La canzone dei Beatles dove si sente uno di loro imprecare. Ascolta

In uno dei più celebri brani dei Fab Four è possibile sentire un'espressione volgare rimasta incisa su nastro a causa di un'errore durante le session. La band decise di tenerla, perché quasi impercettibile. Ma alzando il volume...
La canzone dei Beatles dove si sente uno di loro imprecare. Ascolta

E' il primo agosto del 1968 e l'atmosfera, ai Trident Studios di Soho, a Londra, è elettrica. I Fab Four stanno registrando - già dal giorno prima - "Hey Jude", canzone pensata per il mitico "The Beatles" del novembre del '68 ma che non troverà spazio nell'"album bianco", venendo subito pubblicata come singolo e poi all'interno dell'eponima raccolta del 1970.

Una volta incise le tracce base, è il momento di mettere mano alle sovraincisioni. Tocca all'orchestra, e i trentasei elementi dell'ensemble - dieci violini, tre viole, tre violoncelli, due contrabbassi, due flauti, un fagotto, un controfagotto, due clarinetti, un clarinetto contrabbasso, quattro trombe, quattro tromboni, due corni e un percussionista - non sembravano esattamente entusiasti di registrare la loro parte. Le take dell'enseble erano talmente prive di trasporto da fare sbottare Paul McCartney, che all'ennesima prova non all'altezza affrontò i collaboratori occasionali a muso duro: "Cazzo, ragazzi: volete essere pagati o no?".

Non andò meglio quando ai trentasei elementi dell'orchestra venne proposto di battere le mani e cantare in coro il ritornello nella lunga coda finale. Per convicere i maestri a prestarsi a quello che a loro pareva una cosa (musicalmente) estremamente volgare e inopportuna la produzione dei Fab Four fu costretta a raddoppiare la diaria - tranne che a un irriducibile, che rifiutò anche la paga extra dichiarando sdegnosamente: "Non batterò il tempo cantando su una maledetta canzone di Paul McCartney".

Insomma, la situazione non era delle più distese.

Ora, mettete le cuffie, alzate il volume e - nel frame qui sopra - andate a 2 minuti e 58 secondi: sotto traccia è possibile sentire qualcuno esclamare "fucking hell!", intercalare volgare traducibile più o meno con "cazzo!".

Sulla paternità della poco elegante esclamazione ci sono dei dubbi: secondo Kenneth Womack, autore di "The Beatles Encyclopedia: Everything Fab Four", a farsi scappare la volgarità sarebbe stato John Lennon, indispettito dal volume della base in cuffia troppo alto. Secondo un'altra versione, il "fucking hell" sarebbe invece scappato a Paul McCartney, innervosito un suo errore di esecuzione durante la ripresa di una parte di piano.

L'imprecazione finì in una delle tante tracce che vennero inviate agli studi di Abbey Road per il mixaggio: il tecnico del suono della EMI Ken Scott, in un primo momento, non se ne accorse nemmeno, nonostante il gruppo l'avesse avvertito.

E in ogni caso, anche a volerlo cancellare, essendo stato inserito in un bounce - sorta di "fusione" tramite premix tra diverse tracce in una singola traccia usata quando i registratori multitraccia avevano disponibilità limitata di piste - il "fucking hell" era di fatto impossibile da eliminare. La parolaccia - che i Beatles trovarono tutto sommato divertente, non considerandola affatto una "macchia" nella versione definitiva del brano - venne sommersa dai numerosi overdub e restò virtualmente nascosta per parecchi anni, appannaggio dei pochi possessori di impianti ad alta definizione e dei pochissimo collaboratori dei Beatles in forze tra i Trident Studios e Abbey Road. I moderni sistemi di ascolto, tuttavia, permettono di apprezzare lo sfogo in modo piuttosto chiaro, in attesa che in un ipotetico domani Giles Martin, figlio dello storico produttore dei Beatles George che ripubblicazione dopo ripubblicazione sta rimettendo mano ai mixaggi originali delle opere dei Fab Four, possa assegnare definitivamente l'imprecazione al legittimo proprietario.

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