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06/02/1999
Un saggio sulla violenza da Marilyn Manson
Il sito internet di "Rolling Stone" ospita un lungo articolo firmato da Marilyn Manson, che analizza il rapporto tra l'uomo e la violenza. Partendo da Caino e Abele, il cantante opera una critica della società occidentale che contiene qualche riflessione condivisibile - anche se Manson è convinto che la NATO stia bombardando il Kosovo. Naturalmente, sulla vera portata artistica di Manson il dibattito è aperto, ed è più che evidente che lo scopo dell'articolo è rispedire al mittente-media l'accusa di essere in qualche modo responsabile indiretto del massacro di Littleton. Il pallidissimo autore di "The dope show" dice, tra l'altro: «Tutti siamo colpevoli, seduti a guardare con evidente piacere le immagini di morte in televisione e le interviste ai parenti delle vittime mentre i ragazzini comprano armi. C'era bisogno di un capro espiatorio e hanno scelto me, ma quelli ascoltavano i Rammstein, non il sottoscritto: la mia musica gli faceva schifo. Ma anche se fossero stati miei fans, la musica non c'entra. Cosa dà ai serial killer l'ispirazione, o suggerisce a Clinton di bombardare la gente in Kosovo? Dobbiamo accusare Monica Lewinsky? L'omicidio è omicidio, che succeda in Vietnam o a Jonesboro, Arkansas. Cercare i motivi che stanno alla base può significare che per alcuni omicidi possiamo sostanzialmente trovare ragioni meno sbagliate di altre. (...) Ho assunto il ruolo dell'Anticristo, sono la voce dell'individuo negli anni '90. Questo, per molti, significa essere immorale. Hanno fatto lo stesso "processo" a Elvis, Jim Morrison e Ozzy Osbourne».