"Hermitage. The Power Of Art": arrivano il film e la colonna sonora

Il film dedicato al museo di San Pietroburgo arriva nei cinema, assieme alle composizioni musicali del pianista russo Dmitry Myachin, pubblicate in forma di album da Nexo Digital: ecco la presentazione

"Hermitage. The Power Of Art": arrivano il film e la colonna sonora

Il 21, 22, 23 ottobre arriva nelle sale italiane il docu-film dedicato  a San Pietroburgo e al suo Museo. Il film è una produzione originale 3D Produzioni e Nexo Digital, è diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi, che firma anche la sceneggiatura con Giovanni Piscaglia, e vede la partecipazione di Tony Servillo.

Nexo Digital pubblica anche la colonna sonora del film "Hermitage. The Power Of Art", firmata dal giovane talento russo, il pianista e compositore Dmitrv Igorevich Myachin, e presentata con l’elettronica d’ambiente del sound designer Maximilien Zaganelli. Sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 ottobre 2019. 
Diplomato in pianoforte al Conservatorio di San Pietroburgo, a pubblicato 2 album come solista e attualmente è concertista residente per la Grande e Piccola Sala della Filarmonica di San Pietroburgo. Nel marzo 2019 ha firmato un contratto con la casa produttrice italiana Nexo Digital. Pubblichiamo in anteprima le sue note di copertina che spiegano il lavoro fatto per sonorizzare il film.

 

Quando qualcuno vuole sapere in che modo compongo musica, rispondo spesso che è la vita a farlo attraverso di me, non io. Vi prego di credermi. Tutto quello che devo fare è prestare attenzione al suono che percepisco dentro di me. L’ispirazione viene prima di tutto. Posso custodire un’idea musicale a lungo, finché non si materializza in tutta la sua forza. Ma altre volte succede l’opposto: mi lascio trascinare dalla creatività e inizio ad improvvisare.  

L’ispirazione può venire dalla natura, come per il brano “Sky breath”, nato dalla contemplazione dei colori e dal loro mutare, come dall’alternarsi di irruenza e calma nello scorrere di un torrente sulle Alpi; dall’incontro e dalla separazione con altre persone, come in “Time of tenderness”, o dalla maestosità dello spazio in “Space wanderer way”, brano in cui lo spazio stesso diventa quasi un viaggiatore, esploratore dei percorsi più profondi del pensiero.   

C’è l’ispirazione portata da nuove città e nuovi paesi, come accade ad esempio nella scrittura di “Gulls over the Colosseum”: ricordo del momento in cui osservavo in perfetta solitudine il volteggiare in cerchio dei gabbiani sul simbolo della più grande architettura dell’antica Roma (ricordo un vento fortissimo) e tuttavia percepivo tutta la solidità e la grandezza del Colosseo, cosa che ho cercato di riflettere nella musica che ho composto per quel brano.   

"Lullaby for Kaliakra", invece, è stata scritta dopo un viaggio in Bulgaria, dove ho potuto sentire tutto il silenzio di quel luogo, mentre ero fermo su una scogliera a picco sul mare, con gli occhi a guardare il cielo stellato. Secondo la leggenda Kaliakra era una ragazza che a costo della sua vita permise ad altre 50 ragazze di evitare la cattura da parte dei Barbari. Il luogo sembra ancora oggi pervaso di questo senso di amore e di tragedia, come se fosse la natura stessa a cantare una ninnananna per quella ragazza che offrì la sua vita in sacrificio…. 

"Your smile" descrive la bellezza di un sorriso all’alba, quando la luce del mattino filtra dalle tende bianche e illumina il viso di una bambina, e in questo sorriso risplende la luce, una sorta di anticipazione, assonnata ma già piena di gioia, dei suoi giorni futuri… 

"Vocalise: Two voices" occupa un posto speciale tra le mie composizioni. In questo brano racconto l’incontro tra un uomo e una donna. I primi passi che portano l’uno verso l’altro, in una sorta di dialogo che alterna momenti di contesa a altri di riavvicinamento. Alla fine, le due voci si uniscono nella stessa melodia, a simboleggiare l’unità dei due opposti in un disegno che li contiene entrambi. L’uso di accordi in maggiore serve ad enfatizzare l’armonia di questa creazione superiore. 

"When the soul sings" è dedicata alla grande cantante russa Elena Obraztsova. Lei amava la musica e abbiamo conversato con lei nel corso di seminari e concerti. Ho scritto questo brano dopo la sua morte. "In the stars of September”, invece, è una piccola miniatura che ho dipinto dopo una visita a Peterhof, in Russia; a quel tempo mi faceva pensare alla ragazza che amavo tutte le volte che ero distante da lei.  

I miei genitori sono musicisti. Sono cresciuto avendo per amico un piano Rönisch. Mio padre lo aveva comprato per me quando ero bambino e io l’ho usato per suonare fino a quando ho avuto 16 anni e da lì in poi ogni volta che sono tornato a casa a trovare i miei genitori, fino ai 19 anni. Poi loro hanno cambiato casa e il piano è finito a casa di amici e da lì in poi ne ho perso le tracce. Ma a volte ancora oggi lo sogno, sogno di suonarci sopra qualcosa di Scriabin. Era un piano con un’anima. Vivace, nobile, con un carattere dolce e dalle note di seta. Grazie, amico piano, per gli anni che sei stato con me. “The soul of the piano” è dedicata a te, vecchio amico mio, ovunque tu sia. 

Una volta sono stato tra gli spettatori di una serata mondana in cui una donna si esibiva cantando di fronte ai convenuti. Dopo aver eseguito alcune romanze era tornata a sedere al suo tavolo. La gente l’aveva applaudita, ma i suoi occhi, pur pieni di gratitudine, lasciavano affiorare un fondo di tristezza. Le sue movenze erano morbide e gentili. Quel contrasto di stati d’animo mi colpì molto, perché avevo come l’impressione che lei fosse consapevole dell’importanza di ogni momento della propria vita, indipendentemente dal successo… "What are her eyes sad about” racconta il ricordo di quella sera. 
"Jupiter's step” simboleggia l’inesorabile trascorrere del tempo, è un dialogo tra l’Uomo e l’Eternità Lo stesso Jupiter (Giove) è l’incarnazione di Chronos, L’Universo, l’intelligenza suprema. Non si tratta della mano di un Dio che punisce, ma di uno sguardo verso il viso dell’Uomo che arriva dall’infinito. Imparziale, ma energico e forte al tempo stesso.  

Per finire, qualche riga su "Meeting with the first”. Una volta, mentre mi trovavo in vacanza in Portogallo, mi è capitato di guardare in tv un programma di National Geographic. Gli scienziati dibattevano della nascita della prima luce nella parte visibile del nostro universo. È una luce che non siamo in grado di percepire, ma sembra abbia un colore simile al rosso. Gli scienziati la chiamano la “luce padre”. Ho immaginato come una persona possa mettersi in viaggio per incontrare faccia a faccia qualcosa che nessuno strumento può individuare. Qualcosa che non ha niente dietro di sé. Solo spazio, potenza, pace. Pace viva. 

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