Richard Ashcroft e la 'naturale arroganza dell'umanità'

Quando lo incontrammo nel 2002 durante la promozione del suo secondo album solista, 'Human Conditions', l'ex leader dei Verve ci sorprese con considerazioni ancora oggi molto attuali

Diciassette anni fa la carriera dei Verve era ferma, ma lo sarebbe stata solo ancora per qualche stagione, prima che la breve reunion del 2007 tornasse a riaccedere nei fan la speranza (rivelatasi poi vana) di vedere tornare in azione il gruppo di "Urban Hymns". Richard Ashcroft, nel frattempo, non era rimasto con le mani in mano, e dopo il debutto in proprio del 2000 "Alone with Everybody" il cantante e autore di Wigan, nel 2002, consegnò agli annali la sua seconda prova da solista, "Human Conditions". Rockol lo incontrò per parlare del disco, e durante il colloquio l'artista ci sorprese con considerazioni ancora attualissime, anche se risentite a quasi vent'anni di distanza.

"Gli uomini sono diventati una realtà complessa, molto più di quanto non avessimo mai immaginato", spiegò lui: "Le 'condizioni umane' non sono solo le mie, ma quelle dell'umanità intera. Queste canzoni sono preghiere. Ogni cosa che tenta di essere spirituale dovrebbe indurre all'ascoltatore una sorta di esperienza quasi extra-corporea, che porti lontano o elevi il livello di coscienza".

"Mentre scrivevo 'Nature Is the Law' pensavo a questa espressione in un senso molto poco globale e molto personale", proseguì Ashcroft: "Non possiamo influenzare l'umanità con la nostra arroganza personale. Storicamente, gli uomini sono una razza arrogante. Io declino questa idea a livello personale, cercando il mio Dio, cercando di capire cosa posso cambiare della mia vita e cosa invece devo accettare".

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