Gazzelle e la fine dell'indie: 'Non era facile riuscire a farsi strada nel pop'

Il cantautore romano pubblica una nuova edizione del suo ultimo album, in attesa del primo tour nei palasport: "Ci sarà sempre la necessità da parte degli artisti di andare a rivoluzionare gli schemi. Noi lo abbiamo fatto negli ultimi anni".

Gazzelle e la fine dell'indie: 'Non era facile riuscire a farsi strada nel pop'

Da "Punk" a "Post Punk". Dal tenero abbraccio con una ragazza scelto come immagine di copertina del disco uscito lo scorso anno, a un paio di chiappe nude, quelle che campeggiano sulla cover della riedizione nei negozi da oggi, venerdì 25 ottobre: "Volevo creare una sorta di contrasto, dare un sapore diverso a questa nuova edizione dell'album", spiega Gazzelle, "comunque è un'immagine dolce, non volgare, molto più artistica". Il repackaging di "Punk" va a chiudere un anno importante per Flavio Pardini - questo il vero nome del 29enne cantautore, tra i fenomeni della scena indiepop capitolina - all'insegna dei successi sulle piattaforme digitali e di tanti concerti: "Un passo alla volta, cerco di fare qualcosa di sempre più grande".

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Oltre alle canzoni già incluse in "Punk", "Post Punk" contiene quattro inediti che Gazzelle ha scelto di isolare alla fine del disco: "A livello di suoni ho cercato di mantenere una certa coerenza con quelle che erano le atmosfere di 'Punk'. Ci sono elementi riconoscibili, d'altronde i testi li scrivo sempre io e la produzione è di Federico Nardelli, con cui collaboro da tempo. Ho cercato di restare fedele a quel mondo, proiettandomi al tempo stesso verso il mio futuro. Cercherò sempre di fare qualcosa di diverso senza ripetermi: il bello di fare la musica penso sia questo. Comunque tranquilli, non farò mai un pezzo reggaeton". C'è il singolo "Polynesia", pubblicato la scorsa estate, la ballata "Settembre", e poi "Vita paranoia" e "Una canzone che non so": "Le ho scritte per necessità e ho deciso di includerle in questo disco perché chiudono un cerchio".

Gazzelle è forse l'ultimo cantautore ad aver fatto in tempo a salire sul treno prima che l'indiepop made in Roma diventasse il nuovo pop nazionale. Dai dischi fatti in casa completamente autoprodotti e i concertini nei localini di San Lorenzo e del Pigneto ai contratti con le major e alle tournée nei palasport. Una scena cresciuta troppo in fretta, e troppo in fretta diventata parte del pop "mainstream" (così Calcutta aveva provocatoriamente intitolato il suo album del 2015): "Non so né quando è iniziata né quando finirà questa cosa dell'indie. Sicuramente si evolverà, cambierà forma. Più che la fine, è l'inizio di una cosa nuova. Ci siamo fatti strada in un mondo in cui era difficile riuscire a farsi strada. Abbiamo trovato il nostro spazio, la nostra dimensione. Il meglio deve ancora venire. Ci sarà sempre la necessità da parte degli artisti di andare a rivoluzionare gli schemi. Noi lo abbiamo fatto negli ultimi anni. Magari tra qualche anno arriverà qualcun altro", spiega Gazzelle, legato discograficamente all'indipendente Maciste Dischi/Artist First e un contratto come autore con Sony/ATV che negli ultimi tempi lo ha visto firmare canzoni per cantanti come Francesco Renga e Marco Mengoni (che ha recentemente inciso la sua "Calci e pugni"). "Scrivere mi piace e quello dell'autoraggio è un discorso che mi piacerebbe portare avanti, se avrò ancora la possibilità di collaborare con artisti che mi piacciono".

Il tour legato all'album riprenderà a gennaio: sarà la prima tournée di Gazzelle tutta nei palasport, dopo le due date della scorsa primavera al Palazzo dello Sport di Roma e al Forum di Assago a Milano che avevano anticipato la serie di concerti nei club. Partenza il 15 gennaio 2020 dal Nelson Mandela Forum di Firenze, poi il 18 gennaio il ritorno al Forum di Assago, e ancora Catania (24 gennaio, PalaCatania), Roma (28 gennaio, Palazzo dello Sport), Bari (5 febbraio, PalaFlorio) e Napoli (8 febbraio, Palapartenope).

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