Oltre gli Elii, il Trio Bobo racconta ‘Sensurround’: 'È nato il jazz trap'

Gli ex Elii Faso e Christian Meyer raccontano alla stampa l'ultimo capitolo discografico del Trio Bobo, che li vede fare squadra con Alessio Menconi, “Sensurround”, in uscita il 18 ottobre.
Oltre gli Elii, il Trio Bobo racconta ‘Sensurround’: 'È nato il jazz trap'

A quasi un anno e mezzo dalla fine degli Elio e le Storie Tese, che nel giugno 2018 hanno messo in scena il loro ultimo concerto, due degli Elii, Faso e Christian Meyer, sono tornati con un nuovo album firmato dal Trio Bobo, formazione che oltre alla sezione ritmica dell’iconica band milanese coinvolge anche il chitarrista genovese Alessio Menconi: “Sensurround”, il terzo capitolo discografico del terzetto nato nel 2002, uscirà domani, 18 ottobre.

“Volevamo chiamare il disco con una roba di vibre basse che però è fallita subito, sostituita dal Dolby Surround”, racconta Faso alla stampa negli uffici meneghini di Universal Music Group a proposito del titolo del disco, che cita il sistema sonoro per il cinema brevettato negli anni ’70 che con le basse frequenze avvolgeva lo spettatore. L’album è un jazz rock africano, per la maggior parte strumentale, le cui canzoni sono nate, spiegano Faso e Meyer, nella loro struttura primaria, dai soundcheck e dai momenti di cazzeggio e improvvisazione, “cose che sono uscite così e poi sono state aggiustate e lavorate”. Con, però, un’attenzione particolare anche nella cura delle composizioni e nell’arrangiamento, una formula che Christian e Faso riassumono così: “100% d’improvvisazione e 100% di arrangiamento”. “Questo tipo di musica di solito si fa in studio in presa diretta. Gli altri due dischi erano così”, spiegano. Proseguendo: “Questa volta invece dopo un primo momento così ci siamo dedicati agli overdub, abbiamo aggiunto alle basi delle belle spezie. Ci abbiamo messo tanto tempo ma volevamo realizzare qualcosa di cui essere fieri”. È il caso, ad esempio, del brano “Ghetto”, che coinvolge anche la cantante e flautista indiana Varijashree Venugopal. “'Ghetto' nasce da un soundcheck mentre provavamo altri pezzi. Faso inizia a canticchiare il pezzo parlando di ghetti che millantano una sofferenza che in realtà non c’è”, racconta Meyer, lasciando poi la parola a Faso: “Invece poi Christian l’ha proposto come argomento più serio. Sulla base e sul nucleo centrale abbiamo aggiunto il resto e abbiamo pensato di far cantare Vari, in italiano. L’abbiamo scoperta perché doppiava un assolo di John Coltrane nota per nota”. Gli ex Elii, scherzando, rivendicano anche un primato: “Grazie a Christian Meyer è nato il jazz trap. L’ha inventato lui in questo brano”.

Varijashree Venugopal non è la sola ospite di “Sensurround”, che vede la partecipazione di Stefano Bollani e dei percussionisti Alex Pacho Rossi e Matteo Scarpettini. “Bollani, che noi chiamiamo Bollation, vuoi fare un pezzo del disco? Però devi suonare un Fender”, racconta il bassista degli Elii ricordando la genesi della collaborazione con il compositore e pianista milanese, che delle tracce che il terzetto gli ha proposto ha scelto “Batterista Bobo” per il suo contributo al Fender Rhodes. Gli aneddoti legati alla tracklist del disco non mancano. “Ciao Ciao Gianni”, ad esempio, è dedicata al gestore del Tangram di Milano: “Era molto burbero, molto lo detestavano. Però era uno forte, sul suo giornale scriveva le presentazioni dei gruppi, non amava minimamente le cover band, voleva prima sentire la cassette”. Tra i fonici ai quali “Sensurround” è stato affidato c’è anche Foffo Bianchi, guida spirituale del Trio Bobo e storico fonico degli Elii, “uno che arriva da quel mondo lì e non si approccia alla musica con i plug-in, ha un controllo del suono naturale”. 

Il Trio Bobo, che a partire dal prossimo 4 novembre, con il live al Teatro dell’Arte di Milano, nell’ambito di JazzMi, porterà la sua musica sui palchi, è ben consapevole di farsi portavoce di un genere musicale poco commerciale, per palati raffinati, ma che potrebbe benissimo trovare nuovi spazi se il mercato non fosse schiacciato dalla musica più “facile”: “Questo tipo di musica ha avuto momenti di grande successo quasi insospettabili.

Gli Weather Report riempivano gli stadi. L’Italia ha salvato i Genesis che nel loro Paese erano in crisi. I cultori si cercano sempre quello che vogliono, conquistare i giovani invece è più difficile. Se a mio figlio di 17 anni non facessi sentire io un certo tipo di musica, semplicemente non la sentirebbe. La musica non è né vecchia né nuova, né facile né difficile. Deve arrivare all’orecchio e se piace piace. Manca una cultura di questa musica qua”. Come uscirne? “L’unica soluzione vera è andare nelle scuole tipo panzer e indottrinare i ragazzi”, propone Meyer: “Il nostro terrore è una decadenza musicale. Un giorno finirà questo pubblico. L’unica maniera per non farla cessare è prenderli da piccoli, dalle scuole elementari, dove già ascoltano trap”.

Difficile che un pensiero non vada anche agli Elii, e il Trio Bobo non si sottrae alle domande sulla band che nel 1989 debuttava nel mercato del disco con “Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu” e che con il singolo “Arrivedorci” salutava i suoi fan: “Come Elio e le Storie Tese non siamo in azione in alcun modo sulla scena italiana”, spiegano Faso e Meyer scherzando sulle possibilità comunque offerte dal mercato internazionale. Precisano poi gli ex Elii: “Però siamo attivi come etichetta e siamo attivi, insieme, su alcuni progetti particolari come è successo, ad esempio, con l’inno della Pallavolo Femminile”.

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