Gigi D’Alessio, nel nuovo disco con Luchè e Guè: “uso anche l’auto-tune, ma non faccio il finto giovane”

Il cantautore napoletano presenta “Noi due”, il nuovo album in uscita venerdì: “è un atto d’amore verso la musica, la TV mi ha cambiato”

Gigi D’Alessio, nel nuovo disco con Luchè e Guè: “uso anche l’auto-tune, ma non faccio il finto giovane”

“Quando ho conosciuto Luchè era imbarazzato a chiedermi una foto. Mi ha confessato che conosce tutte le mie canzoni. Ma proprio tutte. Insomma, sono arrivato anche fra i ragazzi di oggi, fra i rapper. E allora mi sono chiesto: perché non portarli nel mio mondo?”. Gigi D’Alessio torna con un album dalle tante anime, in cui si misura con diversi linguaggi sonori, spaziando tra i generi e arrivando perfino a usare l’auto-tune. Il cantautore napoletano si trasforma in un trapper? “No, non sarei credibile – sorride l’artista – in “Puorteme cu tte” l’ho usato come effetto sulla voce, non per l’intonazione. Nulla di quanto ho prodotto sfocia nel ridicolo o nell’anacronistico. Non gioco a fare il giovane. Il mio obiettivo è dimostrare che la musica, al di là dei generi, è una sola e che la forza della scrittura vince sempre”. Si chiama “Noi due” il nuovo progetto di D’Alessio, in uscita venerdì 18 ottobre, ed è composto da dodici brani. I feat offrono subito la percezione di quanto sia variegato il disco: Giusy Ferreri, Fiorella Mannoia, Emis Killa, Luchè e Guè Pequeno. L’ultima traccia è una nuova versione di “Non dirgli mai”, successo che compie vent’anni e che viene riproposto, per festeggiare il raggiungimento del traguardo, con un arrangiamento della London Symphony Orchestra.

“Se li prendi uno a uno sono tutti singoli che hanno una vita loro – continua Gigi – prima di ogni produzione ho lavorato sui testi. Oggi chi fa musica scarica dal web la batteria di quello, la chitarra di quell’altro, fa un mischione e poi ci butta sopra le parole. Io, invece, ho dato più peso al linguaggio. Ovviamente al centro c’è il napoletano, che è la mia lingua. Scherzo sempre su questo: la prima lingua straniera che ho studiato? L’italiano. Dal punto di vista sonoro, invece, ho cercato di affrontare diversi generi, da quello più classico all’elettronica, passando per i ritmi latini. È un omaggio alla musica, tutta”. Alcuni dei feat sono una fotografia nitida della genesi del lavoro. “Con Guè, quando ci siamo conosciuti a The Voice of Italy, c’eravamo ripromessi di creare un cortocircuito musicale – ricorda D’Alessio – “Quanto amore si dà” è il risultato, mi piace molto perché ha un suono reggae. In “L’Ammore”, invece, ho portato nel mio mondo Fiorella Mannoia che, cantando in napoletano, racconta la potenza dell’amore. Questa è un’ennesima dimostrazione di come siano stati gli artisti che ho scelto a entrare nella mia dimensione e non il contrario. Questo aspetto è importante perché offre credibilità a tutto il progetto”. Un’altra canzone che non ti aspetti? “La Milano da bere”, un pezzo a cavallo tra trap e ritmi latini, con il featuring di Emis Killa, che racconta speranze e movida all’ombra della Madonnina. Ma da dove nasce questa voglia di mischiare generazioni e generi? “The Voice mi ha cambiato, mi ha fatto incontrare tanti ragazzi dandomi nuovi stimoli – dice Gigi – alcuni mi dicevano di non andarci, che tanto i dischi li ho sempre venduti a priori e a prescindere. Avevano torto, è stata un’esperienza che mi ha allargato gli orizzonti”.

D’Alessio, oltre che di un nuovo programma in Rai a novembre, sarà portagonista di tre appuntamenti live con i concerti “Figli di un re minore” insieme a Nino D’angelo: Napoli 26 dicembre, Milano 20 gennaio e Roma 24 gennaio, in cui proporrà anche brani di questo nuovo lavoro. E non potrà non esserci “Non dirgli mai”. “Nel disco, dopo vent’anni, le ho messo un abito da sera grazie alla London Symphony Orchestra – conclude – l’ho resa quello che è: un classico”.

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