pare, temono che ne nasca un’associazione all’interno dell’associazione”. “Avere un nostro presidente”, aggiunge Limongelli, “ci consentirebbe di muoverci autonomamente, quando necessario, magari di concerto con la direzione generale. Oggi ci sentiamo soffocati dalle multinazionali. Vogliamo più esposizione, anche nei confronti dei media che continuano erroneamente ad identificare la FIMI come l’associazione delle major. Un altro obiettivo che ci sta a cuore è la realizzazione di una classifica dedicata alla musica indipendente”. Altrimenti? “Purtroppo se le major non si mostreranno disponibili saremo costretti, a malincuore, a presentare le nostre dimissioni”. Il calendario FIMI prevede un’assemblea generale il 29 aprile prossimo: appuntamento decisivo per risolvere, in un senso o nell’altro, la querelle tra le due anime dell’associazione.
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